La ragnatela dei gruppi antiscelta
nel bresciano

Contro ogni mistica della maternità, Renata De Marco ricorda come ad ogni età non c’è violenza peggiore della maternità se imposta come unica scelta possibile

La ragnatela dei gruppi antiscelta nel territorio bresciano
Dotti medici e sapienti

05 Maggio 2025

Esiste una rete antiabortista che ha l’epicentro nel bresciano, si finanzia con soldi pubblici per boicottare la 194, legge dello stato, e si trova in stretta connessione con l’attuale governo Meloni, con cui agisce in sintonia promuovendo campagne che poi diventano leggi (come quella sulla gestazione per altre/i).

Molti dei dirigenti nazionali dei movimenti ProVita sono bresciani: Massimo Gandolfini dirigente del family day e di ProVita e Famiglia, attualmente esperto del governo Meloni per le droghe (“non esistono droghe leggere” afferma) e leader del comitato “difendiamo i nostri figli”; Paolo Inselvini eurodeputato di Fratelli d’Italia, negazionista del diritto all’aborto, fondatore della rete “amministratori per la famiglia” che ha fatto passare in 10 comuni del bresciano, governati da Lega e Fratelli d’Italia, i programmi antiaborto della rete finanziati con denaro pubblico; Simone Pillon sostenitore della Pas, l’inesistente sindrome da alienazione genitoriale,negazionista della violenza domestica, fondatore insieme a Jacopo Coghe di ProVita e Famiglia, convinto sostenitore della necessità di cambiare la 194 e fare come l’Argentina prima del 2020 dove l’aborto era vietato. 

Tutte le campagne antiscelta dei ProVita hanno avuto il battesimo o la conferma nelle assemblee di Brescia. 

Se prendiamo in considerazione solo l’ultimo anno si può valutare l’intensità del loro attivismo nella città e l’importanza di questo territorio per le loro politiche:

2 marzo 2024 – Massimo Gandolfini e altri dirigenti ProVita organizzano il convegno dal titolo “Semplicemente Umano. Il riconoscimento dell’umanità del concepito tra politica, scienza, bioetica” con l’hashtag “il concepito uno di noi”. Lanciano in questa occasione la campagna e la raccolta di firme del movimento per modificare l’articolo uno del codice civile che riconosce i diritti del concepito solo a partire dal momento della nascita e sostituirlo con un altro che impone la capacità giuridica del concepito, dal momento del concepimento. Si sollecita il governo all’applicazione delle proposte di legge pro-life presentate da Maurizio Gasparri e Roberto Mania. 

Lo scopo è evidente: attaccare la legge 194 attraverso il presunto conflitto di due diritti, quello della donna alla scelta e quello del feto con diritto di cittadinanza. 

Il modello è quello dell’Ungheria di Orban che ha inserito la capacità giuridica del concepito nella costituzione dello stato.

20 ottobre 2024 – contro il diritto all’esistenza delle persone trans, tappa bresciana del tour ProVita “Ingannata, Nessuno nasce nel corpo sbagliato” con esibizione di Luka Hein la “detransitioner” americana giunta in Italia dal Nebraska che si dichiara ingannata dalla comunità LGBTQIA+ nella sua forzata e interrotta transizione al maschile. È un attacco ai diritti e alla vita delle persone trans che manifestano fuori dalla sala per protesta contro la negazione della loro esistenza e le menzogne dette. “Con questa campagna abbiamo voluto portare in Italia la voce dei ragazzi ingannati dalla ideologia gender sulla loro identità sessuale”, così afferma Matteo Fraioli direttore delle campagne ProVita. Il tutto alla presenza di dirigenti bresciani e nazionali dei ProVita.

7  marzo 2025 – convegno dal titolo “Libertà e biopotere. Lo stato ai confini del corpo” per attaccare la maternità surrogata e il suicidio assistito. La legge 169 del 2024 dichiara la maternità surrogata crimine universale e persegue penalmente il cittadino italiano autore di maternità surrogata anche se commesso all’estero. 

Maria Carolina Varchi e Grazia Di Maggio, militanti di ProVita e famiglia, la considerano una loro vittoria di civiltà. E per quanto riguarda il suicidio assistito solo Dio ha diritto di interrompere la vita qualunque sia il prezzo da pagare per il soggetto sofferente e la sua convinzione.

