Medicina restaurativa riproduttiva: scienza o crociata ideologica?
Anche in Italia si sta facendo largo la medicina restaurativa riproduttiva, la tecnologia della procreazione naturale, un approccio all’infertilità di palese matrice religiosa, uno strumento di propaganda integralista
Tante coppie cercano un figlio che non arriva e si rivolgono alla procreazione medicalmente assistita per un aiuto. Non tutte riescono nel loro intento, ma di anno in anno la percentuale dei successi aumenta. Oggi in Italia la probabilità media di ottenere una gravidanza utilizzando tutti gli embrioni prodotti con un singolo ciclo di PMA è del 31,7% e il 4,2 % dei bambini nati nel nostro Paese nel 2022 è venuto al mondo in questo modo.
C’è chi lavora per screditare questa risorsa e sviare gli aspiranti genitori da una scelta consapevole. Sono i sostenitori della cosiddetta medicina restaurativa riproduttiva, strumento di propaganda integralista pubblicizzato come una nuova specialità medica.
Divieti di natura ideologica
Negli anni ‘80 del secolo scorso, il ginecologo statunitense Thomas Hilgers ha sviluppato e brevettato un percorso chiamato NaProTecnologia, cioè tecnologia della procreazione naturale, un approccio all’infertilità di palese matrice religiosa. Come spiega nel manuale “The Medical and Surgical Practice of NaProTechnology” (Pope Paul VI Institute Press, 2004), Hilgers esclude dal percorso tutte le tecniche di procreazione medicalmente assistita perché secondo la morale cattolica i figli devono essere concepiti con un atto sessuale tra i coniugi: inseminazione intrauterina e fecondazione in vitro non sono compatibili con questa premessa, così come la produzione di embrioni soprannumerari, che considera esseri umani fin dalla prima cellula.
I medici che vogliono ottenere la certificazione per praticare la NaProTechnologia devono impegnarsi a non prescrivere mai contraccettivi, né praticare interruzioni di gravidanza, né indirizzare le proprie pazienti a colleghi che prescrivono contraccettivi o praticano aborti.
Il percorso sviluppato da Hilgers prevede mesi di scrupolosa osservazione quotidiana del muco cervicale per rilevare alterazioni del ciclo dell’aspirante madre, che vengono poi trattate quasi tutte con la somministrazione di progesterone, anche nei casi in cui le società scientifiche del settore lo sconsigliano, e il ricorso sistematico alla chirurgia pelvica esplorativa alla ricerca di eventuali anomalie asintomatiche, come piccoli fibromi, aderenze, focolai di endometriosi, da rimuovere tutti. “Ci sono quasi sempre”, spiega Hilbert nel manuale, “e contribuiscono a ridurre la probabilità di concepire”. Lo scopo è ripristinare la fertilità della donna così che possa rimanere incinta per vie naturali, un processo che secondo lo stesso ginecologo richiede almeno un paio d’anni di esami e trattamenti.
Messo in questi termini, l’approccio della NaProTecnologia non sembra molto allettante per le coppie che non si pongono restrizioni di natura religiosa.
Una nuova immagine per conquistare il pubblico
Ecco perché nel corso degli ultimi anni i suoi seguaci si sono impegnati a costruire una narrativa positiva della cosiddetta medicina restaurativa riproduttiva, vantando tassi di successo ben più elevati della PMA. A sostegno di queste affermazioni, però, producono solo racconti aneddotici di singoli casi o studi condotti su poche decine di coppie.
La medicina riproduttiva convenzionale, quella che fa ricorso a tecniche di procreazione assistita, non cura veramente l’infertilità, sostengono i difensori della NaPro. Si limita ad aggirare il problema rimpiazzando la fisiologia umana con la tecnologia. Le coppie che si rivolgono ai centri di PMA non vengono sottoposte a esami per diagnosticare le cause dell’infertilità o a trattamenti per curare eventuali patologie sottostanti, ma vengono subito indirizzate alla scorciatoia della provetta.
Non è affatto così, risponde la American Society for Reproductive Medicine in un comunicato pubblicato di recente.
“La medicina restaurativa riproduttiva è medicina riproduttiva senza la PMA”, dichiara la società scientifica. “È un’etichetta che maschera restrizioni di natura ideologica, non basate sull’evidenza scientifica”. Prima di suggerire la procreazione assistita, gli specialisti di medicina riproduttiva consigliano alle coppie uno stile di vita più sano, il monitoraggio dell’ovulazione per individuare il periodo fertile del ciclo, prescrivono esami per diagnosticare eventuali patologie e trattamenti per curarle. La NaProTecnologia non aggiunge nulla di nuovo. Al contrario, sottrae strumenti efficaci.
Sono anche qui da noi
La ragione per cui l’American Society for Reproductive Medicine si è pronunciata sull’argomento è il crescente sostegno che la NaProTecnologia e altre scuole nate sulla sua scia, come NeoFertility e il protocollo FEMM, stanno riscuotendo da parte dei movimenti pro-natalisti anti-scelta americani, che fanno pressione sull’amministrazione Trump per sottrarre risorse economiche alla procreazione medicalmente assistita e indirizzarle verso la medicina restaurativa riproduttiva. Tra loro c’è la Heritage Foundation, la potente lobby conservatrice che ha redatto il Progetto 2025 per incoraggiare l’ascesa di un regime autoritario negli USA. L’estate scorsa, esperti della Fondazione hanno redatto il testo di una proposta di legge per favorire la medicina restaurativa, attualmente all’esame della Commissione Salute del Senato USA, e alcune settimane fa la Heritage Foundation ha pubblicato un rapporto sull’argomento che accusa la PMA di minare la salute delle donne e di stravolgere i significati tradizionali di maternità, paternità e lignaggio familiare.
La diffusione della medicina restaurativa riproduttiva non si limita agli Stati Uniti. Da alcuni anni ha raggiunto anche l’Europa e l’Italia. Studi medici e professionisti sostenitori di questo approccio cercano pazienti italiani attraverso i loro siti web, organizzano convegni e conferenze, presentando le loro tecniche come più efficaci e meno invasive rispetto ai trattamenti di procreazione medicalmente assistita e mascherando opportunamente la matrice confessionale dei loro percorsi.