La portata del disastro

Un contributo a commento dell’orrendo decreto firmato da Trump per "difendere le donne" e ribadire il sesso come solo maschile o femminile. Semia Fondo delle Donne ha recentemente pubblicato la traduzione in italiano del decreto.

La portata del disastro
Trump e il suo orrido decreto

30 Gennaio 2025

L’articolo esprime le riflessioni e le opinioni personali dell’autrice, socia dell’Assemblea di Partecipazione di Semia Fondo delle Donne.

 

Il decreto esecutivo emesso dal presidente Trump il 20 gennaio dal titolo “difesa delle donne dall’estremismo dell’ideologia di genere e ripristino della verità biologica nel governo federale” indigna, fa paura, e soprattutto preoccupa. Ma riusciamo a vedere la portata potenziale del disastro?

Il testo preoccupa già a una prima lettura, perché la storia ci ha insegnato che quando un sistema (il sistema Stato) comincia a questionare i diritti di alcune persone, nessuna è più al sicuro.  Perché la storia ci ha purtroppo insegnato che il trattamento oggi riservato a quelli che vengono dipinti come i nostri nemici, domani potrebbe essere riservato ai nostri vicini, ai nostri amici, ai nostri genitori, a noi.

Preoccupa, inoltre, perché maschera un’azione volta a restringere lo spazio dei diritti di una categoria, “le persone che si identificano con un genere diverso dal loro sesso biologico”, con l’apparenza di una presunta tutela di un’altra categoria identificata come delle “donne biologiche” (gli “uomini biologici”, invece, non sembrerebbero necessitare di difesa!). E nel fare questo, dice a queste donne biologiche che il nemico non è uno Stato che restringe lo spazio dei diritti, no, i nemici sono coloro che, apparentemente, si arrogano certi diritti, “rubandoli” a loro. Come se i diritti fossero un gioco a somma zero, una torta che si può tagliare solo in un numero limitato di fette, e se io prendo quelle che spetterebbero a te, tu rimani senza.

Preoccupa, anche, perché, mentre apertamente si scaglia contro la supposta “ideologia estremista di genere” e contro quegli uomini che vorrebbero arrogarsi spazi di protezione dedicati alle donne (i.e. le donne trans), in realtà colpisce una parte molto più vasta della popolazione statunitense. Basti guardare la lista di decreti e leggi che vengono sospesi che si trova in annesso al decreto. Tutta la comunità LGBTQIA+ viene ugualmente presa di mira. Anche quelle femmine biologiche che non hanno commesso altro peccato che quello di essere attratte da altre femmine biologiche non se la passeranno poi tanto bene.

Semia Fondo delle Donne sostiene il movimento e il suo diritto alla vivacità e alla pluralità, e non possiamo che essere indignate, impaurite, preoccupate da un decreto così, che restringe lo spazio del dialogo e lo spazio dei diritti in un momento in cui al contrario avremmo bisogno di più dialogo e più diritti per tutte le persone.

Ma leggendo e rileggendo questo decreto scopriamo un altro sentimento. Un agghiacciante senso di panico, che ci afferra quando ci rendiamo conto che esso è molto di più che una lista di ordini – che peraltro avranno un effetto immediato sulla vita e sul lavoro di molte persone.  Questo decreto è un sapiente esercizio semiotico di risignificazione che avviene sin dall’inizio, attraverso l’uso strategico e l’accostamento di alcuni termini, per travestire da oggettivi e immutabili concetti che oggettivi e immutabili non sono.

