Gender «il tempo è scaduto»
Ma qual è la notizia?

Un incontro dei Pro Vita&Famiglia a Roma mette in mora il governo ma ci dice che il paese non è con loro

Gender «il tempo è scaduto» Ma qual è la notizia?
un gender pericolosissimo

20 Febbraio 2025

Il 19 febbraio 2025 dentro una piccola sala semi vuota dell’hotel Nazionale a piazza Montecitorio a Roma si è svolto l’incontro “Gender: tempo scaduto. Appello al Governo” promosso dalla Onlus Pro Vita&Famiglia per lanciare la campagna “Mio Figlio No”. Assenti anche i «loro» big, Pillon e Ruiu; nessun politico neppure l’on. Sasso, che in un post si fa sapere impegnato al Ministero del «merito» a discutere con Valditara delle prossime norme tanto care «alle famiglie» italiane. Ma di quali famiglie si tratta?

Solo, al tavolo del dibattito c’è Jacopo Coghe, loro portavoce nazionale e, in collegamento c’è il rappresentante della Noto Sondaggi srl, istituto demoscopico specializzato nei sondaggi d’opinione, che spazia da Porta a Porta a Sanremo passando per i partiti politici, cui è stato commissionato il sondaggio sul “Gender”. L’impatto della sala deserta da conto della differenza che corre tra la percezione (costruita ad arte con provocazioni anche mediatiche assai efficaci) e la realtà del paese che non risulta dai dati poi così allineato. L’impressione di chi ascolta è più quella di assistere a un ultimatum al governo in carica: un pizzino mediatico per battere il ferro dello scambio tra promesse elettorali e voti della parte più oltranzista – ma finanziata, organizzata e connessa – dei fondamentalismi no-choice statunitensi ed europei che hanno dato un forte sostegno alla crescita dei partiti di governo e alla vittoria elettorale, non solo in termini di voti quanto per il supporto ideologico, collante e forza attrattiva.

Tempo scaduto per il governo dunque? O meglio per Giorgia Meloni e Matteo Salvini? Sullo schermo si alternano slide con le loro affermazioni, i post, le dichiarazioni pubbliche contro «il gender nelle scuole», le promesse della campagna elettorale. Questo governo li sta scontentando, dice Coghe, quanto promesso deve essere realizzato. Tre le loro parole d’ordine: resistenza, coerenza (di FDI e Lega), mobilitazione (minaccia). L’imperativo: «Devono» è disseminato ovunque. Si professano apartitici e in possibile dialogo con chiunque li sostenga. Sembra un amo lanciato a Italia Viva: l’orientamento politico del campione descritto mostra l’allineamento dell’elettorato del partito di Renzi con le posizioni del movimento Pro Vita in misura talvolta superiore addirittura a Forza Italia. E chi scrive sospetta anche l’avvicinamento di Azione.

L’obiettivo rimane una legge sul consenso informato preventivo delle famiglie, che non è una novità. Ma allora qual è la notizia? Le risposte possibili sono due. La prima è che il Governo abbia già una legge nel cassetto da presentare però in risposta una emergenza (come i Rave) allora l’evento di oggi è un atto in commedia. La seconda, più credibile, è che Pro Vita&Famiglia tema che il Governo questa legge non la vuole. E le parole di Marina Berlusconi al Foglio testimoniano come sui diritti civili Forza Italia voglia un cambio di passo; anche dentro la Lega non sono tutti Sasso o Salvini, come la questione sul fine vita dimostra. Forse Meloni non vuole essere disapprovata dalla UE, almeno per ora.

La notizia vera, è che la maggioranza delle e degli italianə non è con loro: a dirlo sono proprio i dati del sondaggio. Anche se le domande sono chiuse e formulate per condizionare le risposte, tuttavia, questa «maggioranza» non è affatto schiacciante.  È così che, ad esempio, alla domanda «la scuola può imporre contenuti educativi sui temi della sessualità contro la volontà dei genitori» la risposta è NO ma per il 55% e il «campione» è uomo, oltre i 55 anni e vive nel centro Italia. Le donne invece in linea con il movimento no-choice non superano il 42%; la fascia 18-35 anni va in direzione diametralmente opposta.

Sul tema per fortuna sono state prodotte altre indagini più complete. In quella di Save the Children (Ipsos 12/02/2024), basata su un campione di 800 adolescenti di 14-19 anni e 400 genitori con figli della stessa età, emerge che a essere favorevole  all’educazione sessuale e affettiva nelle scuole è il 91% dei genitori; e il 92% dei genitori è favorevole a ogni iniziativa di supporto nell’affrontare il tema anche a casa in maniera più complessiva sia dal punto di vista dei rischi ma anche entrando nel merito delle questioni emotive. Il 47% degli adolescenti dichiara di aver ricevuto una qualche formazione sul tema dalla scuola, con grandi divari tra Nord e Sud, ma solo il 4% dei progetti ha avuto una durata superiore a 6 mesi a fronte del 53% delle iniziative spot realizzata da consulenti esterni. Illuminante anche l’indagine di Massimo Prearo (Prearo M., Trastulli F., Pansardi P., L’opinione pubblica italiana e i diritti LGBT+. Un’accettazione selettiva? Report scientifico, 2024) focalizzata sulla raccolta delle attitudini e opinioni in Italia sui bisogni e i diritti delle persone LGBTQI+. Anche qui il quadro che emerge contraddice la narrazione di Pro Vita&Famiglia con oltre il 60% del campione a favore dell’introduzione dell’educazione sessuale e di genere nei programmi scolastici.

Insomma, le ricerche ci descrivono un paese diverso e più evoluto di quanto questo governo non voglia rappresentare; che è interessato al tema dei diritti delle persone LGBTQI+ (76%); che sono discriminate in particolar modo le soggettività trans (64% ); che è a favore del matrimonio egualitario (56%) ; alle carriere Alias (46,6%). I più giovani (18-29 anni) e le donne sono i più attenti e favorevoli al tema, senza grandi distinzioni di classe o di istruzione a prescindere dal posizionamento politico, perché una grande determinante è costituita dall’esperienza diretta di prossimità in famiglia o sul lavoro. Come afferma ancora Prearo, queste realtà si pongono «come portavoce di un movimento che rivendica rappresentanza sociale» facendo della cd. «teoria gender uno strumento politico» identitario.

L’obiettivo primo di questi movimenti è la scuola pubblica e la pluralità che rappresenta. Uno spazio con lo sguardo sui ragazzi e le ragazze. La cd. «libertà di scelta educativa» (in sostanza una censura individuale e familistica) promossa da questi fondamentalismi attacca proprio questa visione quando pretende di relegare la scuola ad «agenzia educativa sussidiaria alle famiglie». Il «consenso informato preventivo», quell’obbrobrio che vogliono far diventare legge, diventa strumento di attacco all’autonomia della scuola, non intesa in senso aziendalistico ma d’insegnamento. Una concorrente, non l’istituzione formativa democratica dello Stato. Luogo chiuso, coercitivo, impermeabile alle trasformazioni e ai saperi sociali. Per questo dobbiamo tenere l’attenzione alta. Questa ideologia minaccia noi, le persone, le scuole. E la strategia è già in atto. È ormai diffusa la minaccia e la «denuncia» pubblica di molte iniziative scolastiche sulla dialettica democratica. Una gogna sempre amplificata dai livelli più bassi dei media nostrani.

Non abbassiamo la guardia e organizziamoci.






Newsletter