5 aprile 2025 – convegno organizzato a Brescia da ProVita e Famiglia con la presenza di Gandolfini, Coghe e Inselvini per lanciare la campagna ”Mio figlio no. Scuola libera dal gender” e per sostenere quei genitori che vogliono proteggere i propri figli dall’indottrinamento dell’ideologia gender nelle scuole e arrivare ad una legge sulla libertà educativa dei genitori contro la “propaganda” Lgbtqia+ nelle scuole, l’ingresso degli attivisti nella scuola, le carriere Alias, l’educazione sessuo-affettiva, la libertà di insegnamento . 

Ma la battaglia storica di questi movimenti, specialmente sul territorio bresciano, è quella contro il diritto di aborto e la libertà di scelta delle donne e delle soggettività gestanti. Per questo obiettivo intervengono attraverso le strutture dei CAV (Centri di Aiuto alla Vita che hanno lo stesso acronimo dei centri antiviolenza e creano quindi confusione) cercando di aggirare la 194 e attraverso la presenza politica delle destre a loro legate nei comuni bresciani. Si sentono rafforzati dalla politica della regione Lombardia, guidata dalla destra che ha approvato il 5 marzo 2024 la mozione 112 che sostiene il ruolo fondamentale della famiglia e garantisce alle donne “la libertà non se essere madri, ma di esserlo anche necessariamente…e di garantire ad ogni bambino la liberta di nascere”, e “attraverso questa mozione la giunta regionale si impegna a diffondere anche a livello informativo il prezioso lavoro dei Centri di Aiuto alla Vita e a valorizzare le culle per la vita”.

Nella provincia di Brescia, ancora nel 2020 il gruppo degli “Amministratori per la famiglia” guidati dall’eurodeputato Inselvini presenta nel comune di Iseo e in altri 10 comuni a guida Lega e Fratelli d’italia la mozione “a sostegno della vita nascente” che prevede un riconoscimento economico di 160 euro al mese per 18 mesi alle donne che presentino la richiesta di interruzione di gravidanza e siano poi disposte a rinunciarvi e un finanziamento comunale per le associazioni ProVita. 

La vicenda fa scandalo a livello nazionale perché è un attacco palese alla 194 che parte dalle istituzioni stesse. Con questa mozione vengono finanziati i Centri di Aiuto alla Vita, gli attacchi al diritto di aborto e la propaganda della cultura pro-life che si deve promuovere nella società negli spazi comunali, nella scuola, nella sanità, nei servizi sociali “con apposite festività” e si mettono a disposizione di gruppi privati i soldi pubblici.

“A livello comunale non possiamo certo abrogare la 194, ma educare al rispetto per la vita… Alla nostra gente deve passare l’evidenza che aiutare le donne è l’unico modo per renderle libere e che un bambino in più è un dono, non un male” (da una intervista a Mario Fortunato, di Fratelli d’italia, delegato di “Amministratori per la famiglia”). 

CAV non come Centro AntiViolenza, ma come Centro di Aiuto alla Vita

A Brescia città esistono due Centri di Aiuto alla Vita che operano in collegamento con alcune parrocchie e la cappellania degli ospedali civili di Brescia, affidata alle suore francescane del Sacro Cuore che hanno inviato, negli ultimi anni un centinaio di donne in difficoltà, quasi sempre in crisi con la maternità, quasi tutte di origine africana, ai Centri Aiuto alla Vita della città (fonte articolo Vita, 24 giugno 2013).

In tal modo i movimenti ProVita trovano il modo di penetrare anche in un territorio ospedaliero pubblico e laico. Inoltre nell’informativa del Centro di Aiuto alla Vita più antico della città si parla di “mantenimento del punto ascolto agli ospedali civili di Brescia, collaborazione con le assistenti sociali del comune, partecipazione a tavoli tecnici sulla legge sociosanitaria 328, partecipazione al Consiglio delle donne per le politiche familiari del comune di Brescia…”: siamo di fronte ad una ramificata e molte volte sconosciuta penetrazione del movimento antiscelta nelle istituzioni che così amplifica le sue possibilità di influenza e i suoi finanziamenti.

