Una lobby antiscelta
con i fondi pubblici europei

Usufruire di fondi pubblici europei per portare avanti le proprie attività in contrasto con gli ideali della stessa UE per dare diritti agli embrioni anziché alle donne e salvaguardare la famiglia tradizionale

Anti-scelta finanziati con i fondi pubblici europei
antiscelta

05 Maggio 2025

Nel 2020 l’attivista femminista marocchina Yasmina Benslimane stava cercando online nuove opportunità per ampliare la sua rete di contatti, quando si imbatté in un allettante programma di formazione per l’advocacy, offerto a giovani dai 18 ai 30 anni da un’organizzazione che si dichiara impegnata nella difesa dei diritti umani, la World Youth Alliance. Inviò subito la sua domanda, che venne accettata.

All’arrivo del materiale relativo al programma, si rese conto che la retorica positiva sul rispetto della dignità umana con cui la WYA presentava le sue attività era solo una facciata per nascondere i reali intenti dell’organizzazione: combattere contro l’aborto, la contraccezione, l’autodeterminazione delle donne, l’affermazione di genere. “Questa esperienza mi ha lasciato scossa”, scrive Benslimane. “Le loro tattiche sono sottili ma pericolose, studiate per reclutare giovani che potrebbero non riconoscere subito l’agenda sottostante”.

Fondata nel 1999 negli Stati Uniti dall’attivista canadese Anna Halpine, la World Youth Alliance ha sedi in nord e sud America, Asia, Africa ed Europa ed è presente in più di 160 Paesi, recluta giovani con i suoi programmi di formazione e svolge attività di lobbying presso istituzioni internazionali come le Nazioni Unite, l’Unione Africana, l’Organizzazione degli Stati Americani e il Parlamento Europeo. Sul suo sito web campeggia la scritta “co-finanziata dall’Unione Europea”.

Come è possibile che un’organizzazione anti-scelta usufruisca di fondi pubblici europei per portare avanti le proprie attività in contrasto con gli ideali della stessa UE?

La dignità come menu à la carte

La dignità umana, il fulcro dell’impegno della World Youth Alliance, è la “dignità intrinseca della persona dal concepimento alla morte naturale”. Cosa discende da questo concetto è evidente leggendo i documenti pubblicati dalla WYA sul suo sito, articoli, conferenze e interviste della sua fondatrice e dei suoi esponenti.

Giacché la vita umana ha inizio dal concepimento, l’aborto è un crimine, paragonabile a quelli commessi dai nazisti e al genocidio nel Ruanda, scrive Halpine. Del resto, non è affatto vero che l’accesso all’aborto sicuro riduce la mortalità materna.

Non esiste un diritto internazionalmente riconosciuto di accedere a mezzi contraccettivi moderni come la pillola o il preservativo. Promuoverli è un atto di colonialismo culturale da parte di organismi internazionali come le Nazioni Unite e l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Gabrielle Jastrebski, responsabile del programma FEMM per la salute riproduttiva della donna, implementato dalla WYA, afferma  che la contraccezione è il primo passo sulla strada che porta all’aborto.

Non bisogna promuovere l’uso del profilattico per combattere la diffusione dell’HIV, perché questo non garantisce al 100% la protezione dal contagio e può dare un falso senso di sicurezza. Bisogna al contrario incoraggiare l’astinenza sessuale prematrimoniale e la fedeltà coniugale. Quelle sì che sono strategie efficaci per prevenire le infezioni. Le organizzazioni internazionali che promuovono l’uso del profilattico nei Paesi dove l’AIDS è più diffuso fanno colonialismo culturale.

L’educazione sessuale comprensiva, che informa i giovani sulla contraccezione, rispetta il loro diritto all’autodeterminazione e li incoraggia a esplorare la loro identità di genere, viola il diritto dei genitori di educare i figli secondo i propri valori culturali e religiosi. Riguardo l’identità di genere, poi, questa deve necessariamente coincidere con il sesso biologico, caratteristica naturale e immutabile presente fin dal concepimento. Disconoscere questa verità è una violazione della dignità umana.

Insomma, la dignità umana strenuamente difesa dalla WYA è un po’ come un menu à la carte: garantisce diritti agli embrioni ma non alle donne che vogliono potere sul proprio corpo, ai genitori ma non ai figli che vogliono esprimere la propria identità, alla famiglia tradizionale ma non ad altre forme di unione o scelte di vita.

L’attività della WYA

Su queste basi ideologiche poggia l’attività dell’organizzazione, che ha redatto un programma scolastico per “promuovere la cultura della vita tra i giovanissimi”, lo Human Dignity Curriculum, già in corso di sperimentazione in diversi Paesi del sud America, Africa e Asia.

La sezione del curriculum dedicata all’educazione sessuale e affettiva ricalca gli insegnamenti del programma Teen STAR, portato nel nostro Paese dall’associazione Teen STAR Italia, che tiene corsi di educazione sessuale in diverse scuole private e pubbliche italiane. La direttrice internazionale di Teen STAR, la ginecologa Vigil Pilar, partecipa attivamente alle iniziative della World Youth Alliance.

L’organizzazione ha sviluppato una app per il monitoraggio dei giorni fertili del ciclo. Si chiama FEMM Health ed è corredata da testi che sostengono la pericolosità della contraccezione ormonale per la salute fisica e mentale della donna.

Come lobby internazionale, la WYA promuove la Geneva Consensus Declaration [https://www.theiwh.org/the-gcd/], un patto sottoscritto da alcune decine di Paesi che si sono impegnati a rifiutare l’aborto come strumento per la salute riproduttiva della donna e a proteggere la famiglia tradizionale.

I soldi del Parlamento Europeo

Torniamo quindi alla domanda iniziale: come può un’organizzazione che persegue questi obiettivi ricevere fondi dall’Unione Europea, che sostiene il diritto alla salute sessuale e riproduttiva, la parità di genere e l’educazione sessuale comprensiva nelle scuole?

Eppure è ufficiale: nel 2023 la World Youth Alliance ha ricevuto un finanziamento di 400 mila euro da Erasmus+, il programma europeo per l’istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport, per realizzare il progetto Women’s Health Goes Digital, una piattaforma digitale attraverso la quale diffondere 15 moduli dedicati all’educazione delle giovani donne dai 13 ai 30 anni su salute mentale e riproduttiva, accesso ai servizi sanitari, diritti riproduttivi e uguaglianza di genere. L’associazione Teen STAR Italia è partner del progetto. Che cosa mai potrebbe andare storto?

A dicembre del 2024, un gruppo di parlamentari europei ha presentato un’interrogazione alla Commissione Europea per chiedere conto del finanziamento, alla luce dei contenuti scientificamente fuorvianti diffusi dalla World Youth Alliance. La Commissione ha risposto a febbraio 2025 impegnandosi a fare i dovuti accertamenti.






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