Donne, stereotipi e social media
La figura femminile è da sempre oggetto di sessualizzazione: dai film più datati, alle serie TV, fino alle pubblicità. Una riflessione su quanto accade nei social media
Il mondo digitale permette alla nostra società di avere accesso ad un ampio spazio di condivisione e dialogo. Chiunque ha la possibilità di accedere a internet e proporre l’immagine di sé stessə che desidera mostrare al mondo, nel bene e nel male. Questo, tuttavia, porta anche al radicamento e alla propagazione di stereotipi che già affrontiamo nella vita di tutti giorni, e le donne sono al centro di questo fenomeno.
Secondo uno studio dell’ICRW (International Center for Research on Women) del 2018 sulla violenza online, quest’ultima è un fenomeno molto diffuso che può colpire qualsiasi utente. Nonostante ciò, non si tratta di un fenomeno neutro dal punto di vista del genere, poiché donne e ragazze sono prese di mira in modo sproporzionato e specifico. Questa tendenza ci invita a riflettere sull’uso sbagliato dei social media, che diventano così un portale di accesso per contenuti misogini e abusi.
Studi aggiuntivi condotti nel 2021 nell’ambito dell’Agenzia per i Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, hanno rivelato che tra il 4 e il 7 % delle donne di età superiore ai 18 anni nell’UE ha subito molestie online nei 12 mesi precedenti l’indagine e tra l’1 e il 3 % è stata vittima di cyberstalking. La ricerca sottolinea come la prevalenza di questi episodi sia aumentata parallelamente alla crescita dell’utilizzo di Internet e dei social media, e con ogni probabilità continuerà a salire. Altre ricerche più recenti arrivano addirittura a definire che ci sia un caso di disumanizzazione della donna, intesa esclusivamente come oggetto sessuale, con un conseguente aumento dei rischi di discriminazioni e molestie.
In effetti, la figura femminile è da sempre oggetto di sessualizzazione: dai film più datati, alle serie TV, fino alle pubblicità. Questo schema viene riproposto nel mondo digitale. Piattaforme come Instagram o TikTok, basate sulla creazione di profili spesso centrati sulla persona, espongono le utenti al rischio di diventare oggetti sessuali, o di presentarsi esse stesse in questo modo. Sui social, le donne tendono più facilmente a identificarsi con altre donne che appaiono sessualizzate, piuttosto che con figure che non lo sono, creando in loro aspettative sulla propria immagine fisica e su come dovrebbero presentarsi online. In questo contesto, bisogna considerare che la visione di immagini di altre donne, indipendentemente dalla loro taglia o dal livello di sessualizzazione, ha aumentato lo stato di auto-oggettivazione nelle giovani donne.
Il mondo digitale è complesso e presenta molti più sottintesi di quanti se ne possano descrivere in un singolo articolo. La presenza di contenuti sessuali, che possano essere positivi e sani, non va confusa con rappresentazioni della donna sessualizzate o oggettificate. È fondamentale promuovere una cultura digitale più consapevole, che sappia distinguere tra espressione libera della sessualità e imposizione di modelli distorti. Solo così sarà possibile rendere gli spazi social realmente inclusivi, rispettosi e sicuri per tuttə.