Aula voliera
Un universo femminile si squaderna nei vari capitoli e fa intravedere a volte la solitudine, l’anaffettività e le contraddizioni di chi è responsabile della regia educativa e didattica ma anche il profondo disagio da parte delle donne di conciliare i tempi della casa con quelli della lavoro.
Donna, moglie, madre e docente, Antonia si sente profondamente in crisi. Ha bisogno di riflettere sulla sua vita, sul lavoro e sulle relazioni familiari e amicali che l’hanno profondamente coinvolta e segnata. Senza interruzioni, ha attraversato tutti gli istituti statali, raccogliendo un bagaglio considerevole di esperienze. Conosce bene i bambini dei quartieri più popolari, i lavoratori che frequentano il serale, gli studenti degli istituti tecnici e commerciali. Sente e riflette sulle contraddizioni di una scuola che spesso aggrava e non aiuta i ragazzi nei loro percorsi di vita e di apprendimento, su un contesto dove la formazione è diventata un suggerimento individuale spesso autofinanziato.
Una grave malattia la costringe ad una tregua e lei ne approfitta per riprendere la scrittura di un diario, che inizia nella sua casa di villeggiatura. Scrive pagine di ricordi e di riflessioni che alterna a brevi monologhi lirici. La scrittura ha per lei un valore auto-riparativo e taumaturgico. Scrivere rappresenta la sua terapia per guarire dalla malattia che l’ha costretta al riposo forzato e per riprendere la narrazione di sé. Pensa alla sua adolescenza, al suo passato militante di sindacalista e di femminista, soffre per la deriva di un’istituzione, che vede lentamente naufragare. Si interroga sulle sorti della scuola e sulle storie che ha vissuto e attraversato.
Pubblico e privato si mescolano in questa biografia che possiamo definire auto-fiction. Il burn out dei docenti, la dispersione scolastica dei ragazzi, gli affari della camorra sono alcuni dei temi trattati. Sotterranea serpeggia la vecchia tesi degli anni ’70 della descolarizzazione, su cui la protagonista dibatte con la sua amica e con un volontario del terzo settore. La scuola diventa il luogo simbolico delle relazioni interrotte e fallimentari e dalla denuncia di questo fallimento nasce l’urgenza di un confronto sulla capacità di creare legami significativi tra gli adulti e i ragazzi, tra i bambini e le maestre.
Un universo femminile si squaderna nei vari capitoli e fa intravedere a volte la solitudine, l’anaffettività e le contraddizioni di chi è responsabile della regia educativa e didattica ma anche il profondo disagio da parte delle donne di conciliare i tempi della casa con quelli della lavoro. La femminilizzazione dell’istituzione scolastica è la fotografia di una società patriarcale che ha delegato alle donne l’intero comparto dell’istruzione, considerando il lavoro delle maestre e delle docenti una professione di serie B, sottopagata e poco stimata, utile per mantenersi in equilibrio tra la gestione della famiglia e l’esigenza di guadagno dei nuclei familiari moderni. Un romanzo che mette in frizione luoghi immaginari e simbolici contrapposti: la città e il paese di mare, la scuola e la famiglia, l’amore e la convivenza costretta, l’amicizia e la simbiosi. La cornice cilentana sembra un eden lontano dalla frenesia e dalle ferite cancerose della metropoli, ma anche questo spazio mostrerà le sue ombre e i suoi demoni, la sua imminente corruzione.