Effettivamente fare la cosa giusta secondo la legge è proprio ciò che deve essere sospeso per poter dissolvere un corpus di leggi già istituite che sono ingiuste.
Così Butler su Benjamin in Critiche e politiche della violenza (manifestolibri).
Sovraniste, occidentaliste, retrograde, razziste, anacronistiche così le Indicazioni nelle analisi del vasto arcipelago di associazioni, enti, centri di ricerca e sindacati all’indomani della loro pubblicazione. Ma c’è qualcosa che sfugge. Ovvero quanto e come le Indicazioni risultino invece agevoli e rassicuranti a una buona fetta del corpo docente attuale.
Perché? Nel loro essere innanzitutto normalizzanti rispetto al desiderio di cancellazione della complessità. Si ignora da troppo tempo di che pasta sia il quotidiano scolastico delle persone docenti in Italia: due terzi delle questioni affrontate riguardano le dinamiche relazionali della classe e le fragilità sociali che a scuola trovano il loro frangiflutti. Una prima linea sguarnita e abbandonata. La solitudine delle persone docenti è una perifrasi ormai vuota in confronto alla voragine di isolamento che ogni giorno misurano nelle aule scolastiche.
L’umiliazione delle trafile abilitanti è qualcosa che, non solo depotenzia il ruolo docente, ma seleziona in ingresso profili mansueti e conformisti e prepara alla normalizzazione del controllo attraverso odissee burocratiche che si autoalimentano. Kafkianamente schiacciate da incombenze amministrative (prima tra tutte il registro elettronico) le persone docenti vedono aumentare la quota di lavoro non retribuito e normalizzano la trasformazione del ruolo professionale in habitus esistenziale [la famosa missione]. La totale impotenza rispetto a fattori complessi e globali ha alimentato nei decenni il rancore.
Queste Indicazioni restituiscono il piccolo potere dell’autorità, riportano il baricentro sul magister che poco importa sia una figura irreale ed edulcorata: funziona benissimo nella mitizzazione di un’aspirazione rassicurante, quella di esercitare una discrezionalità individuale autorizzata dal voto in condotta e dalle schedature delle prove Invalsi.
Non possiamo dimenticare che proprio alle persone docenti è destinata in ultimo la possibilità di rendere cosa viva la patriarchia delle Nuove Indicazioni. E questo plausibilmente non avverrà con la coercizione ma con il consenso di buona parte di questa classe docente frammentata, isolata e illividita.
Come per il fascismo fu fondamentale il consenso, così per queste Indicazioni il legislatore è stato capace di intercettare quel disagio e quella frustrazione che rende proprio le persone docenti potenziali attori per la piena attuazione delle testo programmatico. Nominare questo rancore, definire le ragioni del consenso ha un valore politico essenziale: solo nella consapevolezza e nella rimessa in discussione della qualità delle relazioni tra docenti e soggettività che attraversano le scuole possiamo fondare l’azione di resistenza e di rifiuto dell’ideologia ministeriale. Per fare questo è necessario anche affrontare la questione del potere e dell’asimmetria tra quello che le Nuove Indicazioni fanno finta di restituire al corpo docente e quello che, nei fatti, sarà esercitato dal Ministero e dai genitori organizzati e afferenti all’area anti-scelta. Il terreno di scambio appare chiaro.
La restaurazione del principio di autorità – e non di autorevolezza – unita al rispetto delle regole e alla retorica del «maestro» (che poi sono all’83% donne), sono vendute a caro prezzo dentro questo scambio. La resa è proprio nel ritorno al passato dei programmi che queste Nuove Indicazioni di fatto comportano, mettendo al centro i contenuti restauratori e non le competenze. Un’operazione che ha lo scopo di esercitare il controllo da remoto su quello che viene insegnato in classe per conformarlo alla visione ideologica e nostalgica che sottende tutta la nuova normazione che il MIM ha posto in essere. Questo, nei fatti, opera una marginalizzazione del ruolo docente e della funzione pedagogica della scuola.
A riprova di tutto ciò occorre inserire nella riflessione anche lo strumento del consenso informato preventivo che questo governo vuole trasformare in legge. Fatto passare probabilmente nel patto di corresponsabilità citato non a caso in premessa, esso stralcia la libertà di insegnamento voluta dalla Costituzione a favore di una scuola alla carta che si conformi alle richieste di alcuni genitori (anche se portatori di istanze minoritarie) e che avrà un impatto enorme nella stessa programmazione didattica. Nella medesima direzione l’inserimento nel curricolo scolastico degli esiti delle prove Invalsi che pur rimanendo fuori da ogni controllo, totalmente indipendenti dalle Nuove Indicazioni, standardizzate e randomiche, si ritroveranno ad avere lo stesso peso delle valutazioni dei docent3.
Il consenso preventivo è, dunque, l’ennesimo strumento attraverso cui la scuola viene posta in una situazione di estremo svantaggio e di minaccia della propria autonomia. Ma in questa partita un ruolo determinante lo avranno proprio i genitori che potranno essere alleati contro questo disegno distruttivo e dare sostegno a chi, dietro la cattedra, non accetterà lo scambio implicito che il Ministero propone. Una nuova alleanza è dunque necessaria ma in senso contrario e contrapposto a quella che le Nuove indicazioni immaginano.
Collettivo di Scrittura Nolite
“Nolite te bastardes carborundorum” è per certi aspetti la sintesi e il manifesto di un movimento di liberazione delle ancelle della Gilead descritta da Margaret Atwood. Un invito a non farsi schiacciare ma allo stesso tempo un motto carbonaro che si tramanda tra soggettività oppresse. Il codice di comportamento per i dipendenti della scuola, della ricerca, dell’università, del mondo della sanità e in generale di ogni comparto della PA agiscono in combinato disposto con il nuovo Decreto sulla sicurezza cercando di reprimere e contenere le possibilità del dissenso.
Il prezzo da pagare per l’esercizio pubblico del pensiero critico, eretico e divergente è alto e allo stesso tempo ingiusto e incostituzionale. Per questo motivo un gruppo di persone che attraversano la scuola da diversi punti di vista si è messo assieme e ha fondato Nolite : un collettivo che offre uno spazio sicuro e attraversabile per ragionare assieme e prendere coralmente la parola nello spazio pubblico. È corpo vivente non controllabile né imbrigliabile attraverso la torsione autoritaria che stiamo subendo. È pratica di lotta. È autodeterminazione. È uscire fuori dalla dimensione individuale per fondersi in una dimensione politica collettiva che non è processabile.
Nolite è tutt3. Nolite siamo noi.