Che maschi stiamo crescendo?

Dobbiamo rimettere al centro, più di quanto non stiamo già facendo, la questione dei corsi scolastici di educazione sessuale e di lotta agli stereotipi di genere e alla omolesbobitransfobia.

Che maschi stiamo crescendo?
maschi da crescere e educare

07 Marzo 2025

Lotto, boicotto e sciopero. Sono le tre parole attorno alle quali il movimento transfemminista NUDM ha convocato la manifestazione di sabato 8 marzo. E sono anche le tre parole a partire dalle quali FactoryA mi ha chiesto di tentare una riflessione in vista di questa data.

Ho pensato di partire da me, da ciò che da qualche tempo mi rende ancora più difficile prendere sonno, da quella inquietudine che (assieme a molta gioia) mi abita da quando – due anni e mezzo fa – ho saputo di aspettare due maschi, mentre mi ero sempre immaginata mamma di una femmina.

La notizia mi ha completamente spiazzato. Avevo cominciato a proiettare cose su questa immaginaria figlia prima ancora di desiderare la maternità, convinta che – per esperienza – avrei saputo, colto, capito. Di più, che da femminista avrei saputo, colto, capito anche quello che magari mia figlia ancora non sapeva, coglieva, capiva. Mi ritrovavo invece con due “sconosciuti” su cui – forse – non avrei potuto attaccare con altrettanta facilità etichette, definizioni, aspirazioni.

Questa “distanza”, questo spazio vuoto che sentivo di non poter riempire di contenuti si è presto rivelato ai miei occhi una salvezza. È stata la chiave che mi ha fatto pensare: sarai costretta a osservare e ascoltare; non avrai modo di proiettare e presumere.

Allo stesso tempo però, proprio perché femminista, mi ha attraversato subito un altro pensiero, del quale ero ben conscia da tempo ma che a quel punto mi riguardava in prima persona: crescere un maschio è una responsabilità enorme. Crescerne due non ne parliamo. Ovviamente se si vuole tentare di farli diventare ragazzi e poi uomini rispettosi, non sessisti, che sappiano cos’è il consenso, che mettano in discussione l’idea di mascolinità dominante, che si facciano carico del privilegio che consegue, in un mondo come quello in cui viviamo, dall’essere nati maschi.

Certamente l’esempio che diamo ai nostri figli, gli insegnamenti che cerchiamo di trasmettere loro rivestono un ruolo cruciale nel determinare che persone diventeranno, ma allo stesso tempo le loro azioni, i loro comportamenti, le loro scelte non sono il precipitato logico e diretto di quanto mettiamo in campo come genitori: tanti altri fattori, incontri, esperienze incidono.

Per questo c’è bisogno di costruire una comunità educante sempre più consapevole. Per questo – e arrivo alla mia declinazione del verbo “lottare” per questo 8 marzo – dobbiamo rimettere al centro, più di quanto non stiamo già facendo, la questione dei corsi scolastici di educazione sessuale e di lotta agli stereotipi di genere e alla omolesbobitransfobia.

Un sondaggio tra adolescenti in materia di relazioni e violenza realizzato da Fondazione Libellula e diffuso qualche mese fa mostra come per un adolescente su 5 toccare o baciare una persona senza il suo consenso non sia considerata una violenza. Un terzo del campione non riconosce come violenza al o alla partner nessuna di queste azioni: dire quali vestiti può indossare e quali no; impedire di accettare nuove amicizie online senza averne parlato prima; chiedere di geolocalizzarsi quando si è fuori e voler sapere sempre con chi è. Per il 50% del campione la gelosia non è una forma di violenza (il 32% delle ragazze pensano che la gelosia sia il segnale che il o la partner ci tiene; il 56% dei ragazzi è d’accordo che sia un’espressione dell’amore). Ancora, per circa il 40% del campione non è una forma di violenza chiedere al o alla partner di condividere la password dei suoi profili social né controllare di nascosto il cellulare e i profili social. E se le foto intime che hai inviato al o alla partner vengono diffuse, per un adolescente su 3 è anche colpa tua – di questo sono più convinti i ragazzi (40%) che le ragazze (19%).

L’Italia è tra i pochi paesi europei in cui i programmi di educazione sessuale sono lasciati all’eventuale iniziativa dei singoli istituti. Non è quello che vogliamo. Vogliamo corsi curriculari nelle scuole di ogni ordine e grado.

Questa lotta non è per forza la più urgente, non è per forza la più importante: è una delle tante – necessarie – che siamo chiamate a fare.






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