Esistono poi altri Centri di Aiuto alla Vita nella provincia a Capriolo, Desenzano e Sirmione. Si reggono sul volontariato, sulle donazioni, sul 5 per mille, su investimenti comunali dei governi di destra, su donazioni bancarie, partecipazione a tirocini universitari in alcune facoltà universitarie come Scienze dell’Educazione. 

Si definiscono apartitici (anche se il legame stretto con i partiti di destra è acclarato) e aconfessionali (in relazione ai soggetti accolti). Tutti aderiscono alla Federazione per la Vita che nel suo statuto si presenta come volontariato sociale, ma afferma “…sono pertanto compiti della Federazione la tutela e la promozione della vita umana, con particolare riferimento a quelle fasi in cui maggiormente il diritto all’esistenza o l’uguale dignità degli essere umani siano negati o posti in forse dal costume o dalla legge. Per tali ragioni la Federazione si oppone alla legge 194/78, cosi come ad ogni provvedimento che voglia introdurre o legittimare pratiche abortive, eutanasiche e di manipolazione intrinsecamente oppressive della vita umana”. 

Tutti i Centri di Aiuto alla Vita si avvalgono del progetto Gemma, esistente dal 1993 con cui è possibile effettuare adozioni prenatali a distanza, aiutando con un po’ di euro le madri in difficoltà.

Chi sono le donne che vengono intercettare dai Centri di Aiuto alla Vita

Si legge sempre nell’informativa dei CAV, che in questi centri i soggetti ideali da aiutare sono “ragazza non sposata che rimane incinta, magari senza alloggio e senza lavoro; la madre incinta e con problemi di salute e senza aiuti; la madre malata incinta e senza aiuti; la madre con più figli che ha l’impressione di non farcela con una nuova gravidanza; ogni donna che non riesce ad accettare il figlio in arrivo e lo sente come problema”.

Questa casistica mostra che i Centri di Aiuto alla Vita hanno bisogno per esistere di miseria, solitudine, migrazione, (Brescia è una città con forte migrazione), sofferenza di donne che non hanno nulla per sé e nella cui vita l’essere incinta non è quasi mai frutto di scelta, ma puro incidente biologico o conseguenza di violenza di genere.

D’altra parte queste realtà che si presentano come volontariato sociale, si inseriscono nello spazio lasciato vuoto dai tagli allo stato sociale, dalla diminuzione dei consultori pubblici e laici, dall’obiezione di coscienza del personale sanitario, dalla distruzione della sanità pubblica, laica, gratuita, dal crescente impoverimento, dalla possibilità dell’autonomia regionale differenziata che rafforzerà ancor di più l’ideologizzazione e privatizzazione dei CAV antiscelta contro i consultori laici.

Lottare per la sicurezza economica e la libertà di scelta di ogni donna

Non possiamo accettare che una donna sia costretta alla maternità per disperazione in cambio di pochi euro per un breve periodo.

Dobbiamo smascherare l’ideologia antiabortista, bigotta e caritativa che dà spazio e potere a questi centri, abrogare l’obiezione di coscienza, mobilitarci per una sanità pubblica, laica, inclusiva, di genere e trans genere, denunciare la diseducazione sessuale che attraverso ProVita e famiglia auspica che l’educazione dei giovani “sia in ottica generativa e non contraccettiva” in continuità con l’associazione Teen Star, branca italiana di un organizzazione internazionale di matrice cattolica, specializzata nell’educazione sessuo-affettiva degli adolescenti che con argomentazioni pseudoscientifiche demonizza ogni dispositivo anticoncezionale, perché dannoso alla salute, e quindi propone solo l’astinenza sessuale come alternativa sicura. Purtroppo dal 2016 è accreditata presso il Miur e i corsi possono essere tenuti nelle scuole private e pubbliche. I maggiori sostenitori del programma Teen Star sono in Italia la chiesa, la stampa cattolica, i movimenti antiscelta, omofobi, contrari alla contraccezione e alla parità di genere che si scagliano contro le iniziative laiche di educazione sessuale ed affettiva nelle scuole. A Brescia per ora si conosce solo un corso nell’istituto salesiano don Bosco (fonte Maria Cristina Valsecchi – Scienza in rete). Dovremmo capire cosa succede altrove.






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