La transfobia istituzionale
dilaga nel mondo
Gran Bretagna, Ungheria e Stati Uniti: tre casi di governi che stanno agendo contro i diritti delle persone transgender, ma la resistenza transfemminista non molla, anche nel ricordo vivo di Ornella Serpa, attivista scomparsa nel 2008.
Nel 2025, le persone transgender e non binarie si trovano sotto attacco in diversi Paesi dell’Occidente. Dalla Corte Suprema britannica alla nuova amministrazione Trump, passando per il regime illiberale ungherese, si moltiplicano leggi e sentenze che ci cancellano, ci espongono a violenza, ci negano dignità legale. Questa non è una “disputa filosofica”. È una guerra contro i nostri corpi e le nostre vite. Ed è ora che venga riconosciuta come tale.
Gran Bretagna: la Corte Suprema legittima la segregazione e il rischio di violenza
La sentenza della Corte Suprema del Regno Unito emessa il 16 aprile 2025 nel caso For Women Scotland Ltd v The Scottish Ministers ha ridefinito in modo significativo i concetti di “sesso” e “donna” nell’ambito dell’Equality Act 2010.
Il caso è stato promosso dall’organizzazione For Women Scotland, che contestava l’inclusione delle donne transgender con un Certificato di Riconoscimento di Genere (GRC) nella definizione legale di “donna” ai fini della rappresentanza nei consigli pubblici in Scozia. La Corte Suprema ha stabilito all’unanimità che i termini “uomo”, “donna” e “sesso” nell’Equality Act 2010 si riferiscono esclusivamente al sesso biologico assegnato alla nascita, indipendentemente dal possesso di un GRC.
Questa interpretazione ha profonde implicazioni:
- Le donne transgender possono essere legalmente escluse da spazi riservati alle donne, come bagni, spogliatoi, rifugi per vittime di violenza domestica e carceri femminili, se considerate una “minaccia” basata sulla loro biologia.
- Organizzazioni e datori di lavoro sono ora tenuti a rivedere le loro politiche per garantire la conformità con questa definizione legale, potenzialmente escludendo le persone transgender da determinati ruoli o spazi.
- La sentenza non modifica le protezioni contro la discriminazione basata sulla “riassegnazione di genere” previste dall’Equality Act 2010, ma limita l’accesso delle persone transgender a spazi e servizi specificamente designati per un sesso biologico.
La decisione ha suscitato reazioni contrastanti:
- Organizzazioni per i diritti delle persone transgender, come Stonewall, hanno espresso preoccupazione per le implicazioni della sentenza, sostenendo che potrebbe portare a una maggiore esclusione e discriminazione.
- Alcune istituzioni, come la Football Association inglese, hanno già modificato le loro politiche, vietando alle donne transgender di partecipare a competizioni femminili.
- Il settore privato ha iniziato ad adeguarsi: ad esempio, Barclays ha annunciato che le donne transgender non potranno più utilizzare i bagni femminili nelle sue sedi nel Regno Unito.
La sentenza rappresenta un punto di svolta nel dibattito sui diritti delle persone transgender nel Regno Unito, sottolineando la tensione tra la protezione delle identità di genere e la definizione legale di sesso. Mentre la Corte ha affermato che le persone transgender continuano a godere di protezioni contro la discriminazione, la restrizione dell’accesso a spazi e servizi basati sul sesso biologico solleva interrogativi su come bilanciare equamente i diritti di tuttə.
In risposta, alla decisione della Corte Suprema Britannica, migliaia di persone hanno manifestato a Londra, Bristol e Glasgow. Attivistə, sindacati, collettivi transfemministi e alleatə hanno gridato la nostra rabbia: “Trans women are women non è uno slogan, è una verità politica e sociale. E il tentativo di negarlo è solo ideologia autoritaria travestita da legge.”
