Scuola & sessismo

Un’azione del collettivo transfemminista studentesco denuncia il linguaggio dei docenti. E la scuola si arrocca. Accade al liceo classico Luciano Manara di Roma

Scuola & sessismo
ciclocomescusa, @lollimonaco

03 Novembre 2024

La prima volta che ci siamo riunite, abbiamo capito subito che stava succedendo qualcosa di grande.
Per molte di noi è stata la prima volta in cui ci siamo sentite a nostro agio nel condividere le nostre esperienze, senza che queste venissero sminuite o giustificate.
Abbiamo creato cosi, senza rendercene conto, una situazione di intimità e fiducia, da cui uscivano spontaneamente sempre più esperienze personali, e tornavamo spesso a casa con gli occhi bagnati.
Nella nostra quotidianità non avevamo mai trovato una figura a cui poter chiedere aiuto senza ricevere giudizi o mortificazioni: guardandoci negli occhi, abbiamo capito tutte che, oggi, l’unico modo di affrontare tutte le difficoltà che derivano dal nostro essere donne fosse quello di sostenerci e aiutarci a vicenda, senza giudicarci, (così da non sentirci sole.)

Una volta, in assemblea, ci siamo soffermate in particolare sulla condivisione di esperienze di disagio vissute nelle classi del nostro istituto,
e ci siamo rese conto molto presto che tutte quante, almeno una volta, ci siamo trovate davanti a frasi sessiste, mortificanti e umilianti, pronunciate dai nostri docenti.

Parlandone ci siamo accorte che erano davvero tantissimi i professori e le professoresse che, almeno una volta, avevano pronunciato nelle nostre classi frasi di questo tipo,
e ci ha fatto riflettere molto che quest’ultime fossero state pronunciate a pari misura da uomini e donne, senza grandi distinzioni d’età.

L’idea di renderle pubbliche è stata assolutamente spontanea. Nessuna di noi, sul momento, si è soffermata a pensare concretamente su quali sarebbero state le conseguenze. La nostra azione era spinta unicamente dalla volontà di mostrare a tutti quanti ciò che noi studentesse subiamo quotidianamente nelle nostre classi, rendendola una protesta, ma allo stesso tempo una richiesta di aiuto.

Volevamo semplicemente far sì che tutti e tutte si rendessero conto dell’immenso problema che invade le nostre aule, che grava moltissimo su tutti gli studenti e che fatica tantissimo ad emergere.

La nostra preoccupazione era anche e soprattutto verso le ragazze e i ragazzi più piccoli – e ci riferiamo anche alle classi elementari e medie – che sono completamente impossibilitati a riconoscere le frasi discriminatorie e non hanno alcun modo do chiedere aiuto.
La nostra azione ha avuto una risonanza potentissima. Per giorni, nelle aule e nei corridoi non si è parlato d’altro.
Ma siamo rimaste davvero deluse dalla reazione degli adulti della scuola.

Speravamo che la priorità del corpo docenti e del dirigente fosse quella di tutelare gli studenti e le studentesse e di riconoscere l’allarmante situazione che avevamo cercato di denunciare, ma non è stato così.
Ci è sembrato infatti che la priorità sia stata sollevare tutti i docenti dalle proprie responsabilità e tutelare la reputazione della scuola.
In molti casi non è stata minimamente riconosciuta la gravità delle frasi da noi denunciate, e siamo state accusate di averle estrapolate da un contesto in cui potevano esser ritenute pertinenti e tollerabili.
Nemmeno in sede istituzionale, quale il consiglio d’istituto, è stata accolta la nostra domanda d’attenzione riguardo al sessismo presente nel nostro liceo e soprattutto alle dinamiche di potere e machiste che si ripropongono all’interno degli organi istituzionali come il consiglio d’istituto, che invece di ascoltare la parte studentesca si preoccupava dell’immagine del corpo docenti e di minimizzare la nostra azione a detta loro “offensiva nei confronti dei e delle docenti”.

Il problema è proprio questo. Tutti cercavano di salvarsi la faccia e salvare l’immagine della scuola e nessuno ha pensato che forse se accadono queste cose all’interno di una scuola c’è un problema alla base della società e dell’educazione, e che alla fine non c’è bisogno di puntare il dito o tirare fuori nomi di colpevoli,ma c’è bisogno di un esame di coscienza collettivo che porti tutte e tutti a cambiare questa società patriarcale, partendo dalle piccole frasi, parole e termini che usiamo e partendo da un’analisi su quanto il transfemminismo sia necessario all’interno di una scuola, e che se anche non viene portato dai docenti allora saranno le studentesse e gli studenti a farlo.






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