Governo all'attacco
No alla formazione sessuoaffettiva

Ban sui temi legati alla sessualità a scuola se mamma o papà non vogliono

Governo all’attacco No alla formazione sessuoaffettiva
Audizione consenso informato

12 Agosto 2025

Il 23 maggio il ministro dell’Istruzione Valditara ha presentato il Il DDL ” Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico” che introduce il consenso informato preventivo nelle scuole.  A febbraio Lega e FdI avevano presentato due distinti e analoghi disegni di legge sulla stessa materia: le abbinate le proposte di legge Amorese (Introduzione del requisito del consenso informato dell’esercente la responsabilità genitoriale per la partecipazione dello studente minorenne ad attività scolastiche vertenti su materie di natura sessuale, affettiva o etica – 2271); e Sasso (Norme sul riconoscimento dell’identità di genere in ambito scolastico e sul consenso informato preventivo delle famiglie per la partecipazione dello studente minorenne ad attività scolastiche su temi concernenti la sessualità e l’affettività – 2278).

Le sedute delle audizioni ad oggi sono state quattro non senza tentativi di affossamento o di manipolazione. Riportiamo qui l’intervento integrale delle Cattive Ragazze, audite nella seduta del 7 Agosto 2025 della Commissione Cultura della Camera dei Deputati sul consenso informato preventivo. Nella stessa seduta sono statə auditə: Massimo Prearo, Università Verona, Agendo, Rete per la parità, Gender Lens, MIT, Gender X, campagna Italy Needs Sex Education, Telefono Rosa

 

Gentili membri della commissione

siamo liete di essere qui oggi in questa sede. Riteniamo fondamentale che nell’ambito dei lavori parlamentari, venga garantito spazio all’ascolto delle realtà associative, ai soggetti impegnati nella società civile e nello specifico di queste proposte di chi vive quotidianamente la scuola pubblica come luogo di partecipazione attiva, educativa e democratica.

Cattive Ragazze è un’associazione formata da donne e genitrici – madri – attivamente impegnate nella vita scolastica delle proprie figlie e dei propri figli, da un punto di vista intersezionale e partecipato.
Lavoriamo in rete con altri comitati e realtà associative di genitori in tutta Italia, e da anni affrontiamo anche il tema del consenso informato preventivo.
In diverse occasioni abbiamo manifestato e sostenuto la nostra contrarietà come genitrici, sia al dispositivo sia alla visione che il consenso informato preventivo sottende e della scuola, e della genitorialità e del modello sociale che vuole determinare.
Come genitrici, riteniamo che la scuola non sia un’agenzia sussidiaria alla famiglia. La Scuola è un’istituzione ad interesse pubblico con una propria autonomia educativa, costituzionalmente garantita.
Ha un intenzionalità pedagogica e culturale che non rappresenta un pericolo, ma un’opportunità.
Ovviamente, conosciamo i problemi e i conflitti che attraversano la scuola. Ma è proprio questo confronto – talvolta anche acceso – tra le diverse componenti che fa della scuola un presidio democratico. Il consenso informato preventivo, al contrario, minaccia di trasformare questa dimensione pubblica in un’arena privatistica, in cui la singola famiglia può contrapporsi unilateralmente all’offerta formativa.
In Italia, l’interesse superiore del minore è parametro interpretativo primario dell’intero ordinamento, anche nei rapporti tra genitorialità e istituzioni pubbliche. La scuola, nella sua funzione autonoma, è titolata a perseguire tale interesse anche in contrapposizione a visioni familistiche limitative.
Storicamente è stata ed è proprio la scuola pubblica democratica ad aver garantito diritti e mobilità sociale contro retaggi culturali discriminatori o escludenti. Il diritto allo studio non ammette forme di consenso selettivo ai contenuti, proprio per garantire eguaglianza e universalità del diritto all’istruzione.
Il messaggio implicito contenuto in questi Pl è grave: la scuola sarebbe un luogo in cui difendere le proprie figlie e i propri figli.
Riteniamo che questo meccanismo, lungi dall’essere una tutela, rappresenti una deriva rischiosa.
L’ancoraggio che le sue sostenitrici e i suoi sostenitori hanno voluto trovare nell’articolo 30 della Costituzione è una forzatura volta a stravolgere il senso dei principi costituzionali e del modello sociale che questa rappresenta e vuole difendere.
Si evoca l’articolo 30 della Costituzione in modo strumentale, come se il diritto-dovere dei genitori all’educazione si possa tradurre in un potere di veto sui contenuti scolastici. L’articolo 30 fu pensato per garantire la libertà di scelta tra scuola pubblica e privata, non per sovvertire l’autonomia didattica. Libertà nell’interesse pubblico non contro di esso.
L’educazione non è un possesso privato.
I genitori non sono proprietari delle proprie figlie e dei propri figli. La scuola della Costituzione ha garantito il diritto allo studio a bambini e bambine che molte famiglie avrebbero voluto al lavoro, o che volevano destinare ad altri compiti.
Ogni singola istituzione scolastica, dotata di autonomia di rilievo costituzionale, opera invece sul territorio di riferimento in base al principio di sussidiarietà e senza pregiudizio.

