Questo libro è un libro militante che nasce dalle lotte delle donne negli anni ’70 e che elabora i pensieri, intuizioni, discussioni e immaginazioni di migliaia di donne femministe che hanno prodotto quella importante stagione di lotte e mobilitazioni. Non per caso esce nel 1981, due anni dopo la terribile repressione scatenata dal giudice Calogero che mette in galera molti esponenti del movimento e paralizza l’azione politica generale. È in quel momento che per reagire a questo duro attacco scrivo L’Arcano della riproduzione, cercando di sistematizzare il percorso teorico che soprattutto le militanti di Lotta Femminista e poi dei Comitati e Gruppi per il Salario al lavoro domestico avevano espresso. Se il libro di Mariarosa Dalla Costa, Potere femminile e sovversione sociale, è stato l’apripista dell’analisi del marxismo femminista post-operaista, L’Arcano della riproduzione con il suo carico di elaborazione collettiva, rappresenta uno dei contributi più radicali e innovativi della teoria femminista marxista contemporanea, intervenendo su un nodo teorico rimasto a lungo invisibile: il lavoro domestico e riproduttivo come fondamento della produzione capitalistica. L’opera non si limita ad ampliare il quadro analitico inaugurato da Karl Marx, ma ne rielabora criticamente le categorie centrali, proponendo una vera e propria rivoluzione interpretativa del marxismo.
Il punto di rottura principale riguarda la ridefinizione del concetto di produzione. Io mostro come la forza-lavoro – merce peculiare su cui si regge l’intero sistema capitalistico – non sia un dato naturale, bensì il risultato di un complesso processo di lavoro sociale svolto prevalentemente dalle donne nella sfera domestica. E dimostro, da un lato come il lavoro riproduttivo sia un lavoro produttivo a tutti gli effetti, benché non salariato, e, dall’altro, come il plusvalore sia radicato anche in questa sfera apparentemente esterna al mercato. Questa prospettiva decostruisce la tradizionale separazione marxista tra produzione e riproduzione, tra fabbrica e casa, tra lavoro salariato e lavoro non pagato. L’“arcano” del titolo rinvia proprio al carattere occultato di tale processo: il capitale dipende strutturalmente da un lavoro invisibile che non riconosce né remunera, ma da cui estrae valore in modo indiretto (oggi anche diretto) e sistematico. Ne deriva una ridefinizione dell’intero campo della lotta di classe, che non può più essere circoscritta al luogo della produzione industriale, ma deve estendersi alla sfera della riproduzione della forza-lavoro.
L’originalità teorica dell’opera risiede anche nella sua capacità di intrecciare marxismo e femminismo materialista senza ridurre l’uno all’altro. In questo testo non affronto semplicemente la “questione delle donne” in termini marxisti, ma trasformo l’architettura concettuale dell’intera opera marxiana, mostrando come il rapporto di genere sia costitutivo dell’accumulazione capitalistica. In questo senso, il libro anticipa molte delle successive elaborazioni sulla riproduzione sociale e continua a rappresentare un punto di riferimento imprescindibile nel dibattito internazionale. A distanza di decenni dalla sua prima pubblicazione, L’Arcano della riproduzione conserva una sorprendente attualità. Nelle trasformazioni del capitalismo contemporaneo – dalla precarizzazione del lavoro alla mercificazione della cura – la centralità della riproduzione domestica e sociale appare non solo confermata, ma ulteriormente radicalizzata. Proprio per questo, l’opera può essere letta come uno dei testi che hanno più profondamente rinnovato il marxismo, spostandone il baricentro teorico e politico verso ciò che il capitale ha sempre cercato di nascondere: il lavoro invisibile che rende possibile la vita e la produzione stessa.
Con L’Arcano della riproduzione, offro anche uno dei contributi più duraturi del pensiero femminista contemporaneo, ridefinendo in profondità il rapporto tra donne, intese come soggetto politico storicamente determinato, lavoro e capitalismo. L’opera si colloca all’incrocio tra femminismo materialista e critica dell’economia politica, ma la sua portata va oltre qualsiasi semplice sintesi teorica: essa riformula le categorie stesse attraverso cui comprendere l’oppressione e lo sfruttamento delle donne nelle società capitalistiche. Il nucleo innovativo del libro consiste nell’aver posto il lavoro riproduttivo – domestico, affettivo, sessuale e di cura – al centro di un’analisi femminista che mostra come questo lavoro, storicamente attribuito alle donne e reso invisibile perché non salariato, costituisca in realtà la condizione che rende possibile l’intero sistema produttivo. In tal modo, l’oppressione di genere non appare più come un residuo culturale o simbolico, ma come un elemento strutturale dell’organizzazione economica e sociale, che si basa sullo sfruttamento del lavoro non pagato delle donne.
Questa prospettiva produce uno spostamento decisivo all’interno del femminismo. Da un lato, supera la contrapposizione tra emancipazione nel lavoro salariato e valorizzazione della differenza femminile, mostrando che la questione centrale non è l’accesso delle donne al lavoro, bensì la trasformazione radicale dei rapporti sociali che regolano produzione e riproduzione e che rispondono alla stessa logica capitalistica. Dall’altro lato, amplia il campo della politica femminista: la casa, la famiglia, la sessualità e la cura emergono come luoghi di conflitto e di possibile radicale cambiamento, non meno della fabbrica o del mercato.
Un ulteriore contributo fondamentale dell’opera è l’aver reso visibile la dimensione collettiva del lavoro riproduttivo. Ciò che appare come attività privata e individuale si rivela invece parte di un’organizzazione sociale complessiva che distribuisce in modo gerarchico tempo, energie e corpi. Questa intuizione ha aperto la strada a intere correnti di riflessione successive sulla riproduzione sociale, sulla divisione globale del lavoro di cura e sulla mercificazione delle relazioni affettive.
La forza teorica de L’Arcano della riproduzione risiede anche nella sua capacità di coniugare rigore analitico e prospettiva politica. In questo senso, il libro non rappresenta solo un momento importante della storia del femminismo, ma uno dei testi che ne hanno ridefinito l’orizzonte teorico e strategico. A distanza di decenni, la sua attualità resta evidente. Nelle economie segnate dalla precarietà, dall’estensione del lavoro di cura e dalla crescente interdipendenza tra vita e produzione, le categorie elaborate in questo testo continuano a offrire strumenti indispensabili per comprendere le nuove forme di disuguaglianza di genere. L’Arcano della riproduzione si conferma così come un classico del femminismo internazionale: un’opera capace non solo di interpretare il presente, ma di indicare le condizioni materiali di una possibile rivoluzione.