Mefis
La gatta che pratica l’ascolto per capire «le altre»

L’eredità di Rossana Rossanda per i femminismi costruita in una intera vita di militanza, dall’emancipazione agli anni ’70, alle «altre» come oggetto di studio inclusa se stessa, fino a coinvolgere il suo essere donna e comunista nel mondo in un singolo sguardo che riflette l’oppressore

Mefis  La gatta che pratica l’ascolto per capire «le altre»
non dire gatto se non l’hai nel sacco

04 Aprile 2025

Pubblicato da: Alias, il manifesto

il: 18/01/2025


Cosa c’è nell’eredità di Rossana Rossanda che può considerarsi un lascito per il femminismo di oggi? Rispondere a questo interrogativo significa ripercorrere – pur brevemente – l’evoluzione di un pensiero critico e appassionato che dal femminismo si è lasciato investire fino a trasformarne la visione del mondo e dei rapporti di potere, fino a far emergere un sé, corpo e pensiero. Nonostante fosse siderale la distanza iniziale dell’analisi e dei posizionamenti, il percorso di Rossana appare lucido, attivato da un coinvolgimento intimo e profondo, costruito nell’arco di una vita militante.

Un primo filone della sua analisi è quello che si rivolge – analiticamente – soprattutto al femminismo istituzionale, quello delle donne nei partiti e delle donne elette. Rossana vuole misurare ciò che le donne fanno in politica, il loro numero, i paesi in cui raggiungono i vertici del potere. Analizza l’emancipazione femminile, in ambito occidentale e nei paesi emergenti, rilevando come spesso le donne siano portate al comando da istituzioni conservatrici. Segnala come l’emancipazionismo, condannato dai movimenti di liberazione della donna degli anni 70-80 in quanto legato all’ottenimento degli stessi ruoli dei maschi, sia servito alla ascensione, sia pur modesta, delle donne in politica. Ma riconosce che le donne al potere non hanno cambiano nulla nei rapporti tra i sessi. Del sistema politico esse non hanno cambiato le forme o il metodo e neppure le proporzioni fra contenuti.

Per le quote, dibattito che vi è stato nel femminismo istituzionale, anche internazionale, fino alla fine degli anni Novanta, accettava solo l’ipotesi del 50/50.

L’impatto con il femminismo degli anni ’70-’80 la porta a guardare alle donne come oggetto di studio e, con la stessa affilata intelligenza critica, a osservare il proprio essere donna. In Le Altre (Bompiani 1979; manifestolibri 2021), facendo riferimento a quelle escluse dalla politica, riconosce la condizione subalterna delle donne, ma non vi si riconosce, criticando anche il separatismo femminista: secondo lei l’uva era acerba.

Si tiene però in dialogo con e nelle riviste femministe: Orsaminore, Reti, Memoria, Lapis e così via… Considera inefficace la politica femminista quando ripiegata nel «separatismo», cioè distinta e diffidente rispetto alla «politica generale» maschile ed estranea al cambiamento dei poteri e alla partecipazione. Criticando la condizione di estraneità rileva come le donne stiano in politica «con un piede sospeso». In realtà vi è un ostinato desiderio di analizzare l’intreccio fra contraddizioni di classe e tra maschile e femminile.

Il crinale ambiguo dell’analisi a distanza viene superato nel 1987, quando pubblica, con il titolo esplicito Anche per me, donna persona, memoria (Feltrinelli 1987), una raccolta di «righe dettate dalla memoria o da un’emozione o dal non semplice dialogo con il movimento delle donne» che legittima una nuova consapevolezza di un sé sessuato.

Termina così quell’approccio inquisitore nato nella tensione della ricerca di una legittimità della propria collocazione di sé «altra» nella vita sociale e politica. Prende forma un punto di vista incarnato di una differenza che partecipa a un diverso progetto politico. E di questo suo corpo non tacerà più, anche arrivando coraggiosamente a parlare delle limitazioni dell’invecchiamento, della morte (Questo corpo che mi abita, Bollati Boringhieri 2018). Ma la riflessione di Rossana procede attraverso un ulteriore dubbio: questa differenza, percepita come un meno in tanti campi, può diventare, se assunta pienamente, cambiamento sociale?

Aveva già collocato nel bellissimo libro La ragazza del secolo scorso (Einaudi 2007) la sua appartenenza a un’altra stagione, consapevolezza che, nel 2010, a conclusione del convegno Donne, politica, utopia svoltosi all’Università di Padova e pubblicato nel 2022 con il titolo Un secolo, due movimenti (Futura Editrice 2022) la porta ad associare comunismo e femminismo come espressioni di una soggettività che si vede espropriata, l’uno nei rapporti tra donne e uomini, l’altro tra operai e capitale. Ma in una relazione asimmetrica, con il singolo sguardo che riflette l’oppressore: «Quando il comunista e la femminista disvelano la loro condizione, l’ordine sociale che si vorrebbe socialmente e sessualmente neutro, si percepisce minacciato».

Dopo il 2016 e la diffusione transnazionale del movimento NUDM, la curiosità di Rossana si trasforma in adesione, lo sguardo critico in partecipazione, l’analisi coinvolge il suo essere donna nel mondo. Si allontana dalla neutra oggettività e parte pienamente da sé trovandosi coinvolta con le altre: «Me di fronte a un pezzo di mondo, che non vorrei troppo piccolo».

Rossana ha avuto un interesse inesausto, da gatta, per questo soggetto politico che si stava formando, crescendo, mutando. Fino a diventare messa in gioco, riflessione su di sé e sui propri percorsi di vita, condivisione. Come con la lettera aperta che scrive nel 2019 a NUDM, in cui dichiara di «non poterne più di identità presunte invalicabili – di terra, di sangue, di etnia, di religione e figuriamoci se non di sesso». Si dichiara apertamente «femminista» includendo il femminismo nelle forme di lotta politica. E, infatti, prosegue: «…non c’è battaglia delle donne che io non condivida, talvolta con qualche riserva; non ne ho, penso, nei confronti del testo fatto circolare ora da Non Una Di Meno…».

Dichiara pubblicamente di essere d’accordo sugli obiettivi espressi nello sciopero dell’8 marzo e per questo attacca i sindacati con una importante intervista a Landini (Landini: «Un altro genere di sindacato oggi è possibile», il manifesto, 5 aprile 2019) cui chiede ragione della non adesione del sindacato allo sciopero generale indetto da NUDM. E apre in termini di libertà sessuale e di filiazione, avanzando la tesi di un polimorfismo della sessualità, propendendo piuttosto per lo sdoganamento di incertezze e disordini più che per nuove definizioni, che lei considerava ultimative.

Cosa possiamo prendere, dunque, oggi, dal percorso di Rossana verso il femminismo? Non solo il metodo critico usato per analizzare eventi politici del femminismo e nemmeno la ricerca costante delle ragioni di una collocazione ineguale delle donne nella società (agli inizi spesso colpevolizzando anche «le altre»).

In realtà Rossana ha continuamente cercato di capire, spesso sentendosi inadeguata, diversa per storia e scelte politiche. Ci ha offerto una forma di intelligenza politica attenta e partecipativa, consapevole dei limiti, coraggiosa nelle scelte. Un esempio di pratica intrinsecamente femminista nel suo svolgersi, incarnarsi, mettersi in continua discussione.






Newsletter