Il grimaldello
del consenso informato preventivo

Passa per il consenso delle famiglie all'educazione sessuo-affettiva l'ultima stretta repressiva sociale del governo fascista

Il grimaldello fascista del consenso informato preventivo
Valditara e i movimenti antiscelta, è amore?

26 Giugno 2025

In questi giorni la Commissione Cultura della Camera dei Deputati ha iniziato i lavori sul testo del Governo per la legge sul consenso informato preventivo. Sembra che le audizioni saranno molte ma non sappiamo chi verrà audito. Sappiamo già però chi sarà ascoltato, perché c’è differenza. Ascoltati, e dunque tenuti in debita considerazione saranno i promotori della guerra alla cd. teoria gender nelle scuole.

Cosa nasconde il consenso informato preventivo proposto da Valditara sotto dettatura dei movimenti anti scelta o, come si nominano loro, anti gender? In gioco c’è un interesse pubblico che riguarda il futuro di tutt3, delle prossime generazioni, soprattutto, non è un tecnicismo. Sarebbe bene, dunque che il dibattito avesse una dimensione pubblica.

Il consenso informato preventivo interviene sul modello sociale del nostro paese, attentə a non considerarlo «solo» uno strumento per impedire l’educazione sessuale a scuola. Ovviamente il gancio su cui fa leva è, come abbiamo detto, paventare ai genitori lo spettro della inesistente teoria gender e, per estensione, mettere sotto controllo e approvazione «tutte le tematiche relative all’ambito della sessualità».

Per capirne la pericolosa portata della strategia di governo abbiamo già tutti gli ingredienti: dalle svariate dichiarazioni ai documenti prodotti dai leader anti scelta, alle costose campagne mediatiche. Prendiamo le proposte di legge di febbraio di FdI e Lega su questo strumento.

Prendiamo le dichiarazioni contenute nel preambolo della proposta di legge Valditara sul consenso informato preventivo.

Prendiamo le «Nuove Indicazioni nazionali e le Linee Guida per l’Educazione Civica».

Prendiamo il ddl PA 2025 che aumenta di 3 membri il numero dei componenti del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione nominati dal Ministro tra le associazioni dei genitori riconosciute, per cui è anche previsto un aumento di spesa di oltre 330 mila euro.

Poi prendiamo quello che è già avvenuto nell’Ungheria di Orban; quello che accade da anni negli USA e la questione dell’opt out, cioè l’esonero dalle lezioni, la cui legittimità è sottoposta attualmente al vaglio della Corte Suprema.

Infine, noi prendiamoci un antiacido e mischiamo. Vedremo che il disegno è chiaro: la scuola pubblica diventa un’agenzia educativa sussidiaria, un servizio alle famiglie: o meglio ad ogni singola famiglia, a cui rimane subordinata. Una scuola alla carta dove si può scegliere e scartare quello che non ci assomiglia o non ci appartiene, ottimo escamotage per impedire ogni progresso sociale e la possibilità di sperimentare nuovi mondi. La scuola, da istituzione dello Stato, motrice della pratica democratica, da spazio collegiale dove praticare il confronto e la sintesi, diventa un nemico da cui i genitori devono difendere i figli.

Figli che «diventano» proprietà, non a caso si parla di diritto dei genitori, mica dei figli. Una difesa dalla scuola che «corrompe e devia» rispetto alla educazione familiare, la quale sola avrebbe il primato educativo. Ed ecco che la scuola perde il carattere di interesse pubblico, la sua funzione pedagogica, la responsabilità della costruzione del pensiero critico. Non formerà più persone libere in una società giusta, aperta e solidale.

Non a caso, il consenso informato preventivo è un atto bilaterale, come il Patto di Corresponsabilità d’altronde, che impone l’autorizzazione delle famiglie per lezioni o attività scelte dal collegio docenti e dal consiglio di istituto. Svuotando di autonomia gli organi collegiali di cui la scuola dispone, si predilige il rapporto quasi privatistico tra scuola e famiglia.

Per tutte queste ragioni, sono convinta, che Il Consenso Informato Preventivo sia uno strumento eversivo e anti democratico, oltre che pedagogicamente sbagliato. Basterà il No! di una singola famiglia per impedire alla scuola di garantire attività formative alternative all’intera classe degli student3. Dagli emendamenti, poi, arriverà il peggio, come questa legislatura ci ha insegnato a temere. Chi frenerà l’introduzione del divieto alle carriere Alias, piuttosto che l’allargamento del consenso a tutti i temi da loro ritenuti etici o sensibili?

In questi giorni ho riletto gli atti della Costituente relativi alla funzione /istituzione delle scuole, alla libertà di insegnamento e alla libertà di scelta educativa. Non una parola autorizza alla torsione che stanno operando sugli articoli della Costituzione. La libertà di scelta educativa, come il diritto-dovere dei genitori di educare e mantenere i figli, non è mai in contrapposizione alla funzione sociale della scuola. Si riferisce solo al diritto di scegliere se mandare i figli in scuole private religiose o laiche. Non cosa farà la scuola.

La Costituzione, ricordiamo, nasce dallo spirito della Resistenza che ha combattuto e sconfitto il fascismo. Dunque i pericoli delle derive totalitarie erano chiari, fu per questo che consegnarono alla scuola il compito di defascistizzare la società e gli strumenti di autonomia affinché nel futuro non ricadesse nella trappola dei totalitarismi.

Trovo grave la sottovalutazione di questa proposta di legge da parte delle forze politiche, della società civile, dei movimenti sociali antagonisti. Salvo eccezioni. Come è grave che si rimanga intrappolati nel campo nemico che, anche a volerci far credere che l’oggetto del provvedimento è «solo» l’educazione sessuale – e già sarebbe grave – ci nasconde che ne l’attore.

Dal margine è fondamentale dirci che in gioco c’è molto di più. Ora che possiamo unire i puntini è necessario unire le lotte.






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