Scuola & sessismo
Un’azione del collettivo transfemminista studentesco denuncia il linguaggio dei docenti. E la scuola si arrocca. Accade al liceo classico Luciano Manara di Roma
La prima volta che ci siamo riunite, abbiamo capito subito che stava succedendo qualcosa di grande.
Per molte di noi è stata la prima volta in cui ci siamo sentite a nostro agio nel condividere le nostre esperienze, senza che queste venissero sminuite o giustificate.
Abbiamo creato cosi, senza rendercene conto, una situazione di intimità e fiducia, da cui uscivano spontaneamente sempre più esperienze personali, e tornavamo spesso a casa con gli occhi bagnati.
Nella nostra quotidianità non avevamo mai trovato una figura a cui poter chiedere aiuto senza ricevere giudizi o mortificazioni: guardandoci negli occhi, abbiamo capito tutte che, oggi, l’unico modo di affrontare tutte le difficoltà che derivano dal nostro essere donne fosse quello di sostenerci e aiutarci a vicenda, senza giudicarci, (così da non sentirci sole.)
Una volta, in assemblea, ci siamo soffermate in particolare sulla condivisione di esperienze di disagio vissute nelle classi del nostro istituto,
e ci siamo rese conto molto presto che tutte quante, almeno una volta, ci siamo trovate davanti a frasi sessiste, mortificanti e umilianti, pronunciate dai nostri docenti.
Parlandone ci siamo accorte che erano davvero tantissimi i professori e le professoresse che, almeno una volta, avevano pronunciato nelle nostre classi frasi di questo tipo,
e ci ha fatto riflettere molto che quest’ultime fossero state pronunciate a pari misura da uomini e donne, senza grandi distinzioni d’età.
L’idea di renderle pubbliche è stata assolutamente spontanea. Nessuna di noi, sul momento, si è soffermata a pensare concretamente su quali sarebbero state le conseguenze. La nostra azione era spinta unicamente dalla volontà di mostrare a tutti quanti ciò che noi studentesse subiamo quotidianamente nelle nostre classi, rendendola una protesta, ma allo stesso tempo una richiesta di aiuto.
Volevamo semplicemente far sì che tutti e tutte si rendessero conto dell’immenso problema che invade le nostre aule, che grava moltissimo su tutti gli studenti e che fatica tantissimo ad emergere.
La nostra preoccupazione era anche e soprattutto verso le ragazze e i ragazzi più piccoli – e ci riferiamo anche alle classi elementari e medie – che sono completamente impossibilitati a riconoscere le frasi discriminatorie e non hanno alcun modo do chiedere aiuto.
La nostra azione ha avuto una risonanza potentissima. Per giorni, nelle aule e nei corridoi non si è parlato d’altro.
Ma siamo rimaste davvero deluse dalla reazione degli adulti della scuola.
Speravamo che la priorità del corpo docenti e del dirigente fosse quella di tutelare gli studenti e le studentesse e di riconoscere l’allarmante situazione che avevamo cercato di denunciare, ma non è stato così.
Ci è sembrato infatti che la priorità sia stata sollevare tutti i docenti dalle proprie responsabilità e tutelare la reputazione della scuola.
In molti casi non è stata minimamente riconosciuta la gravità delle frasi da noi denunciate, e siamo state accusate di averle estrapolate da un contesto in cui potevano esser ritenute pertinenti e tollerabili.
Nemmeno in sede istituzionale, quale il consiglio d’istituto, è stata accolta la nostra domanda d’attenzione riguardo al sessismo presente nel nostro liceo e soprattutto alle dinamiche di potere e machiste che si ripropongono all’interno degli organi istituzionali come il consiglio d’istituto, che invece di ascoltare la parte studentesca si preoccupava dell’immagine del corpo docenti e di minimizzare la nostra azione a detta loro “offensiva nei confronti dei e delle docenti”.
Il problema è proprio questo. Tutti cercavano di salvarsi la faccia e salvare l’immagine della scuola e nessuno ha pensato che forse se accadono queste cose all’interno di una scuola c’è un problema alla base della società e dell’educazione, e che alla fine non c’è bisogno di puntare il dito o tirare fuori nomi di colpevoli,ma c’è bisogno di un esame di coscienza collettivo che porti tutte e tutti a cambiare questa società patriarcale, partendo dalle piccole frasi, parole e termini che usiamo e partendo da un’analisi su quanto il transfemminismo sia necessario all’interno di una scuola, e che se anche non viene portato dai docenti allora saranno le studentesse e gli studenti a farlo.