La storia delle donne e dei femminismi è veramente un tema di interesse nazionale in Italia?
All’Archivio delle donne in Piemonte (ArDP) crediamo di sì.
Per questo motivo, in un momento storico nel quale memoria, storia, femminismo, donne sono parole e concetti che hanno significati sempre più complessi, e nel quale è ormai chiaro che l’intreccio tra mondo virtuale e contesto fisico è un processo cruciale e inesorabile, pensiamo che sia fondamentale prendere una posizione.
Il nostro archivio compirà vent’anni nel 2026 e da gennaio 2024 sta promuovendo un nuovo progetto, dedicato alla realizzazione di una piattaforma online che permetta di descrivere e valorizzare il patrimonio culturale delle donne e dei femminismi presente in Italia.
Sabato 30 novembre e domenica 1° dicembre abbiamo organizzato un incontro nazionale dedicato a dare una forma pubblica e di ampio respiro alla discussione delle nostre ipotesi, invitando archivi e biblioteche delle donne, centri di ricerca, centri di documentazione, e persone interessate. L’incontro si è tenuto a Torino, nella nostra sede e online.
Tra le premesse di questa iniziativa, è senz’altro importante ricordare che ArDP ha preso parte alla conclusione delle attività della Rete Lilith, associazione nazionale di realtà e persone che si è dedicata alla conservazione della memoria, alla produzione culturale, agli archivi e alle biblioteche delle donne.
Nata alla fine degli anni Ottanta dopo un lungo e vitale dibattito tra centri delle donne, ha cessato l’attività nel 2023 con all’attivo la realizzazione del primo sistema informativo per biblioteche e archivi delle donne in Italia, Lilith e Lilarca, purtroppo oggi non più attivo.
Una storia importante, all’insegna della partecipazione, dell’attivismo e dell’utilizzo autonomo della tecnologia, che ha ispirato il rilancio di una progettualità di respiro nazionale e di utilità comune, com’era avvenuto negli anni Novanta e Duemila.
Un lavoro corale, di riflessione e di concreta realizzazione di strumenti perché le tante risorse sparse sul territorio nazionale, raccolte a partire dagli anni Settanta, avessero degli strumenti per essere visibili, fruibili e fisicamente raggiungibili.
A questa premessa si possono aggiungere almeno altri due elementi che hanno concorso all’ideazione del progetto per la realizzazione della piattaforma.
Il primo riguarda la storia delle realtà che nei fatti hanno voluto la conservazione del patrimonio culturale del quale parliamo. I diversi enti, che possono essere formalizzati in associazioni, centri culturali, comitati e fondazioni, nel tempo hanno portato avanti la propria battaglia per legittimare la conservazione di questa documentazione, attribuendole un valore e presidiando i territori con il proprio patrimonio.
Negli anni tante realtà, come la nostra, sono cresciute, si sono trasformate mentre alcune purtroppo hanno cessato la loro attività.
Le attività si svolgono tra volontariato, progettazione e grande impegno professionale, e nel tempo strumenti complessi di descrizione del patrimonio hanno permesso anche alle nostre realtà di avere riconoscimento e visibilità: per tutte il Sistema bibliotecario nazionale, che ha permesso alle realtà piccole e grandi, istituzionali e private, di essere raggiungibili dal pubblico. E poi numerosi strumenti di descrizione del patrimonio archivistico, al momento, alcune volte presenti a livello regionale, altre volte aggregando enti su base diversa.
Nel nostro caso, l’utilizzo di Guarini Archivi e poi della piattaforma Mémora per i beni culturali, entrambi sviluppati dalla Regione Piemonte, ci hanno permesso di conoscere da vicino la realtà di applicativi e piattaforme complesse per la descrizione e valorizzazione del patrimonio culturale.
Il secondo elemento attinge a motivazioni più generali, di carattere politico, legate allo specifico contesto attuale, un momento storico nel quale non è più possibile pensarsi al di fuori del mondo digitale perché gli ormai cinquant’anni di storia della conservazione e il lavoro di due generazioni non corrano il rischio di perdersi e di perdere la propria efficacia nel sapersi comunicare e nello spezzare quella sensazione che si debba sempre ricominciare da capo, a raccontare, raccontarsi, a cercare la continuità e anche, legittimamente, le discontinuità tra generazioni, momenti storici, contesti.
La storia delle donne, infatti, necessita di strumenti riconoscibili e verificabili, raggiungibili da un pubblico che sia il più vasto possibile, e che, come accade nei nostri archivi e biblioteche, possa anche incontrare un contesto che offre cornice di senso e strumenti per l’utilizzo delle risorse.
La progettualità legata alla piattaforma è partita dunque da un approccio partecipativo e si va strutturando attraverso il networking, considerato che ArDP ha sempre lavorato in maniera collaborativa con altri enti e realtà, e che ora è più che mai necessario avere una forza collettiva per arrivare all’obiettivo.
Inoltre, questa progettualità sollecita numerose questioni, dalla sostenibilità al problema dell’obsolescenza sul lungo periodo, dalla relazione con le istituzioni e con gli enti che si occupano dei beni culturali agli aspetti infrastrutturali, dall’accessibilità delle risorse al buon posizionamento nel web.
Alcuni di questi temi sono stati trattati durante un ciclo di seminario che abbiamo organizzato tra maggio e giugno, perché con il network potessimo toccare con mano le tante questioni che sono sul piatto.
Con l’incontro nazionale del 30 novembre e del 1° dicembre andremo a discutere quali saranno le reali esigenze di chi conserva il patrimonio, e come vorremo procedere nel 2025 per realizzare la piattaforma.