Nel merito delle proposte legislative in esame vorremmo evidenziare quattro punti critici:

1. L’ambito di applicazione del consenso
La proposta Valditara lo limita ai temi della sessualità, mentre le proposte Amorese e Sasso lo estendono a generiche “questioni etiche”, una formulazione vaga e priva di delimitazioni giuridiche. Così facendo, qualsiasi contenuto didattico – dall’educazione ambientale, all’agenda 2030, al contrasto agli stereotipi di genere, alla lotta al razzismo – diventerebbe suscettibile di opposizione individuale.
Le tre proposte invece convergono su un punto: attribuire alle famiglie un potere di interdizione arbitraria all’offerta educativa. Significherebbe dunque poter incidere su cosa si fa a lezione e sull’offerta formativa in modo unilaterale.
Questo limiterebbe il diritto costituzionale alla libertà di insegnamento.
Questo determinerebbe condizionamenti sulla programmazione e sullo sviluppo di lezioni che lavorano sul pensiero critico, comporterebbe un impoverimento formativo per tutte le persone studenti.

2. L’obbligo di garantire una didattica alternativa
Le proposte prevedono il diritto all’esonero e l’obbligo da parte della scuola a garantire lezioni alternative. Nulla spiegano rispetto a cosa accadrebbe se la scuola non è in grado di garantire un’alternativa – come già spesso avviene per l’insegnamento della materia alternativa all’insegnamento della Religione Cattolica.
Nel testo Valditara si specifica poi che non sono previsti fondi aggiuntivi. Ci troveremmo così in una situazione paradossale: in mancanza di risorse, l’unica alternativa concreta in caso di richiesta di esonero rischia di diventare la cancellazione della lezione, del progetto.
Diventerebbe sufficiente la contrarietà di un solo genitore in un intero gruppo classe per sottrarre a tutte e tutti una possibilità educativa. È un corto circuito pedagogico e giuridico.

3. Il divieto per infanzia e primaria di ricevere educazione sessuo-affettiva
Il divieto esplicito di affrontare questi temi nelle fasce d’età più precoci è non solo un errore pedagogico, ma una violazione degli standard internazionali in materia di salute pubblica e prevenzione della violenza di genere.
La Convenzione di Istanbul all’art. 14 impone agli Stati l’obbligo di introdurre l’educazione all’uguaglianza tra i sessi, al rispetto del corpo altrui e alla prevenzione della violenza di genere a ogni livello scolastico.
Inoltre, le Linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per l’educazione sessuale in Europa del 2010 raccomandano un’educazione integrata fin dalla prima infanzia.
Negare questo strumento significa esporre bambine e bambini a maggiore vulnerabilità.
L’educazione al consenso, alle relazioni sane, all’affettività non è un’opinione culturale: è un diritto umano e uno strumento essenziale di prevenzione della violenza e dell’abuso.

4. La distribuzione binaria dei servizi igienici e la regolamentazione sulle carriere Alias
La proposta Sasso impone una distinzione biologica binaria nei bagni scolastici. Questo non solo è una forma di violenza psicologica verso persone studenti trans e libere soggettività, ma è anche contrario al principio di benessere psicofisico che la scuola è tenuta a garantire. Riteniamo doveroso che questa commissione ascolti le esperienze delle persone su cui questa legge avrebbe un impatto importante.
Alla luce di tutto questo, chiediamo formalmente il ritiro delle proposte di legge in discussione. L’approvazione di tali disposizioni comporterebbe un arretramento storico e un attacco frontale ai principi fondanti della scuola pubblica democratica, così come delineata dalla nostra Costituzione e dal patto educativo tra scuola e società civile.

Vi ringrazio per l’ascolto.

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Qui il link alla seduta integrale della Commissione Cultura del 7/8/25 alla Camera dei Deputati

https://webtv.camera.it/evento /28897

e  il link al video dell’intervento delle Cattive Ragazze

https://www.facebook.com/share/p/16gt5Z7xLe/






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