Angela
Il senso del corpo per la vita
Noi, la generazione che si sente invincibile e perde più di quanto non riesca a conquistare
Cosa significa essere oggi una ragazza nata nel 66, prende forma ogni giorno sotto i passi di sorellanze mai abbastanza amiche, di progetti interrotti, di corpi sempre troppo traditi per eccesso di mondo malato. Chi siamo non ci interessa, e forse non ci è mai davvero importato, tanto sono concentrati i nostri sguardi sull’orizzonte. Ma ogni orizzonte è personalissimo, scappa, si sposta, o resta immutabile oltre le utopie, oltre i sogni, si inghiotte pezzi di percorso. Quell’orizzonte che continuiamo, caparbiamente, a chiamare con i nomi nostri, rimane sempre là.
Angela è uno di quei percorsi. Tanto spesso incrociata, tante volte complice, tante altre amica piuttosto che collega, lei era più giornalista di quanto io abbia mai voluto essere. Ma attivista sempre. Dalla Sardegna alla Tolfa, a Genova dove insieme raccogliemmo cronache, fotografie, denunce, immagini dalla piazza devastata dal potere militare (di Berlusconi allora): il tristemente “famoso” G8. Ne uscì un documento completo di quelle giornate, “Il Libro bianco dei fatti di Genova”, ne uscì l’unica alleanza dei giornali della sinistra (L’Unità, Il manifesto, Liberazione, Carta). Ne uscì una voce sola, che pure non impedì l’11 Settembre, l’invasione dell’Iraq, e giù per quella china su cui oggi rotolano corpi senza voce e senza rappresentazione.
Ma è quest’ultimo insieme, il passaggio veramente nostro. Si, perché FactoryA era quasi un approdo dopo decenni di vice di, aiuto di, insieme a. Una piccola iniziativa a cui Angela, insieme a un gruppetto di noi ha voluto dare gambe forti e allenate, voce asciutta e parole con un senso più nostro.
«Dobbiamo fare qualcosa» diceva riferendosi al 25 Novembre, «così la narrazione non va». Non va infatti ancora oggi che ci battiamo per quel Consenso capovolto in Dissenso perché la responsabilità resti sempre e solo nostra, delle Altrə. Esporre la vittima fa meno rumore che rivelare il colpevole, le cronache lo sanno bene. Per questo la politica delle donne e delle altre soggettività non può essere trasversale, non è neutra. Perché il patriarcato è la forma dello sfruttamento, della repressione, del dominio e del controllo. Ha un potere che non vuole cedere democraticamente. Non vogliono essere loro i responsabili. E ha un linguaggio violento e suo. Ma noi possiamo cambiare le nostre vite, sovvertire quel linguaggio, che adesso impazza senza più argini, diceva.
«Quante volte dovremo ancora dirlo?» mi e le chiedevo io? «Fino a che non lo capiamo tutte» E c’era in questa logica asciutta di Angela anche qualche traccia della Rossanda maestra: «Quando si perde? Si ricomincia»
Molto è il giornalismo di Angela, sempre battagliera e vivacemente radicale. Fino al passaggio all’Unità, un passaggio veloce e centrifugo, di cui altri sono stati più testimoni di me. Io ho assistito alla frattura però, attratta come una calamita dallo stesso dolore dentro che avevo appena subito anche io.
È con l’Angela di Queer (l’inserto di Liberazione) quindi che abbiamo realizzato Refusə (11/10/24; 19/11/2025), il primo passo di questa avventura contro stereotipi e violenza di genere che è FactoryA, un manipolo collettivo che tenta di usare uno sguardo traverso, queer appunto, per leggere il quotidiano. «Facciamo un quotidiano transfemminista. Comunque va fatto» insisteva. Non avevo voluto capire che quel Comunque significasse senza di te Angela. E così no, non ne sarei davvero capace.
Una vita è una storia. Una vita è ogni storia. Questa è la nostra. Tanta, vorticosa, appassionata, vivace, amara, breve. Piena.
Abbracciamo la tua famiglia, il tuo amore e le tue amicizie. FactoryA è luogo anche tuo e rimane aperta a altrə che vorranno condividere le loro storie.
La tua energia Angela è talmente vitale che continueremo a cercarti nelle pagine e nelle piazze.
Perché questo era il Sesto Senso di Angela: il senso del corpo per la vita.
Anche se siamo tanto più sole. Ciao Amica
Saluteremo Angela Azzaro lunedì 9 febbraio presso la Sala Santa Rita in Via Montanara (accanto al Teatro di Marcello) a Roma, dalle 14 alle 16,30. I ricordi inizieranno alle 14,30.