Ungheria: la legislazione dell’oblio e la criminalizzazione dell’identità
La situazione ungherese è forse il caso più estremo di cancellazione legale dell’identità trans in Europa. Già nel 2020, il governo Orbán ha approvato l’articolo 33 della legge T/9934/4, che vieta la modifica del genere nei documenti ufficiali. Da allora, “il sesso alla nascita” è definito come “immutabile”, impedendo ogni forma di riconoscimento anagrafico.
Ma non si è fermato lì:
- Nel dicembre 2020, è stato modificato l’articolo XX della Costituzione ungherese, inserendo che “la madre è una donna e il padre è un uomo”, escludendo qualsiasi genitorialità queer o trans.
- La legge LXXIX/2021, soprannominata “legge anti-propaganda LGBT”, vieta di “promuovere il cambio di sesso” o l’omosessualità tra i minori, equiparando informazione e educazione a “propaganda” perversa.
- Il governo ha rimosso i programmi di studi di genere dalle università pubbliche, vietato la pubblicazione di testi scolastici che includano famiglie omogenitoriali, e chiuso centri di supporto per persone trans.
Il risultato è un sistema che non solo ignora l’esistenza delle persone trans, ma attivamente le perseguita. Senza documenti coerenti con la propria identità, ogni atto quotidiano — dal richiedere un lavoro al ritirare un pacco — diventa umiliante o pericoloso. Chi è visibilmente trans è espostə a violenze, abusi di polizia e stigmatizzazione pubblica.
Stati Uniti: il ritorno di Trump e gli ordini esecutivi della discriminazione
Con il ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump nel gennaio 2025, si è scatenata una vera offensiva federale contro le persone transgender. Dopo una campagna elettorale fondata su slogan come “proteggere i bambini dalla sinistra trans radicale”, Trump ha firmato diversi ordini esecutivi devastanti:
- Executive Order 14168 – Riconosce legalmente solo il sesso biologico nei documenti federali e nega il diritto all’autodeterminazione di genere.
- Executive Order 14187 – Proibisce ogni tipo di cura medica per la transizione a minori, anche con consenso informato dei genitori e supporto medico. Medici e genitori rischiano sanzioni penali.
- Executive Order 14190 – Impedisce alle scuole di discutere di identità di genere o di fornire supporto agli studenti trans. Chi infrange le regole rischia la perdita di finanziamenti federali.
- Executive Order 14183 – Reintroduce il bando alle persone trans nelle forze armate.
Secondo l’ACLU, sono già oltre 700 le proposte di legge anti-trans discusse nel 2025 a livello statale. Texas, Florida, Idaho e Missouri guidano questa crociata con leggi che criminalizzano anche la transizione sociale (uso del nome o pronome scelto) nelle scuole pubbliche.
Le comunità trans americane resistono: centinaia di scuole hanno organizzato walkout, mentre attivistə legali stanno contestando in tribunale la costituzionalità di queste misure.
TERF: complici del patriarcato, nemiche della libertà
Mentre i governi usano il pretesto della “protezione delle donne” per limitare i diritti delle persone trans, le TERF forniscono il linguaggio e la legittimazione ideologica. Dalla penna di J.K. Rowling alle lobby “gender critical”, le TERF dipingono le donne trans come pericolose, feticiste o infiltrate eppure ignorano totalmente il rischio reale e documentato che le donne trans corrono nei bagni e nelle carceri maschili, dove sono soggette a violenza sessuale, molestie e abusi sistemici.
Non è femminismo quello che accetta che una donna trans venga stuprata in una prigione maschile, in nome della “sicurezza” delle donne cis. Non è femminismo quello che crede che la solidarietà tra donne debba fermarsi ai cromosomi. È suprematismo di genere. È il braccio culturale della destra autoritaria.
Identità di genere, scienza e transfemminismo come progetto di giustizia collettiva
Le campagne politiche, giuridiche e culturali che negano i diritti delle persone transgender si basano su una concezione binaria e datata della biologia, ignorando consapevolmente la letteratura scientifica che, da decenni, evidenzia la complessità dell’identità di genere e della sessualità umana.
