Non chiamatelo raptus
Uomini che uccidono donne, uomini incapaci di elaborare i propri fallimenti, uomini che agiscono violenze piccole e grandi in virtù di una presunta superiorità che li assolve.
Stefania Spanò, in arte Anarkikka, è autrice, illustratrice, femminista. Ha pubblicato di recente “Non chiamatelo raptus” [People edizioni, 2024].
Le abbiamo chiesto di raccontare a FactoryA, cosa significa per lei illustrare la violenza di genere.
«Parlare di violenza sistemica non vuol dire presumere che in ogni maschio si nasconda un femminicida, ma significa, piuttosto, riconoscere l’esistenza di un sostrato sociale e culturale che, in alcuni casi estremi, arriva fino al femminicidio. Osservare solo i femminicidi e dimenticare il resto vuol dire fare finta che quel puzzle non esista. E invece c’è: è qui, davanti ai nostri occhi. Basta unire i pezzi, che è esattamente ciò che fa Stefania Anarkikka Spanò: mette in fila tanti, troppi episodi che dobbiamo ricordare, uno per uno, mostrandoci quel disegno perverso che ancora troppe persone negano.»
Dalla prefazione di Vera Gheno