POESIA e PROZAC

LA SCUOLA INTRANSIGENDER invece servono guide che non vogliono irregimentarci, omologarci, piegarci a un pensiero unico servo del potere, urgono maestrə di vita che educhino le menti alla libertà e alla riflessione, e non parcheggiatori di personaggi in cerca di autore, servi di ideologie coatte e politiche di governo omologanti. 

POESIA e PROZAC
POV: un 6 può essere un 9

07 Marzo 2025

Più etica meno estetica, anzi anestetica, questo chiederei agli insegnanti oggi. La nuova scuola di Valditara è dura e pura: Ragione, reazione, punire il colpevole, espellere il male, fabbricare “mattoni nel muro”, manovalanza del sovranismo meloniano che anela alla formazione di una patriottica classe dirigente sfornata dal fallimentare – 375 iscritti in tutta Italia a settembre 2024 (fonte: Manifesto) – liceo del Made in Italy.  L’inasprimento delle regole, il giro di vite fa scopa con l’intransigenza autoritaria di certa destra orba del proprio pressappochismo. 

Pugno di ferro è pugno di mosche, lo so pure io che sono nessuno e centomila.

POV (per chi non bazzica i social: sta per Point of View, introduce scenari): Liceo gotha della capitale, dove per gotha si intende il dio Eduscopio, strumento malefico per le ambizioni di adolescenti e leve genitoriali di varia estrazione. Lo so, per esperienza diretta, perché all’epoca decisi di dare fiducia a velleità statistiche e a una bambina uscita da una scuola media illuminata, cattedrale nel deserto della scuola italiana, destinata a non avere seguito nel passaggio al livello successivo. E ho pagato, come tutti, forse tanti, il prezzo della mia curiosità ingenua, finita nel tritacarne dei programmi schiavi del profitto, delle medie aritmetiche, dell’uniformità del sapere, del non avrai altro interesse all’infuori di me. Niente sport, niente musica, niente politica, niente idee, niente spazio per la debolezza, per quella compagna che si taglia, o quell’altra che, stremata, inghiotte pillole o cibo ritenendoli una soluzione.  

Educare alle differenze, la buona scuola questo dovrebbe fare. 

POV: il ragazzo dai pantaloni rosa, quel compagno, quell’Andrea Spezzacatena – nomen omen, una storia che accende i riflettori su omofobia, bullismo e pochezza in ambito scolastico e sociale e di questo non si può che essere grati a chi ha saputo trasformare una vicenda dolorosa in un monito alle generazioni future – ecco, a quel ragazzo serviva una rete salvifica, anzi normale e attenta alle esigenze di tutti, di classe docente e dirigente. Di cura, di formazione, di rispetto, di educazione alle differenze, in grado di fare delle specialità del singolo un punto di forza, e non il pretesto per escludere. Ma che può fare oggi la scuola italiana, che condanna le differenze, le schiaccia, le sacrifica in nome di classifiche e profitto? 

Ci servono guide che non vogliono irregimentarci, omologarci, piegarci a un pensiero unico servo del potere, urgono maestrə di vita che educhino le menti alla libertà e alla riflessione, e non parcheggiatori di personaggi in cerca di autore, servi di ideologie coatte e politiche di governo omologanti. 

Lo studente studia, l’insegnante insegna, ovvero “imprime segni”. Una missione da valorizzare, sostenere, osservare con occhio vigile e puro. L’educazione non può essere strumentale a nulla, se il suo fine ultimo è la libertà di pensiero.






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