Cominciamo con l’uso delle categorie binarie , che è alla base di tutto il decreto. Scienza oggettiva vs ideologia soggettiva, maschio vs femmina, buon senso vs estremismo, buono vs cattivo. Il binario, non bisogna essere studiose di linguistica per saperlo, è una semplificazione. Un male estremo per estremi rimedi, uno strumento che si usa, per esempio, in medicina – quando si definiscono certi parametri per l’identificazione di una patologia. Al di sopra si cura, al di sotto no. Anche in ambito legale, quando si determinano le condanne e le attenuanti, o in alcune metodologie pedagogiche, quando c’è la necessità che i bambini comprendano una realtà altrimenti troppo complessa: il lupo cattivo, cappuccetto buona. Il binario è rassicurante perché ci permette di immaginare una realtà tagliata di netto, ma sappiamo molto bene che nella vita esso non esiste. Anche nell’identificazione biologica del sesso, mentre potremmo forse dire che la maggior parte degli esseri umani si approssima di molto al maschio o alla femmina ideale per i propri attributi fisici (inclusa la produzione ormonale), dobbiamo pure ammettere che moltissimi esseri umani sono molto lontani da quell’ideale, e che sì, anche l’attribuzione biologica del sesso non è una cosa poi tanto scontata. Non si tratta di ideologia, si tratta di numeri. E non è un caso che, senza fare molto clamore, il decreto vada anche a toccare tutti i diritti delle persone intersex, una significativa parte della popolazione nata con differenze genetiche nei cromosomi sessuali o organi sessuali non binari.

Un altro stratagemma linguistico del decreto è la contrapposizione tra una supposta presunta oggettività scientifica che difenderebbe l’esistenza del binario M/F in natura e l’altrettanto supposta presunta “ideologia estremista del gender”. Ma cosa è l’oggettività? Nel campo scientifico, ogni dichiarazione, per quanto rigorosa, per quanto basata su disciplinata ricerca, è storicamente influenzata da moltissimi fattori, tra cui la nostra identità di scienziate, l’epoca in cui abbiamo studiato un certo fenomeno, le risorse che abbiamo avuto a disposizione e il fatto stesso di essere umane e dunque di non essere mai completamente in salvo da pregiudizi.  Qualcuno per molti secoli ha affermato che la centralità della Terra nel Sistema Solare fosse una realtà oggettiva. Oggi pensiamo pensiamo che non sia così. La malaria ha questo nome perché i primi studiosi pensavano che fosse una malattia derivata dall’insalubrità dell’aria. Questa era allora la “verità . Era oggettiva”. Una verità oggettiva confutata dallo stesso progresso scientifico nel corso dei secoli.   E allora bisogna che facciamo attenzione a ciò che ci viene venduto come scientifico e oggettivo, soprattutto quando viene taciuto che ci sono molte altre ricerche scientifiche, altrettanto rigorose, che potrebbero provare il contrario, e cioè che il binarismo M/F non esiste affatto.

La risignificazione viene coronata dalla magistrale opera semiotica di creazione dell’altro, del “nemico”. Ora il nemico, per le donne statunitensi che hanno votato Trump (e il 53% delle donne identificate come bianche lo ha fatto), non è più solo il maschio biologico quando vorrebbe arrogarsi diritti e privilegi che non gli spettano, che vorrebbe beneficiare di misure che non sono per lui. Il nuovo nemico della “donna biologica” è la comunità LGBTQIA+. E se siamo tutte impegnate a lottare contro i nostri supposti presunti nemici, nemici che non sono altro che espressioni di noi stesse, avremo il tempo e l’energia, per guardare dove sono i nemici veri?

Infine, come se tutto ciò non fosse abbastanza a farci rabbrividire, arriva la sezione 3 del decreto, che cita: “Entro 30 giorni dalla data di questo ordine, il Segretario della Salute e dei Servizi Umani dovrà fornire al Governo degli Stati Uniti, ai partner esterni e al pubblico linee guida chiare che espandano le definizioni basate sul sesso stabilite in questo ordine.” (trad. Semia).

Il decreto non lo dice, ma quando questa definizione sarà ufficializzata, tutte le leggi e le direttive degli Stati Uniti d’America, inclusi i programmi di cooperazione allo sviluppo e di aiuto umanitario nel mondo, dovranno uniformarsi a tale definizione.

Riusciamo a vedere la portata potenziale del disastro?

 





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