Il tabù mestruale
oltre le sbarre
Mala educazione carceraria. Quando entri in carcere ti viene assegnata una cella, un letto e ti viene data una dotazione: lenzuola, una specie di asciugamano, un asciughino per i piatti, bicchieri e posate di plastica e una saponetta. Puoi chiedere un pacco di assorbenti al mese. Ovviamente sono indecenti come qualità e soprattutto sono pochi.
Ho sentito parlare della necessità di raccogliere assorbenti per le persone detenute quando ho iniziato a lavorare con la Cooperativa PID Onlus. Sapevo poco di carcere, di mestruazioni, essendo nata con un utero e socializzata femmina, sapevo qualcosa in più.
Nel 2023 PID Onlus ha dato vita all’iniziativa “Assorbire il cambiamento”, con un obiettivo talmente banale da diventare rivoluzionario: abbattere il tabù delle mestruazioni in carcere. Le persone con utero detenute non hanno un accesso adeguato a servizi e prodotti igienico-sanitari. Per dirla più semplice, in carcere quando arrivano, arrivano pochi assorbenti e neanche di qualità.
Ancora oggi, nonostante scoperte scientifiche, viaggi interstellari, algoritmi e cure miracolose, non si sa quale sia la ragione per cui buona parte della specie umana, a intervalli più o meno regolari e per un tempo più o meno lungo, sanguina. Sappiamo che questo garantisce la riproduzione della specie, ma non perché ci riproduciamo in questo modo.Nell’arco della vita fertile di una persona con utero, il corpo si prepara ad accogliere una possibile gravidanza attraverso un ciclo di 28 giorni circa diviso in fasi. La fase delle mestruazioni dura 1-5 giorni, avviene quando l’ovulo del ciclo precedente non viene fecondato e il corpo elimina l’endometrio. Non è molto piacevole, ma ci si abitua. Nelle 2 settimane che seguono, c’è la fase follicolare in cui l’ipofisi secerne l’ormone che dice alle ovaie: “è il momento di produrre nuovi ovuli”. Solo uno tra questi avrà un posto di rilievo per l’utero che lo investirà di attenzioni, ricostruendone il rivestimento.
Poi c’è l’ovulazione. Ah, l’ovulazione! C’è chi l’aspetta come un bambino aspetta il Natale, chi la evita accuratamente!Dura circa 14 giorni ed è la fase in cui il corpo è più fecondo. Quell’ovulo sistemato e accuratamente rivestito matura e attraversa la tuba di Falloppio in attesa di uno spermatozoo abbastanza attraente per farsi fecondare. Quando questo non succede, in pratica la maggioranza delle volte, arriva la fase luteale che dura 15-28 giorni. Il corpo riduce la produzione di alcuni ormoni e il rivestimento dell’utero si sfalda: torniamo alla fase delle mestruazioni.
In fondo il ciclo non è altro che uno spreco di ovuli distrutti dal mancato concepimento.
Il primo menarca non si scorda mai
Queste cose si imparano a scuola o attraverso le donne della famiglia. Io, ad esempio, alcune cose le ho chiarite quando ho iniziato a lavorare a questo progetto, nonostante “sono diventata signorina” almeno da 15 anni e prevedo di restarci per qualche decennio ancora.
Era l’estate della 5° elementare, mi preparavo per andare al mare con mia madre, una sua amica e il figlio che è tutt’ora il mio migliore amico. Avevo il costumino pronto sul letto e al momento di indossarlo vedo una chiazza rossastra sulle mutandine. Panico misto a un’euforia che non saprei spiegarmi. Corro da mia madre che era al telefono e un po’ stupita dalla scena comica di una bambinetta con le mutande abbassate e sporche, mi dice “vai da papà, sono impegnata!”. Questo già ci rende chiaro che mio padre è uno di quegli uomini che non dice mai cose tipo “non tutti gli uomini…”.
Al mare ci sono andata comunque, fiera con il mio assorbente e i miei pantaloncini. Il mio amico confuso mi chiedeva se in assenza del bagno almeno potessi giocare a carte. Quel giorno mi sono sentita superiore, “più grande di te, perché ora sono una donna”.
