Che differenza c'è tra me e un maiale?
Anatomia di un Mostro. Elia Bonci, scrittore e attivista: la rabbia trans come manifesto politico
«Io anelavo all’amore, alla compagnia, ma fui sempre respinto». Le parole di Frankenstein risuonano nelle pagine di Anatomia di un Mostro di Elia Bonci, saggio che è insieme grido di rabbia e manifesto politico. Pubblicato nel 2025 per D Editore nella collana Eschaton, il libro si presenta come un’opera radicale che sfida chi legge a confrontarsi con la costruzione sociale della mostruosità applicata ai corpi transgender.
Il mostro come categoria politica «A soli dieci anni, ho sentito per la prima volta la parola trans e ho riso di me stesso». Con questa confessione si apre il percorso autobiografico e teorico di Bonci, che trasforma la sua esperienza personale in strumento di analisi collettiva. Il volume non è solo un saggio sulla transgenerità, ma un atto di riappropriazione di un termine spesso usato in maniera dispregiativa: se la società costruisce il corpo trans come mostruoso e bestiale, Bonci risponde rivendicando proprio quella mostruosità come potenza sovversiva. L’autore smonta pezzo per pezzo il linguaggio che ci ha abituati a pensare le persone transgender come anomalie. Dalla parola “transessuale” al concetto stesso di “corpo sbagliato”, Bonci dimostra come ogni termine utilizzato per descrivere le identità trans sia stato storicamente uno strumento di controllo, patologizzazione e marginalizzazione.
La decostruzione del linguaggio Uno dei capitoli del libro è dedicato proprio alla questione terminologica. «Occorre avere le parole per dirsi», scrive Bonci, ricordando che senza un linguaggio adeguato, l’esistenza stessa diventa incomunicabile. L’autore analizza con precisione la definizione Treccani di “transessuale”, evidenziando come essa riduca l’identità di genere a “comportamento sessuale”, cancellando completamente il concetto di autodeterminazione. Nasce da questa analisi, la proposta di sostituire “transessuale” con “transgender”, come gesto politico per liberare le persone trans da decenni di patologizzazione medica e restituire loro il diritto di autodefinirsi.
Il corpo come campo di battaglia «Il corpo è mio e lo distruggo io». Bonci descrive il rapporto tormentato con il proprio corpo durante l’adolescenza, quando la transfobia interiorizzata lo spingeva a vedersi come un errore da correggere. Ma poi arriva la svolta: la comprensione che quel corpo “mostruoso” non va corretto, va rivendicato. Il percorso di affermazione di genere dell’autore diventa metafora di una ribellione più ampia contro il controllo statale e medico sui corpi “non conformi”. La medicalizzazione forzata, l’idea per cui se una persona trans non vuole operarsi, allora trans non è, viene sostituita dall’incitazione al diritto all’autodeterminazione sul proprio corpo.
Dalla caccia alle streghe all’antispecismo, la lotta è interconnessa Dalla caccia alle streghe alla lotta antispecista, l’autore introduce vari parallelismi nel corso della narrazione. Proprio come le streghe venivano torturate per estorcere confessioni, le persone trans oggi subiscono una forma di “schiacciamento progressivo” burocratico e psicologico che mira a piegarne la resistenza. Proprio come gli animali non umani, le persone trans vengono trattate come corpi disponibili, consumabili, privi di autodeterminazione. «Che differenza c’è tra me e un maiale?», si chiede provocatoriamente l’autore, evidenziando come transfobia e specismo condividano la stessa logica di dominio sui corpi considerati inferiori. Le intuizioni di Bonci aprono dunque spazi di alleanza tra comunità e rafforzano la dimensione intersezionale della lotta.
La rabbia come strumento politico Nell’ultima parte del libro, Bonci affronta il tema della rabbia trans. Quando le soggettività oppresse esprimono rabbia per le ingiustizie subite, questa viene immediatamente patologizzata, trasformata da legittima reazione politica a sintomo di instabilità mentale. Ma l’autore ribalta la narrazione: la rabbia non è follia, è lucidità politica. È la risposta visceralmente corretta all’oppressione sistemica. «Ringhiamo perché abbiamo scelto di non morire più in silenzio», scrive Bonci in un finale che è insieme poesia e opposizione. La rabbia collettivizzata diventa strumento di cura, frattura nel sistema, forza generatrice di nuove possibilità.
Un libro necessario Anatomia di un Mostro non è un libro facile. È crudo, rabbioso, a tratti doloroso. Ma è anche profondamente necessario. Le tematiche di questo libro sono più che attuali, sono urgenti. Con lo spostamento politico sempre più a destra dei governi mondiali, le persone con identità non conformi si trovano sempre più in pericolo. Il Trans Legislation Tracker è un ente che si occupa di monitorare legislazioni che cercano di impedire alle persone trans di ricevere assistenza sanitaria di base, istruzione, riconoscimento legale e il diritto di esistere pubblicamente negli Stati Uniti d’America. Nel 2026, sono in esame più di 689 proposte di legge che avrebbero un impatto negativo sulle persone transgender e di genere non conforme. Si prevede che questo numero sia destinato a crescere. Secondo quanto pubblicato dal The Trans Murder Monitoring (TMM) project del TGEU (Trans Europe and Central Asia), tra il 1° ottobre 2024 e il 30 settembre 2025 sono stati segnalati 81 omicidi di persone trans e di genere non conforme. Il 68% degli omicidi è avvenuto in America Latina e nei Caraibi; il Brasile guida la lista per il 18° anno consecutivo con il 30% dei casi totali. Ma anche noi, in Italia, peggioriamo. Dall’inizio del governo della Presidente del Consiglio Meloni: la restrizione dell’assistenza sanitaria per i giovani trans, come conseguenza delle narrative governative che definiscono pericolosi gli interventi medici sulla pubertà, portando alla sospensione concreta di tali cure.
Sul fronte dell’“agenda anti-gender” nelle scuole, il governo ha cercato di limitare le discussioni sull’identità di genere e l’orientamento sessuale negli istituti scolastici. Sono stati compiuti tentativi di vietare la cosiddetta “ideologia gender” e di richiedere il consenso dei genitori per qualsiasi forma di educazione riguardante questi temi. Nel mirino sono finite anche le cosiddette “carriere alias”: gruppi pro-famiglia e politici hanno preso di mira l’utilizzo delle carriere alias nelle scuole, che consentono a student3 transgender di utilizzare il proprio nome scelto e la propria identità di genere nei registri scolastici senza necessità di documentazione legale. A tutto ciò si aggiunge un continuo accanimento politico contro le persone transgender e LGBTQ+, che ostacola l’approvazione di leggi e politiche a loro tutela come il DDL Zan nel 2021. In questo contesto Bonci sottolinea, «Siamo le creature mostre che vivono la città nella stessa misura in cui la vivono le creature ordinarie, siamo ovunque». Questa dichiarazione riassume il senso profondo del libro: le persone trans non chiedono più tolleranza, rivendicano spazio. Non aspirano all’inclusione in un sistema oppressivo, vogliono distruggerlo e ricostruirlo. Anatomia di un Mostro è un contributo fondamentale al dibattito contemporaneo sui diritti trans, sulla medicalizzazione dei corpi, sull’autodeterminazione. Ma è anche molto di più: è un atto di resistenza, un manifesto per tutte le soggettività.