La biologia non è binaria, vediamo le evidenze dalla ricerca: contrariamente a quanto affermato dai promotori delle legislazioni anti-trans, l’identità di genere ha una base neurobiologica e psicologica ampiamente documentata. Studi recenti dimostrano che le persone transgender manifestano tratti cerebrali coerenti con la loro identità di genere, e non con il sesso assegnato alla nascita:
- Guillamon, A., Junqué, C., & Gómez-Gil, E. (2016) in A review of the status of brain structure research in transsexualism (Archives of Sexual Behavior, 45(7), 1615–1648) mostrano che nelle donne transgender (MtF) alcune regioni cerebrali, come il nucleo bed nucleus of the stria terminalis, risultano più simili a quelle delle donne cisgender.
- Una meta-analisi conferma che le caratteristiche cerebrali nelle persone trans non sono sovrapponibili al sesso biologico, ma si allineano significativamente con il genere vissuto (fonte: Nota, N. M., et al. (2021). Structural brain differences in transgender persons: A systematic review. Neuroscience & Biobehavioral Reviews, 129, 21–33).
- Mueller, S. C., De Cuypere, G., & T’Sjoen, G. (2017) in Transgender research in the 21st century: A selective critical review from a neurocognitive perspective. (American Journal of Psychiatry, 174(12), 1155–1162) analizzano come i circuiti di riconoscimento del sé, di empatia e dell’identità corporea mostrino configurazioni cerebrali coerenti con il genere percepito.
Inoltre, l’identità di genere non si limita a una realtà neurobiologica: è il risultato complesso di fattori genetici, epigenetici, ambientali, sociali e psicologici. In questo senso, le definizioni rigide e legaliste di “donna” e “uomo” risultano non solo semplicistiche, ma anche eticamente e scientificamente infondate.
Il transfemminismo: alleanza, autodeterminazione e visione politica
In risposta alla crescente marginalizzazione delle persone transgender e non binarie, il transfemminismo si propone come uno strumento critico e trasformativo.
Come scrive Emi Koyama nel suo fondamentale Transfeminist Manifesto (2000):
“Il transfemminismo è un movimento per tutte le donne, basato sulla convinzione che la liberazione delle donne transgender sia intrinsecamente legata alla liberazione di tutte le donne e oltre. […] Il transfemminismo si fonda sull’autodeterminazione, riconoscendo che ciascunə ha il diritto di definire sé stessə e il proprio corpo. Sfidiamo non solo il patriarcato, ma anche quelle forme di femminismo che replicano la stessa oppressione escludendo le donne trans. La nostra lotta è contro ogni sistema che impone cosa è naturale, giusto o normale per il corpo e l’identità umana.” Il transfemminismo rifiuta dunque la biologizzazione dell’oppressione e afferma l’alleanza tra tutte le soggettività femminili e femministe, inclusa la voce delle sex worker, delle persone nere e razzializzate, delle persone disabili e queer.
Non c’è liberazione possibile che lasci indietro le donne trans.
Maria Ornella Serpa: memoria viva della lotta transfemminista
Il 2 maggio 2025 segna il 17° anniversario della morte di Maria Ornella Serpa, attivista transfemminista e sex worker. Figura storica della comunità trans italiana, ha lottato per il riconoscimento delle persone trans non solo dal punto di vista legale, ma anche sociale e umano, in un’epoca in cui visibilità significava spesso violenza e carcere. Ornella ha denunciato le condizioni disumane vissute dalle donne trans detenute nelle carceri maschili, ha difeso la dignità del lavoro sessuale e ha contribuito a costruire una coscienza collettiva all’interno dei movimenti LGBTQIA+ italiani, portando in piazza la propria esperienza e la propria rabbia come strumenti di emancipazione. Ricordarla in questi giorni non è solo un atto simbolico: è un impegno politico. Ornella avrebbe lottato contro le sentenze che spogliano le donne trans della loro umanità, avrebbe alzato la voce contro l’ipocrisia delle TERF che si nascondono dietro un femminismo che esclude.
La sua eredità è oggi parte della nostra resistenza.