Donne, stereotipi e social media

La figura femminile è da sempre oggetto di sessualizzazione: dai film più datati, alle serie TV, fino alle pubblicità. Una riflessione su quanto accade nei social media

Donne, stereotipi e social media
donne sessualizzate adesso basta

11 Agosto 2025

Il mondo digitale permette alla nostra società di avere accesso ad un ampio spazio di condivisione e dialogo. Chiunque ha la possibilità di accedere a internet e proporre l’immagine di sé stessə che desidera mostrare al mondo, nel bene e nel male. Questo, tuttavia, porta anche al radicamento e alla propagazione di stereotipi che già affrontiamo nella vita di tutti giorni, e le donne sono al centro di questo fenomeno.

Secondo uno studio dell’ICRW (International Center for Research on Women) del 2018 sulla violenza online, quest’ultima è un fenomeno molto diffuso che può colpire qualsiasi utente. Nonostante ciò, non si tratta di un fenomeno neutro dal punto di vista del genere, poiché donne e ragazze sono prese di mira in modo sproporzionato e specifico. Questa tendenza ci invita a riflettere sull’uso sbagliato dei social media, che diventano così un portale di accesso per contenuti misogini e abusi.

Studi aggiuntivi condotti nel 2021 nell’ambito dell’Agenzia per i Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, hanno rivelato che tra il 4 e il 7 % delle donne di età superiore ai 18 anni nell’UE ha subito molestie online nei 12 mesi precedenti l’indagine e tra l’1 e il 3 % è stata vittima di cyberstalking. La ricerca sottolinea come la prevalenza di questi episodi sia aumentata parallelamente alla crescita dell’utilizzo di Internet e dei social media, e con ogni probabilità continuerà a salire. Altre ricerche più recenti arrivano addirittura a definire che ci sia un caso di disumanizzazione della donna, intesa esclusivamente come oggetto sessuale, con un conseguente aumento dei rischi di discriminazioni e molestie.

In effetti, la figura femminile è da sempre oggetto di sessualizzazione: dai film più datati, alle serie TV, fino alle pubblicità. Questo schema viene riproposto nel mondo digitale. Piattaforme come Instagram o TikTok, basate sulla creazione di profili spesso centrati sulla persona, espongono le utenti al rischio di diventare oggetti sessuali, o di presentarsi esse stesse in questo modo. Sui social, le donne tendono più facilmente a identificarsi con altre donne che appaiono sessualizzate, piuttosto che con figure che non lo sono, creando in loro aspettative sulla propria immagine fisica e su come dovrebbero presentarsi online. In questo contesto, bisogna considerare che la visione di immagini di altre donne, indipendentemente dalla loro taglia o dal livello di sessualizzazione, ha aumentato lo stato di auto-oggettivazione nelle giovani donne.

Il mondo digitale è complesso e presenta molti più sottintesi di quanti se ne possano descrivere in un singolo articolo. La presenza di contenuti sessuali, che possano essere positivi e sani, non va confusa con rappresentazioni della donna sessualizzate o oggettificate. È fondamentale promuovere una cultura digitale più consapevole, che sappia distinguere tra espressione libera della sessualità e imposizione di modelli distorti. Solo così sarà possibile rendere gli spazi social realmente inclusivi, rispettosi e sicuri per tuttə.






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