Questo rito di passaggio è stato poi sigillato come da tradizione familiare con cena fuori e cinema con mia madre e mia sorella maggiore. Dove mangiare e cosa vedere l’ho scelto io, ero la festeggiata.
Festeggiare per i crampi alla pancia, le fitte ai reni, i malditesta, il conteggio nevrotico di quanti assorbenti portare quando si è fuori tutta la giornata?! C’è a chi va peggio, io ho un flusso regolare, fastidi non debilitanti, la possibilità economica di comprare assorbenti, tamponi o coppette che voglio.
Il tabù del sangue mestruale
Quel sentirmi superiore era forse una rivincita metaforica su un mondo che interpreta il ciclo mestruale come un disagio, un tabù da sussurrare, un peso silenzioso, un odore sgradevole da celare. E aggiungerei oggi è uno dei modi con cui le persone socializzate femmine sono state vittime e fautrici di un sistema dualistico che si basa sulla dominazione di un gruppo sull’altro. Detto più semplicemente, anche il tabù mestruale è prodotto della cultura patriarcale.
Compariamo il fluido mestruale al fluido riproduttivo maschile. Lo sperma viene “celebrato” e spesso, ci ricorda Elise Thiébaut, viene detto abbia effetti benefici su chi lo ingerisce; il sangue mestruale fa schifo. Il sangue fa ribrezzo, eppure continuiamo a spargerlo nei conflitti di potere, continuiamo a cercarlo in tv o nei videogiochi violenti. Il sangue mestruale è un tabù, nonostante non porti morte ma doni vita.
L’autrice dell’ironico e provocatorio testo “Questo è il mio sangue. Manifesto contro il tabù mestruale” ha detto:
[…] il sangue mestruale, afferma oggi la medicina moderna, non ha una funzione precisa quando lascia l’endometrio: è semplicemente il segno di un insuccesso riproduttivo.
Insuccesso anche dal punto di vista biologico, non ci danno tregua!
Il ciclo mestruale in carcere
Ed eccoci al dunque: come vivono le persone con utero il ciclo mestruale in carcere? Domanda complessa, proviamo a dare qualche informazione base.
La popolazione detenuta femminile è circa il 4% della popolazione detenuta italiana totale e affronta problemi legati a un sistema pensato al maschile, che non considera le diverse identità di genere. Le Regole di Bangkok del 2010 promuovono la distribuzione gratuita di assorbenti nelle carceri, ma in Italia non sono garantite quantità sufficienti né la possibilità di scegliere il tipo di prodotto. Chi lavora e/o ha una rete esterna può acquistare gli assorbenti al “sopravvitto”, una sorta di negozio interno al carcere. Chi non ha risorse deve accontentarsi della fornitura minima: uno o due pacchi al mese.
Lascio spazio ad alcune testimonianze dirette:
Quando entri in carcere ti viene assegnata una cella, un letto e ti viene data una “dotazione”: lenzuola, una specie di asciugamano, un asciughino per i piatti, bicchieri e posate di plastica e una saponetta. Poi, non è detto che te li diano all’inizio, ma comunque puoi chiedere un pacco di assorbenti al mese. Ovviamente sono indecenti come qualità e soprattutto sono pochi.
-Maria
Prima gli assorbenti, i prodotti di igiene venivano consegnati solo alle nuove giunte. E se sapevano che eri lavorante, ti obiettavano la cosa perché dicevano che non potevi prendere una cosa che toglievi ad altre che non lavoravano e che non potevano permettersi di comprarla.
-Rosaria
Quando sono entrata avevo il ciclo ma non mi hanno dato gli assorbenti. Ho preso il lenzuolo e l’ho strappato poi ho fatto così e via.
-Elena
In carcere ci si arrangia con quel che si trova. Ti tieni l’assorbente finché puoi perché sai che ne hai pochi e non sai quando arriveranno altri.
E allora gli assorbenti in carcere servono per restituire una dignità negata. Per dare la possibilità di scegliere come gestire il proprio ciclo. Servono perché a fronte delle difficoltà strutturali che le persone detenute devono affrontare nel quotidiano dell’istituzione totalizzante, almeno non debbano ingegnarsi per non sporcarsi durante i giorni delle mestruazioni. E servono per dire che siamo divers3, il ciclo mestruale esiste e vogliamo che i diritti mestruali siano rispettati.