Il nemico visibile
Chi ha fatto del gender un'ideologia?
Gender, woke, cancel culture. Un fronte politico costruito sotto al nostro naso sull'idea che l'uguaglianza di diritti danneggia la nostra società degli eletti
Un tassello FONDAMENTALE per capire un po’ meglio quello che sta succedendo nel mondo in questo momento, compresa la convergenza tra Russia e Stati Uniti, e che mi sembra sia completamente ignorato dalle analisi che leggo in giro è la questione del contrasto all'”ideologia gender”, che a seconda dei momenti è diventata “cancel culture”, “politicamente corretto” e infine “woke”. Non sto parlando del ruolo che questi argomenti hanno avuto nel far vincere le elezioni a Trump, ma di CHI ha inserito questi temi nel dibattito, e come.
Negli ultimi 30 anni si è costruito sotto al nostro naso un fronte ideologico e politico unito dall’idea che i valori dell’uguaglianza e del progressismo (tra generi, etnie e orientamenti sessuali) siano dannosi per la società. E non sono mie impressioni o sensazioni, ci sono le prove: per anni in Europa, negli Stati Uniti e in Russia ci sono stati incontri pubblici e privati fra i vari rappresentanti di questo fronte, che hanno individuato una serie di strategie retoriche e obiettivi per avanzare la propria visione del mondo, e hanno investito un sacco di soldi per realizzarli. Vietare l’aborto, vietare l’eutanasia, scoraggiare il divorzio, sostenere che le leggi antidiscriminatorie siano “discriminatorie al contrario”, vietare la procreazione medicalmente assistita, rinsaldare il collegamento tra omosessualità, transgenderismo e abuso sui minori, e potrei andare avanti. Laddove ci sono riusciti, c’è sempre dietro lo zampino di questi gruppi.
Questi argomenti vengono usati (lo dicono loro, non io) come cavallo di Troia per un disegno più grande, che culmina con il ritorno a una società autocratica basata sui valori tradizionali e religiosi. Ce li abbiamo avuti anche in Italia, col patrocinio del governo: ricordate il Congresso delle famiglie di Verona del 2019? No, non erano solo matti con i portachiavi a forma di feto. Era il congresso internazionale di questa gente qui. Con i soldi della Russia che nel giro di pochi anni ha di fatto criminalizzato qualsiasi cosa che non sia l’eterosessualità.
C’è un flusso di denaro costante tra Stati Uniti, Russia ed Europa, per fare lobbismo nelle istituzioni, pagare campagne pubblicitarie e associazioni locali, finanziare partiti di estrema destra, sostenere cause di tribunale per presunte discriminazioni religiose. Secondo il Forum parlamentare europeo per i diritti sessuali e riproduttivi, tra il 2009 e il 2018 sarebbero stati spesi 700 milioni di dollari in propaganda anti-gender. E parliamo di dati fermi a sei anni fa. Un altro esempio di casa nostra? Ve la ricordate la questione dei crocifissi nelle scuole una decina di anni fa? A rappresentare il gruppo di parlamentari europei che fece ricorso alla CEDU che aveva inizialmente sentenziato contro la presenza dei crocifissi c’era Alliance Defending Freedom, lo stesso gruppo di avvocati che ha fatto ribaltare la sentenza Roe v. Wade negli USA portando al divieto di aborto.
E a proposito di USA, lo sapete che a dettare l’agenda politica di Trump c’è Project 2025, un documento scritto da un think tank conservatore, la Heritage Foundation, che in Europa ha speso svariati milioni “anti-gender”? E che ora ha ospitato un bell’incontro tra Ordo Iuris (responsabili della crisi costituzionale in Polonia, della legge contro l’aborto e delle “zone libere da LGBT”) e il Mathias Corvinus Collegium ungherese? In questo incontro hanno parlato di come “riformare” l’Unione Europea, di fatto smantellandola. Prima il “gender”, poi la democrazia. Non stiamo parlando di oscuri gruppi che agiscono nell’ombra: l’autore di Project 2025, Russell Vought, è il direttore del bilancio degli Stati Uniti ed è proprio colui che ha fatto cancellare ogni riferimento al “gender” dai documenti pubblici statunitensi.
Questa propaganda è stata così estesa ed efficace che si è insinuata perfettamente nel dibattito pubblico e ha convinto non solo la destra, ma anche la sinistra. E a me dispiace molto che l’unico modo in cui ne parliamo sia se sia giusto o meno che a interpretare Piton nella nuova serie di Harry Potter ci mettano un attore nero. Perché mentre noi siamo impegnati ad accapigliarci in questo scontro di civiltà, questa rete internazionale è passata dalla fase a alla fase b del piano, quella in cui si cavalcano queste divisioni per creare un’Europa delle nazioni, che segue la “legge naturale” voluta da Dio, dove le donne servono solo a fare da incubatrici e dove le minoranze etniche e sessuali non contano niente se non sono attivamente perseguitate.
Aggiungo un po’ di fonti:
Sull’influenza di Alliance Defending Freedom e altre lobby cristiane in Europa (articolo scritto da me ma pieno di fonti cliccabili)
Queste riflessioni di Jennifer Guerra sulla strategia dei movimenti che si proclamano Anti Gender sono condivise in accordo con l’autrice.