Prepotenti
di Lara Ghiglione

Codici di dominio ci hanno insegnato a considerarci rivali, a misurare il nostro valore in rapporto alle altre, a pensare che lo spazio sia poco e che dunque vada sottratto a qualcuno. Invece la forza sta nel trasformare il legame in cambiamento (Futura editrice 2026)

Prepotenti di Lara Ghiglione
Lara Ghiglione, Prepotenti

05 Maggio 2026

Ho voluto scrivere questo libro perché sono convinta che una delle battaglie più urgenti del nostro tempo riguardi la grammatica del potere. Perché credo sia necessario rifiutare la pedagogia della sopraffazione e dimostrare che non è inevitabile. Il potere machista è una cultura che si regge sulla paura, sull’umiliazione, sulla svalutazione del dissenso, sull’ossessione del controllo. Una cultura che premia chi domina e punisce chi coopera, chi dubita, chi apre spazi di partecipazione. Una cultura che zittisce le donne non solo quando parlano, ma già quando provano a esercitare la propria autonomia di pensiero. Esiste un legame profondo tra autoritarismo e patriarcato, tra machismo e modelli di leadership, tra marginalizzazione delle donne e impoverimento della democrazia.

Il femminismo ci ha insegnato a notare chi parla, chi viene ascoltato, chi viene interrotto, chi paga il prezzo del conflitto e chi invece si muove nel mondo con il privilegio dell’autorità riconosciuta in anticipo. E ci insegna anche che la battaglia per la libertà delle donne non riguarda soltanto le donne, ma la qualità complessiva della vita collettiva. Ma non basta cambiare i nomi di chi comanda, se restano intatti i codici del dominio. Non basta che una donna arrivi in alto, se per restarci deve imitare la stessa brutalità che per secoli ci ha escluse, ridotte al silenzio e marginalizzate. Non basta l’accesso, se l’accesso ha come prezzo l’obbedienza ai modelli tossici costruiti da altri. La liberazione non consiste nell’occupare il palco del patriarcato ripetendone il copione. La liberazione comincia quando cambiamo scena, linguaggio, regole del gioco. Quando smettiamo di pensare il potere come comando e iniziamo a praticarlo come relazione, responsabilità condivisa, ascolto, capacità di generare libertà anche per le altre e per gli altri.

Prepotenti intende dimostrare che esiste una forza immensa nelle pratiche della relazione, della cooperazione e del riconoscimento reciproco. In queste pagine provo a nominare ciò che spesso viene minimizzato o derubricato a sensibilità individuale: il silenziamento, i bias, le discriminazioni, la ridicolizzazione della vulnerabilità, il fastidio verso la parola femminile, la trasformazione della violenza in normalità quotidiana. Provo a nominare anche quella stanchezza sottile che molte donne conoscono bene: la fatica di dover sempre dimostrare qualcosa in più, di dover essere impeccabili per ottenere metà del riconoscimento, di dover continuamente negoziare il diritto di esistere nello spazio pubblico. Ho voluto farlo anche attraverso un glossario potente, perché nominare è un gesto politico. Quello che non si nomina resta confuso, privato, e finisce per sembrare un problema nostro, una nostra fragilità, una nostra incapacità di adattarci. Invece molte delle ferite che attraversiamo hanno una struttura, una storia, una matrice culturale e politica precisa. E dunque possono essere riconosciute, contrastate e cambiate.

Le parole possono essere strumenti di dominio, ma possono anche diventare strumenti di liberazione. E quando finalmente riusciamo a nominare ciò che ci accade, qualcosa si sposta: la colpa smette di gravare solo su chi subisce, e il sistema che produce quella sofferenza diventa visibile. Io credo profondamente che la cooperazione sia uno dei gesti più radicali che possiamo compiere in un tempo addestrato alla competizione permanente. o La cultura machista prospera anche così: separandoci, facendoci credere che la solidarietà sia ingenuità. Invece quando la sorellanza è vera è costruzione di forza comune. È la decisione di non lasciare sola chi viene colpita, di non considerare individuale ciò che è sistemico, di trasformare il legame in cambiamento. Anche per questo, nel libro, la critica non si separa mai del tutto dalla speranza. La speranza che nasce quando si capisce che un altro modo di stare nelle relazioni, nei luoghi di lavoro, nella politica e nelle istituzioni non solo è desiderabile, ma è necessario. Vorrei che Prepotenti potesse essere questo: uno spazio in cui riconoscersi, una lingua comune per dare senso a esperienze disperse, una forma di compagnia politica e umana per chi si è sentita isolata.

Prepotenti non è un libro scritto per contemplare le macerie. È un libro che vuole aprire possibilità. Perché accanto alla critica del dominio c’è anche l’ostinazione della costruzione.

Link della casa editrice: https://www.futura-editrice.it/prodotto/prepotenti/

Pagina Instagram legata al libro: https://www.instagram.com/noisiamopotenti/






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