Madri lesbiche dal palco della prima Dyke March italiana

Madri lesbiche dal palco della prima Dyke March italiana

Il 26 aprile, giornata internazionale per la visibilità lesbica, è stata scelta come data simbolica per l’organizzazione della prima Dyke March italiana, una manifestazione di piazza a chiusura della conferenza lesbica organizzata dal 24 al 26 aprile dal gruppo El*C (EurocentralAsianlesbian Community), un network femminista e intersezionale dedicato ai diritti delle lesbiche in Europa e Centro Asia. 

L’organizzazione della marcia cui hanno partecipato per mesi associazioni e persone singole attraverso riunioni on line ha portato anche all’elaborazione di un documento politico intersezionale che affronta vari temi transfemministi cercando di tenere insieme i fili di questioni oggi molto complesse e dibattute: istruzione, lotta all’abilismo e all’ageismo, antirazzismo, antifascismo, sostegno alla causa palestinese. Tra questi temi uno spazio particolare viene occupato da quelli legati ai diritti riproduttivi che hanno visto la partecipazione attiva di Famiglie Arcobaleno nella redazione della sezione. Del resto il tema della maternità lesbica stava molto a cuore ad El*C già dallo scorso anno, in cui era stata organizzata a Roma una manifestazione dal titolo: “Madri fuori legge” sempre nello stesso 26 aprile, come reazione all’iniziativa del governo Meloni che impugnava diversi atti di nascita di coppie lesbiche di Padova. 

Noi madri lesbiche quest’anno abbiamo avuto il piacere e il privilegio di prendere parola sulle nostre esperienze e le nostre vite dal carro della Dyke March con l’intento di condividere e di fare alcune richieste molto precise riguardo ai diritti che le nostre famiglie chiedono da oltre vent’anni allo stato italiano. 

Di seguito due estratti dai nostri interventi: 

“Gli atti di nascita delle nostre figlie e figli vengono impugnati, perché siamo contrarie all’ordine pubblico. Un bug di sistema da cancellare con una violenza di stato. Noi e le nostre famiglie esistiamo al di là di quello che questo governo pensa e dice. Una lesbica quando sceglie di diventare madre in coppia o da sola, dice chiaramente che ha deciso di costruire una famiglia che esca dagli stereotipi di genere, che si libera dall’oppressione dei ruoli imposti, dalla violenza patriarcale. Insieme ci si fa carico del lavoro di cura. La voglia di far politica di partecipare non cessa con la maternità, ma quali spazi e quali tempi sono pensati per una madre che non voglia rinunciare alla partecipazione pubblica? 

Esiste la necessità di una rete di supporto alla genitorialità, alla cura affinché non venga erosa o soffocata la presa di parola e la partecipazione politica di chi ha figlie e figli piccoli. Questo aspetto viene ancora tenuto in poca considerazione anche tra le compagne e i compagni di lotta. La bellezza delle assemblee nazionali di Famiglie Arcobaleno è anche il sottofondo di bambine, ragazzine che ogni tanto si affacciano, fanno le plenarie con noi, una compagna o un compagno di associazione che ti regge la bambina in braccio per darti il tempo di fare un intervento, questa è l’immagine di cura condivisa che mi porto negli occhi. L’infanzia e la sua tutela sono temi transfemministi. Molte e molt di noi hanno avuto infanzie violate, non ascoltate, non amate a sufficienza. Non lasciamo che ciò accada, per quanto possiamo teniamo al centro delle nostre lotte intersezionali, anche la lotta per un’infanzia libera e circondata da cure amorevoli. Una lesbica non è una donna, una madre è una donna al cubo nella narrazione patriarcale. Questa apparente dicotomia, viene decostruita dalla maternità lesbica, che  sfida, rompe, decostruisce e riorganizza il simbolico della maternità e della presunta femminilità che viene accostata a questa.

La nostra libertà dopo anni di politica transfemminista è quella di poterci dire madri non convenzionali, madri lesbiche, famiglie non tradizionali. Famiglia che è cura, che è scelta non obbligo, senza sensi di colpa e con spazi di realizzazione altri. Costruzione di una famiglia, non come vocazione o destino di un genere assegnato.

Famiglia che è tanti tipi di famiglie, come lo sono le Famiglie Arcobaleno.” Daniela Ghiotto 

“La legge 40 impedisce alle coppie lesbiche e alle single di accedere qui in Italia alle tecniche di riproduzione medicalmente assistita, costringendoci a viaggi e a spese che rappresentano un privilegio di classe, non un diritto, non l’esternazione di un desiderio. Le coppie tra noi che ce la fanno devono poi sottoporsi a percorsi di adozione e riconoscimento invasivi e denigranti. Ho partorito 20 giorni fa nostra figlia e per portarla fuori dall’ospedale mi sono dovuta dichiarare madre single, ho dovuto firmare un foglio che dice che nostra figlia nasce dall’unione naturale mia con un uomo. La mia compagna, l’altra madre, non ha nessuna forma di riconoscimento. Non ha potuto portare sua figlia fuori dall’ospedale in cui è nata e nel quale l’ha accudita ogni giorno da che è venuta al mondo, così come non potrà riprenderla da scuola o dalla piscina finché non l’adotterà o senza una mia delega. Noi non siamo più disposte a firmare il falso, a rivendicare la nostra esistenza ogni singolo minuto della nostra vita anche quando la raccontiamo a chi è mosso dalle migliori intenzioni e ci domanda: come facciamo, che pensiamo, come viviamo, come funziona, come se fossimo una specie rara e curiosa. Noi non vogliamo più passare a spese nostre per giudici, psicologi, avvocati, assistenti sociali che attestino che siamo madri dei nostri figli. Come se fosse un capriccio. Noi siamo già madri dei nostri figli. Vogliamo il riconoscimento alla nascita e la pma libera e gratuita per tutt! Vogliamo libero accesso alle adozioni. Noi esistiamo, i nostri figli e le nostre figlie esistono, sono nate da un progetto, da un’emancipazione, dall’amore e dalla lotta.” Roberta Ortolano 

Le questioni legate alla genitorialità lesbica ci sembrano quanto mai urgenti non solo in relazione alle nostre vite individuali, ma alla collettività tutta, nella misura in cui costringono a reimmaginare una relazione autentica di autodeterminazione e di tutela verso i nostri corpi. É proprio il dato biologico che troppo spesso nella narrativa patriarcale funge da difesa a modelli culturali rigidamente definiti, a frontiere prestabilite, che invece nella nostra esperienza risulta in tutta la sua irriducibilità, come dato complesso e continuamente cangiante. Come madri lesbiche ci sentiamo alleate delle scelte riproduttive, in un senso o nell’altro, delle battaglie femministe sulla tutela dei corpi, di quelle che implicano scelte consapevoli sul fine vita, alleate di tutti i corpi difformi e marginalizzati che rivendicano dignità e diritto di esistenza. Come madri lesbiche lottiamo contro una politica che utilizza il controllo dei corpi e la biologia come armi da scagliare sulle singole soggettività per normarle ma non per tutelarle, per mozzarne le libertà e le possibilità di espressione e di vita.

Contro le destre e i neofascismi mondiali, contro qualsiasi deriva escludente dei femminismi, noi continueremo a batterci e a prendere parola. 






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