Solo una sana
e consapevole libidine..

Introdurre l'educazione sessuoaffettiva, l'educazione all'affettività di relazione, educare per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate su genere e orientamento sessuale, per farlo basterebbe valorizzare quella rete di università, associazioni, centri antiviolenza, movimenti e femminismi che questo percorso l'hanno già avviato da tempo.

Solo una sana e consapevole libidine..

19 Gennaio 2025

Dall’educazione all’affettività all’educazione alla fertilità, ZOT! è bastato fare un giro di soldi.

Il governo con un colpo secco ha cambiato destinazione ai fondi previsti per l’educazione all’affettività verso una non ben precisata educazione alla fertilità. Ben 500mila euro già approvati in manovra diventano un bel regaletto ai Pro Vita & Famiglia, la ONLUS che fa il lavoro di lobby contro i diritti e, in particolar modo, contro quelli riproduttivi, di scelta e delle persone LGBTQIA+, e ai leghisti che avevano giurato battaglia contro qualsiasi educazione sessuale negli istituti.

Ecco la scuola del merito dove la priorità diventa formare il corpo insegnante sull’infertilità e su come prevenirla, perché riproduzione e aumento delle nascite hanno la precedenza su tutto. Meglio lo spiega il ministro Ciriani occorre formare gli insegnanti “prioritariamente riguardo alle tematiche della fertilità maschile e femminile, con particolare riferimento all’ambito della prevenzione delle infertilità”. Neanche due spicci quindi per contrastare la violenza maschile contro le donne e di genere, perché se il patriarcato è morto – come sostiene il Ministro Valditara – a cosa serve prevenire partendo dalle scuole le cause dei comportamenti violenti? Perché cercare di insegnare affettività e sessualità consapevole a qualche maschio adolescente con il testosterone in circolo?

Meglio sapere cosa può turbare la fertilità ( fanno più danno i jeans stretti o l’inquinamento urbano? l’uso di alcool o lo stress? ) e cosa potrebbe incentivare la natalità, perché la deriva integralista e reazionaria del governo si preoccupa delle future nascite e non pensa che in Italia ci sia un problema strutturale con la violenza maschile, con quella cultura machista e patrircale che alimenta il contatore dei femminicidi o degli attacchi omotranfobici. L’importante è negare un percorso di educazione alla sessualità consapevole, all’affettività, al consenso e al rispetto delle differenze.

Le destre si compattano con i movimenti integralisti cattolici così la ministra dell’università Anna Maria Bernini avvia una ispezione sul pericolosissimo corso di “Teorie di genere e queer” che si tiene all’Università di Sassari e un’altra sul «Laboratorio per bambin* trans e gender creative» di Roma Tre.

Nessuna educazione sessuale obbligatoria, per carità, perché l’obiettivo è la fertilità, in perfetta sintonia con paesi come la Bulgaria, la Lituania, la Polonia, la Romania e – ovviamente – l’Ungheria.

Come si parlerà di fertilità è ancora poco chiaro. Sono previsti i moduli di aggiornamento per gli insegnanti, ma come saranno fruiti da alunne e alunni non è stato spiegato. Inoltre, non sono stati presentati all’attenzione di deputati e cittadinanza i dati di riferimento sull’utilità di parlare di fertilità per sconfiggere l’inverno demografico, che così tanto tedia la ministra Eugenia Roccella e tutto il governo Meloni.






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