Bologna sotto la lente del femminismo dei dati: le sfide del cambiamento climatico

Un atlante di genere e pratiche ecologiche e sostenibili: un progetto a Bologna con un focus sulla mobilità a cura di Period Think tank e Sex and the City Aps.

Bologna sotto la lente del femminismo dei dati: le sfide del cambiamento climatico
bologna si ridisegna

Cosa succede se osserviamo gli spazi urbani in una prospettiva di genere? A questa domanda ha provato a rispondere il Comune di Bologna che, in una sinergia tra l’Ufficio Pari Opportunità, l’associazione Period Think Tank e Sex and the City Aps, ha voluto dare vita all’Atlante di genere di Bologna per una città femminista, uno strumento di analisi e di restituzione di un’indagine femminista che ha interessato la città.

Il percorso di raccolta e analisi dei dati che ha preceduto la pubblicazione dell’Atlante di genere di Bologna per una città femminista rappresenta un primo passo verso la costruzione di politiche urbane basate su una lettura critica e intersezionale della città. Attraverso l’analisi di temi come la sicurezza abitativa ed economica, la salute sessuale e riproduttiva, e l’accessibilità dello spazio pubblico, l’Atlante non offre risposte definitive, ma intende stimolare un processo collettivo e continuo di rilettura delle esperienze urbane. Tra le sfide emerse, un ruolo centrale è assunto dalla crisi climatica, che si innesta su e accentua disuguaglianze sociali e di genere. Le donne e le minoranze di genere, spesso più esposte agli effetti del cambiamento climatico per via di minori risorse economiche, frammentato accesso al lavoro e ridotta sicurezza abitativa, incontrano maggiori ostacoli nel fronteggiare eventi estremi e ricostruire le proprie traiettorie biografiche alla luce dei cambiamenti a essi legati. Allo stesso tempo però, sono proprio le donne a mostrare maggiore consapevolezza ambientale e disponibilità ad adottare stili di vita sostenibili. Tuttavia, l’adozione di pratiche ecologiche e sostenibili è spesso resa difficile da ruoli di genere rigidi e da un carico sproporzionato di cura e lavoro riproduttivo. È in questo scenario che si inserisce il concetto di eco gender gap, che invita a integrare giustizia ambientale e giustizia di genere nelle future politiche urbane.

Sebbene un’analisi specifica sul gender green gap non sia ancora stata integrata in modo sistematico nell’Atlante, data la mancanza di raccolte dati istituzionali finalizzate questo specifico scopo, è possibile cogliere indizi di questa disparità attraverso una lettura trasversale dei risultati emersi dal questionario realizzato all’interno del progetto “Verso un Atlante di Genere” – che ha costituito l’innesco a partire dal quale si è poi arrivate alla pubblicazione del volume vero e proprio. In particolare, i dati raccolti sulla mobilità urbana pubblica e sostenibile sono prossimi agli indicatori sul gender green gap utilizzati in altri contesti (indagini ISTAT 2023 ed Eurobarometro) o su altre scale (regionali, nazionali o internazionali) .

Il sistema di mobilità pubblica urbana si riflette in modo molto rilevante sulla libertà delle donne e delle minoranze di genere di muoversi nello spazio pubblico e di determinare le proprie scelte. Le loro pratiche di mobilità spesso si realizzano con traiettorie non lineari tra due punti (che potremmo individuare con il binomio casa-lavoro valido per gli uomini) compiendo tragitti più articolati e lunghi, costellati da molteplici soste funzionali all’espletamento di un lavoro prevalentemente riproduttivo, cosiddetto trip-chaining. Tutto ciò diventa ancora più rilevante se si pensa che le donne e le minoranze di genere tendono ad usare in modo più frequente il trasporto pubblico urbano o prediligono orientarsi verso la ciclabilità o la pedonalità rispetto all’auto privata per ragioni legate alla disponibilità di risorse economiche, ma anche come scelta consapevole maggiormente rispettosa dell’ambiente e della sostenibilità ambientale, umana e urbana. Nelle scelte e nelle pratiche di trasporto si annidano disuguaglianze e processi di esclusione legati all’accesso sia di opportunità occupazionali sia di occasioni ludico-ricreative, culturali e sportive che risultano così sempre meno accessibili e equamente distribuite tra i generi.

Le indagini sulla mobilità pubblica urbana (e di conseguenza le politiche messe in campo in questo settore) potrebbero essere ampliate integrando un approccio sensibile al genere, slegando spostamenti dal binomio lavoro riproduttivo/produttivo, scardinando stereotipi di genere che costringono le donne al solo compito di districarsi nella conciliazione “lavoro-famiglia”, e capaci di raccogliere dati e informazioni sulle modalità e sulle necessità reali e concrete di chi sceglie modalità eco-compatibili per spostarsi in città.

Il lavoro avviato con il progetto “Verso un Atlante di genere” si attesta quindi come un epicentro da cui far evolvere una più strutturata e sistematica analisi delle sfide urbane, consentendo di raccogliere dati disaggregati per genere non solo sulle abitudini di mobilità, ma anche sulla percezione e sulle pratiche legate a stili di vita climaticamente e umanamente sostenibili in uno scenario in cui donne e minoranze di genere possono rappresentare un enorme contributo nella trasformazione delle nostre città in ambienti meno inquinati, meno congestionati e meno diseguali.






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