Maternità sovversive e rivoluzionarie
Anna Ditta indaga le relazioni e l'intreccio con il materno nel romanzo di Bernardine Evaristo "Ragazza, donna, altro"
Ho letto Ragazza, donna, altro di Bernardine Evaristo negli stessi giorni in cui ho scoperto gli scritti di Andrea O’Reilly, professoressa presso la School of Women’s Studies presso la York University di Toronto e ideatrice del femminismo matricentrico. Questo mi ha portata a riflettere su quanto il libro di Evaristo, pubblicato in Italia da SUR con la traduzione di Martina Testa, sia anche un romanzo di madri. Otto delle dodici protagoniste (undici donne e una persona non binaria) del romanzo hanno figlə e ciascuna di loro contravviene in vari modi a quella che O’Reilly nel suo Maternità femministe (pubblicato da Prospero editore nel 2024, con la traduzione e la curatela di Veronica Frigeni) definisce “maternità normativa”, ovvero l’istituto che porta a ritenere a livello sociale una “buona madre” solo la persona che rispetta una serie di requisiti (ad esempio, è bianca, eterosessuale, cisgender, di classe media etc).
Le personagge di Ragazza, donna, altro sono nere, afrodiscendenti o appartenenti alla comunità caraibica. Sono lesbiche, donne single o ragazze madri, non sempre appartengono alla classe media. La loro multiformità, combinata alle teorie del femminismo matricentrico, fa riflettere sui diversi modi di queerizzare quella che Adrienne Rich in Nato di donna definiva “maternità patriarcale”, e praticare piuttosto una maternità emancipata, basata su agentività, autorità, autonomia, autenticità e attivismo.
L’extra-normatività materna in Ragazza, donna, altro si sposa con la forma extra-normativa del romanzo. Evaristo usa quella che ha definito “fusion fiction”: una disposizione del testo sulla pagina che rimanda alla poesia, una punteggiatura non ortodossa e la fusione delle storie delle donne l’una con l’altra, anche se legate da un filo comune. Un’irregolarità apparente che si trasforma, grazie alla scrittura di Evaristo, in una rivoluzione formale, rispecchiando proprio ciò che, per O’Reilly, anche la maternità emancipata è in grado di compiere: apportare cambiamenti reali e duraturi non solo alle vite delle madri e della prole, ma anche alla società in generale. Essere dunque rivoluzionaria. Per questo ritengo che Ragazza, donna, altro sia un testo letterario particolarmente adatto a una lettura “matrifocale”, cioè concentrata sulla tematica materna e col punto di vista delle madri.
La versione completa di questo articolo è disponibile su WeltLit.com