L’umanità ha sempre pensato di essere l’unica specie ad avere la possibilità di esprimersi con un linguaggio simbolico, ahinoi ha sbagliato di grosso. Esistono specie animali e vegetali capaci di comunicare con altrettanta complessità, senza per questo sentirsi le padrone della Terra. Soprattutto, ricorda la filosofa femminista Donna Haraway “la comunicazione è il luogo in cui i confini tra macchine, animali ed esseri umani si sono drasticamente sgretolati nei discorsi scientifici e popolari del dopoguerra”.
E allora, alla vigilia di un’altra estate torrida, abbiamo pensato di proporre testi di ecofemministe, pensatrici che intrecciano riflessioni sulle arti e l’ambiente, o che riprendono in mano la storia di scienziate dimenticate e di geniali e anticipatrici ambientaliste. Ma anche mappe per città transfemministe, in cui l’umanità impatti meno sull’ecosistema circostante, e fascinazioni fantascientifiche sulla crisi ecologica.
Per ragionare insieme su quanto si sta di nuovo nascondendo – dal negazionismo climatico alle politiche securitarie contro i migranti ambientali, per fare solo due esempi – con governi di destra che pensano al riarmo e al nucleare e rallentano la transizione ecologica, anche quella più soft all’insegna del green washing, perché non hanno nessuna intenzione di cambiare un sistema che alimenta diseguaglianze, conflitti e squilibri ambientali.
Abbiamo degli anticorpi, dobbiamo rafforzarli costruendo un lessico nuovo e alfabeti climatici che possano parlare una lingua diversa ma accessibile, capace di convincerci a cambiare le nostre abitudini e i nostri desideri, per essere pronte a pagare il conto che il Pianeta ci presenta.
FactoryA raccoglie pensieri femministi. Questo spazio è delle idee, delle storie, delle lotte, delle denunce, de i successi, delle piccole vittorie.
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