Mestiere e non vocazione
Due docenti dialogano a partire dall’eredità di Elena Gianini Belotti a cui tutte, scrivono, dobbiamo «l’intuizione della necessità di una pedagogia femminista»
Pubblicato da: www.leggendaria.it
il: 04/01/2024
Come mai alle maestre si chiede quando proveranno a insegnare alle superiori e non si fa mai la domanda contraria? Perché chiedere a una prof di calarsi nelle classi elementari risulterebbe quasi offensivo. Perché si può parlare del proprio corpo e di quello degli/delle studenti soltanto con le femministe, ma le femministe dimenticano la bambina che sono state? Per quale ragione spesso manca la solidarietà tra le colleghe, quando è stranoto che l’83% dei docenti italiani sono donne? Roberta Ortolano, insegnate di italiano in un liceo romano e Samanta Picciaiola, docente in una primaria di Bologna, sono partite dai libri di Elena Gianini Belotti, dai suoi studi sull’addomesticamento delle bambine e sui privilegi accordati ai maschi fin dalla nascita, dal suo impegno educativo ispirato a Maria Montessori, certe che tutte le dobbiamo «l’intuizione della necessità di una pedagogia femminista». Eccole allora a ripensare la scuola di oggi, se stesse e gli allievi e le allieve ispirandosi alle sue parole, precise, preziose, acuminate come lame dando vita a un testo originale, Sono stata anch’io bambina, Dialogo con Elena Gianini Belotti. In cui dialogano tra loro, seppure ciascuna scriva il proprio contributo. L’esplorazione per Ortolano parte dal bestseller del 1973 Dalla parte delle bambine, per Picciaiola da Prima della quiete. Storia di Italia Donati, un libro del 2003, meno letto, ma potente e indispensabile dove l’autrice descrive le peripezie, le persecuzioni, la fame, la solitudine di una giovane maestra morta suicida nel 1886, quando il regno d’Italia arruola una serie di maestre crocerossine inviandole in giro per la penisola, anche in paesi sperduti, a sfidare maldicenze e scandalo.
Le nostre due autrici (che, va detto, si sono conosciute tramite queste pagine di Cara prof) desiderano dare vita a quella comunità educante in cui docenti di ogni ordine e grado dovrebbero incontrarsi e scambiarsi formazione, competenze didattiche, esperienze come loro fanno in queste pagine di citazioni, riflessioni, testimonianze private, rimandi a volte ironiche a volte malinconiche, ma sempre combattive, che intrigano anche chi è stato solo studente e mai docente, come osserva nella sua bella prefazione Giusi Marchetta.
Roberta Ortolano, figlia di una insegnante con zie e persino una bisnonna maestre, mai da ragazza avrebbe voluto insegnare. “Si è detto che la maggioranza dei corpi che vivono la scuola è femminile, ma questo non vuol dire che questi non subiscano esattamente le stesse discriminazioni, messe in atto dalle donne verso le donne. Gianini Belotti spiega con chiarezza che l’effetto dell’educazione patriarcale anche nelle donne porterà alla reiterazione dei modelli assunti, passando attraverso l’interiorizzazione del senso di debolezza, inadeguatezza, dipendenza. Le insegnanti italiane lavorano in media molte più ore di quelle che sono retribuite, convinte per spirito di sacrificio o di megalomania che senza di loro il Paese intero andrebbe a rotoli, e lo fanno barcamenandosi tra gli impegni di cura familiari di cui sono ancora ampiamente responsabili. Lo stipendio di un’insegnante che non possa contare sulla vita di coppia o sul sostegno della famiglia di origine a oggi non permette una vita completamente autonoma, almeno nelle grandi città. Per cui la contropartita di questo impegno titanico resta comunque la dipendenza. Gli unici luoghi in cui ho occasione di confrontarmi sul tema del corpo dell’insegnante, così come appare in classe, e con colleghi e colleghe, nel suo rapporto conflittuale con il potere che ha e che non ha, sono luoghi femministi. Tutti gli altri contesti escludono il problema, non lo prendono in considerazione”.
Roberta Ortolano, Samanta Picciaiola
Sono stata anch’io bambina
Dialogo con Elena Gianini Belotti
prefazione di Giusi Marchetta
Tab editore, Roma 2023