Grazie Lia!
È un periodo di perdite, ci lascia Lia Cigarini
Dal Demau alla Libreria delle Donne di Milano, una protagonista della pratica della differenza sessuale. Ci lascia una genealogia femminista con cui spesso ci affrontiamo criticamente, ma anche da ringraziare. Allora grazie Lia che ci hai insegnato a «non credere di avere dei diritti» in un bel ricordo di Maria Pia Achiardi Lessi
Per me, avvocata negli anni ’80, e per le colleghe che nel corso degli anni hanno dato vita allo studio, Lia Cigarini è stata la luce verso una pratica del diritto oltre i codici, uno “stare nel mondo” con una postura radicalmente diversa, una rivoluzione nella professione di avvocata a cui continua a formarci l’Università.
Il libro “Non credere di avere dei diritti” (1987), scritto dalla Libreria delle Donne di Milano, è stato un testo di rottura totale per le avvocate e le giuriste dagli anni ’80 perché scardina l’idea stessa di diritto come protezione. Negli anni ’80, dopo le grandi riforme (Riforma del diritto di famiglia, Legge 194), molte donne pensavano che la battaglia fosse vinta attraverso le leggi. Il libro invece avvertiva: i diritti concessi dallo Stato sono fragili e neutri, se un’avvocata si limita a chiedere “uguaglianza” davanti alla legge maschile, finisce per sottomettere le donne a un modello che non appartiene né a Lei, né a loro.
Lia Cigarini ha insegnato che la legge è uno strumento tecnico, spesso rigido e patriarcale, che la libertà delle donne non può essere concessa da una norma (che può sempre essere tolta), ma viene agita nelle relazioni. Mentre molte colleghe lottavano per la parità , Cigarini ci ha spinto verso la differenza, a creare spazi dove il desiderio e la parola femminile avessero forza di legge nella realtà sociale, anche se la norma scritta non le prevedeva ancora, usare il codice senza farsi assorbire dalla logica neutra e maschile dei tribunali. Lia, che ho incontrato a più riprese nella sua libreria, ha portato il concetto del partire da sé anche nell’esercizio della professione: da avvocate non possiamo simulare una neutralità che non esiste, ridurci a una difesa tecnica, siamo donne che portano lo sguardo e la differenza sessuale dentro i conflitti giudiziari, perché il conflitto (anche legale) può diventare un’occasione per far emergere la verità dei soggetti in carne e ossa, fuori dalle regole del patriarcato, e “tenere il conflitto” senza timore e senza svenderlo a conciliazioni al ribasso è la sfida quotidiana..
Il titolo provocatorio non era un invito alla rassegnazione, ma alla libertà, “Non aspettarti che il diritto ti liberi” significa non delegare la libertà delle donne ai giudici (quasi tutti uomini all’epoca), usa il diritto come uno strumento, sapendo che la soggettività politica nasce fuori dalle aule, nelle relazioni tra donne. Il libro ricostruiva una storia di “madri simboliche” e così, per me e per le altre insieme e dopo di me, fare l’avvocata è stato smettere di cercare “padri del diritto” e portare nel foro la differenza sessuale come postura, sguardo, approccio alle relazioni.
Ma forse la lezione più potente è stata la pratica dell’affidamento, tra colleghe e nel rapporto tra avvocata e cliente. Lia Cigarini sosteneva che il potere della donna deriva dal riconoscimento reciproco tra donne, trasformare anche il mandato legale in un atto politico di affidamento: la cliente non si affida a un “esperto” generico, ma a un’altra donna di cui riconosce l’autorità. Questa è la pratica che portammo al Centro Donna di Livorno, quando proponemmo l’orientamento legale nel 1984 e che continua in studio da quarant’anni….
Lia Cigarini ci ha fornito le “lenti” per vedere che la legge è muta se non c’è una relazione tra donne a darle senso, ha trasformato i nostri studi legali, i nostri momenti di consulenza nelle sedi delle donne, in un luoghi politici, ci ha reso consapevoli che la nostra professionalità e forza non dipendono dalla concessione di una norma, ma dalle relazioni con le altre.
GRAZIE LIA!!!
Nacita della Libreria delle Donne di Milano, dagli Archivi di Lea
https://archiviodilea.it/2021/11/09/femminismo-in-pillole-anno-1975-il-68-delle-donne/