de(natalità) di fine anno
Un rapporto incompleto, un movimento per l'estinzione volontaria, un bonus retorico e un dato incontrovertibile: siamo troppe. Che fare?
I primi di dicembre è uscito il rapporto del Ministero della Salute sull’attuazione della legge 194 per l’interruzione volontaria di gravidanza. Il primo dato che salta all’occhio è che la rilevazione si ferma al 2022.
A seguire i numeri più importanti, come evidenziato anche dalla collega Virginia Nesi del Corriere della Sera, sono che fra il 2021 e il 2022 le interruzioni volontarie di gravidanza sono aumentate del 3,2 % e ne risultano in totale 65.661, con un aumento anche fra minorenni, il 2,8% del totale. Così come è aumentato il numero delle donne straniere, la cui percentuale si attesta al 27,5 %. Infine, siccome è cresciuto – sempre al 2022 – il personale medico obiettore del 21,5% (da 1.408 a 1.711), sono per la prima volta di più gli aborti farmacologici rispetto a quelli che avvengono con intervento chirurgico.
Una fotografia che non dice molto più di questo, visto che mancano gli allegati con tutte le tabelle e le specifiche, come da interrogazione parlamentare che è stata già notificata.
Non c’è dubbio, come sostengono da più parti, che l’aumento fra le ragazze giovani è dovuto anche al fatto che non abbiamo la contraccezione gratuita e perché i consultori sono stati svuotati dei servizi utili per intercettare le giovani donne.
Non solo, è di fine novembre l’aggiornamento, da parte dell’associazione di Luca Coscioni, dell’indagine “Mai Dati 2” di Chiara Lalli e Sonia Montegiove che denuncia come ancora molte regioni non diano i dati e quanta poca trasparenza ci sia su tutto il tema.
Ma un dato del ministero è interessante per noi, ossia che nel 2022 il 41,4% delle IVG è stato effettuato da donne senza figli, con un aumento del 40,2% rispetto all’anno precedente. A conferma probabilmente che molte donne non vogliono riprodurre la specie, per molteplici ragioni, dando certo un gran dispiacere alla retorica familista del governo – che promette bonus sulla figliolanza senza poi averne per tutt3 – e a tutt3 quell3 che temono l’estinzione della nostra umanità.
In un interessante libro uscito di recente “Troppi” [Codice edizioni, 2024], Alfonso Lucifredi, naturalista e giornalista scientifico con un approccio intersezionale, prova a mettere a tema la complessità della questione demografica ricordando che “il mondo conta la bellezza di 8 miliardi di abitanti o poco più. Il tasso di fertilità è sceso, ma si aggira comunque su circa 2,3 figli per donna, e il prodotto interno lordo della Terra ha raggiunto e superato l’incredibile valore di 100.000 miliardi di dollari americani. Senza volersi dilungare sul fatto che non siamo particolarmente capaci di comprendere la differenza tra il concetto di milione e quello di miliardo – figuriamoci poi migliaia di miliardi – è indubitabile che siamo di fronte a cifre impressionanti: l’umanità non ha mai avuto un successo maggiore nella storia, quantomeno a livello di semplici numeri”. Numeri che però esistono e c’è chi prova a leggerli con una ottica non antropocentrica.
Per esempio, Thank you for not breeding – grazie per non riprodurti è lo slogan del movimento ecologista per l’Estinzione Umana Volontaria che tratteggia di arrivare in maniera non cruenta a non fare più figli e aspettare la lenta scomparsa dell’essere umano, anche perché come dichiara il fondatore del movimento a Lucifredi: “Il punto fondamentale sarebbe garantire una libertà riproduttiva universale. Ci sono centinaia di milioni di coppie che non vogliono procreare, e la mancanza di mezzi fa sì che quelli che noi chiamiamo SRHR, Sexual and Reproductive Health and Rights, cioè salute e diritti sessuali e riproduttivi, siano tristemente assenti. Potremmo cominciare da questo aspetto, perché al mondo si stimano 121 milioni annui di concepimenti non voluti, eppure solo 34 milioni si risolvono con aborti volontari, spontanei o altro”.
Un monito pratico che fa da controcanto all’idea della filosofa femminista Donna Haraway che da qualche anno va ripetendo “Make Kin Not Babies -create parentele, non bambin3” perché “generare parentele significa assumersi la responsabilità di tutto quello che la complessità del vivere e morire condiviso comporta, nutrire e saper uccidere allo stesso tempo. Generare parentele non è per nulla una pratica tenera e delicata … certo, c’è tanto amore, affetto, gioia, ma in sostanza si tratta di prendersi cura delle generazioni”*. Generazioni che non sono necessariamente umane, ma viventi sì.
*intervista rilasciata a Federica Timeto