Soldi Sesso Potere
In Italia, nel 2025, il tasso di occupazione femminile è ancora il più basso d'Europa. La maternità resta il principale fattore di rischio lavorativo. Le donne continuano a svolgere due volte e mezzo il lavoro non retribuito rispetto agli uomini
Quando ho iniziato a scrivere questo libro, sapevo che sarebbe stato diverso dai precedenti. Lo sentivo nelle ossa. E lo sentono, credo, anche le persone che mi sono vicine: me l’hanno detto in tante, durante i mesi in cui lo scrivevo. Ti illumini quando ne parli. Ecco, è proprio così. Soldi, sesso e potere è il libro in cui ho messo davvero tutto.
Partiamo dal contesto, perché il contesto conta. Stiamo vivendo un momento storico segnato da un’ondata reazionaria e anti-woke partita dagli Stati Uniti e arrivata fin da noi, da una misoginia crescente che non si limita agli ambienti tossici della cosiddetta manosfera ma dilaga nelle istituzioni, nelle aziende, nei salotti, perfino nelle chat di famiglia. Il mantra che si sente ovunque è sempre lo stesso: non c’è più bisogno di parlare di parità, perché le donne sono dappertutto, sono stati fatti enormi progressi e se qualcuna non ce la fa, be’, la colpa è la sua. Individualizzare il problema. Depoliticizzarlo. Renderlo una questione di attitudine, di scelte personali, di mancanza di ambizione. È una strategia vecchissima, ma purtroppo funziona ancora benissimo.
Questo libro nasce dall’urgenza di smontare quella narrazione. Svincolarla dal percepito agganciarla ai dati e alla letteratura scientifica. Perché i dati non si possono ignorare, anche quando smentiscono le storie che ci raccontiamo. In Italia, nel 2025, il tasso di occupazione femminile è ancora il più basso d’Europa. La maternità resta il principale fattore di rischio lavorativo. Le donne continuano a svolgere due volte e mezzo il lavoro non retribuito rispetto agli uomini. E questi, purtroppo, non sono dettagli: sono le fondamenta di un sistema che ha bisogno delle donne esattamente dove sono. Ha bisogno che siano subordinate e invisibili. Il libro è diviso in tre parti.
Nella prima, I soldi come dispositivo di potere, ripercorro la storia economica della dipendenza femminile: dal matrimonio come contratto di subordinazione (non un sogno romantico, quanto piuttosto un meccanismo giuridico ed economico di trasferimento sistematico di risorse dalle donne agli uomini) al gender pay gap, dal lavoro invisibile e non retribuito all’esclusione strutturale dall’accesso al credito. Sono storie che sembrano lontane e che invece sono vicinissime: il Codice civile italiano del 1942 sanciva esplicitamente la subordinazione della moglie al marito. Le clausole di nubilato (quelle che imponevano alle donne di lasciare il lavoro al momento del matrimonio) sono state abolite solo nel 1963. Non stiamo parlando di un’altra epoca: stiamo parlando delle madri e delle nonne di molte di noi.
Nella seconda parte, Sesso e potere: corpi, desideri e mercati, mi occupo di come il corpo delle donne sia stato (e continui a essere) un campo di controllo sociale ed economico. L’economia dell’apparenza, la biopolitica della riproduzione, il desiderio costruito come prodotto di mercato, il sex work tra stigma e autodeterminazione. Il corpo femminile non è mai stato davvero delle donne: è sempre stato uno spazio conteso e disciplinato dagli uomini. E oggi, mentre si smantellano diritti riproduttivi in tutto il mondo occidentale, quella contesa si fa più esplicita e più violenta.
Nella terza parte, Potere, leadership e riscrittura delle regole, provo a immaginare qualcosa di diverso. Una leadership femminista che non si limiti a replicare i modelli dominanti ma li sovverta. Una redistribuzione che vada oltre l’uguaglianza formale. Utopie concrete, nella convinzione che l’utopia non sia un lusso. Che sia (che possa essere) una strategia politica. E ho provato a formulare proposte reali, perché non mi basta analizzare il problema: voglio contribuire a cambiarlo.
Il tono è diverso da quello dei miei libri precedenti. Più diretto, meno compiacente, più consapevole. Me lo sono concessa, questa volta. Perché questo, per me, è anche il libro della maturità: avvicinandomi ai cinquant’anni, so di meritare il mio spazio e di non doverlo giustificare.
Ma c’è qualcosa di più. Questo è un libro politico. Non nel senso partitico del termine, ma nel senso più profondo: è un libro che parla di potere, di chi ce l’ha e di chi ne è escluso, di come quelle esclusioni vengano naturalizzate e presentate come inevitabili, di come si possa (e si debba) costruire qualcosa di diverso. Perché il femminismo è una delle poche prospettive intellettuali e politiche che mette davvero in discussione le strutture fondamentali del sistema economico e sociale in cui viviamo.
La mia speranza è che questo libro possa essere utile a tutte le persone che stanno cercando di capire cosa fare per rendere il mondo un posto migliore per tutte e per tutti. Ma soprattutto (come gli altri due) è un libro che vuole creare comunità. Sollevare tante donne dalla sensazione di essere sbagliate. Aiutarle a capire, una volta per tutte, che il problema non sono loro: è il sistema.
E che i sistemi si possono cambiare.