STUDENTI
S-CATENATE

Storia di abusi, molestie e sportelli fantasma nell’università di Genova

Studenti S-catenate
autodeterminazione la nostra unica legislazione

20 Novembre 2024

di Giuliet Mattola e Laura Guidetti del nodo genovese di Nudm

Alcune studenti della facoltà di Architettura di Genova, lo scorso ottobre, si sono accorte che un professore associato utilizzava le loro foto prese dai social per creare materiale sessuale tramite IA, che poi veniva diffuso su alcune chat Telegram. Iniziano le indagini della Polizia Postale e il rettore Delfino sospende il professore dal suo incarico.
Questa la miccia che porta le e gli studenti del collettivo universitario Cambiare Rotta ad indire in data 31 Ottobre la prima assemblea pubblica con all’ordine del giorno i casi di molestie all’interno dell’Università. La richiesta che ne deriva è chiara e semplice: aprire uno sportello antiviolenza, realizzando un progetto del CPO, già pronto da dieci mesi.
Queste le loro parole: “La sospensione di un professore non è sufficiente in un caso come questo. L’Università non ha espresso neanche una parola di solidarietà nei confronti delle studenti coinvolte”. La richiesta di uno sportello antiviolenza sarebbe una concessione minima in riferimento ai numerosi casi di ricatto e abuso di potere che questa vicenda ha portato a galla all’interno dell’Ateneo genovese.
L’obiettivo quindi non è quello di strumentalizzare quanto accaduto ad Architettura, né di dare vita a una caccia all’uomo, ma spostare il focus sulla violenza sistemica esercitata da sempre in ambienti fondati su gerarchie di potere, di cui l’Università non è certamente immune. È necessario attivare concrete azioni di prevenzione e monitoraggio e nel contempo evitare ogni forma di deresponsabilizzazione della comunità educante: non è sufficiente allontanare le “mele marce” per rendere le facoltà spazi sicuri.
Il Rettore, in tutta risposta alla mobilitazione studentesca, per i primi giorni ha negato fermamente il dialogo, a tal punto che alcune studenti lunedì 11 novembre si sono incatenate alle colonne della sede di Balbi 5, pur di essere ricevute in colloquio. Hanno passato due notti al gelo prima che il rettore Delfino, attraverso la prorettrice Nicoletta Dacrema, inviasse alle studenti un documento in cui si ribadiva la stessa posizione espressa dieci mesi fa alla stampa locale. Infatti, in alcune dichiarazioni il Rettore aveva millantato l’avvio di un progetto che prevede un punto d’ascolto gestito da uno psicologo. Questa figura professionale giudicherà se i casi a lei riportati siano tali da richiedere l’ausilio di un CAV o di altri organi preposti. Una misura che ovviamente non promette di interviene strutturalmente sulla condizione di ricatto a cui sono sottoposte le studentesse, le dottorande e il personale tecnico amministrativo, e che risolve tutto con un semplice punto d’ascolto. Ma che è pure una beffa, perché si sostituisce, senza alcuna spiegazione, al progetto nato su mandato del CPO dell’Università: svolto nell’ambito di un assegno di ricerca finanziato dall’Ateneo con oltre 23 mila euro e condotto da una ricercatrice, Mariella Popolla, specializzata in questo ambito, che ha studiato il modello di sportello dell’Ateneo spagnolo di Valencia.

Il requisito centrale di questo progetto, per ora gettato sul fondo di un cassetto, è il diretto coinvolgimento dei centri antiviolenza attivi sul territorio; è importante che il primo approccio venga affidato a personale di competenza, formato appunto dai CAV. Alla luce di esperienze analoghe in altre università, la proposta ha l’ambizione di allargarsi e diventare, oltre che sportello antiviolenza, punto di riferimento per persone LGBTQIA+, osservatorio e aula studio e biblioteca per tutte e tutti coloro a cui interessa approfondire gli studi di genere.

La pressione dell* studenti ha indotto il Rettore Delfino a concedere un breve incontro ad alcune rappresentanti del collettivo dopo che l’occupazione dal cortile di Balbi 5 è stata spostata di fronte al rettorato al secondo piano dell’edificio. Incontro servito solo a ribadire fermamente l’ineluttabilità dei fatti, l’unico progetto che verrà approvato sarà il suo, con la promessa di un altro incontro, dove visionare insieme il progetto. Ciò che si vuole adesso è che tale incontro possa accogliere la più ampia partecipazione possibile con le soggettività che animano l’Ateneo e che sono interessate a capire le ragioni del voltafaccia intrapreso dalla direzione universitaria – che prima finanzia un progetto di ricerca e nel momento in cui questo progetto deve essere attuato, preferisce prendere accordi con enti esterni e in completa riservatezza.
Contrariamente a quanto desiderato dal Rettore, questa sua rigidità ha prodotto qualcosa di positivo: da un lato le lotte dell* studenti e dall’altro la solidarietà e la presa in carico di parte del personale docente delle diverse facoltà.
Si è creato un gruppo eterogeneo composto da persone provenienti dalle diverse componenti dell’Ateneo genovese per affiancare le* studenti in questa lotta, unificando le istanze del gruppo a quelle del collettivo studentesco. Questo gruppo, che ha come punto di riferimento la prof.ssa Luisa Stagi, sociologa co-fondatrice di AG About Gender e appena rieletta nel CPO, si è offerto come interfaccia tra collettivo e istituzione universitaria e come accoglienza per chi subisce ricatti e discriminazioni. La stessa Stagi, in una assemblea del nodo genovese di Nudm, ha raccontato che sta ricevendo numerose telefonate con segnalazioni di abusi e molestie subite da studenti, ma anche da dottorande e da collaboratrici degli uffici tecnici e amministrativi, quasi un MeToo universitario!

Il comunicato stilato dalla comunità universitaria solidale alle richieste delle* studenti ha già raccolto circa 700 firme, questo il link:

Queste numerose adesioni riflettono una profonda volontà di indagine e partecipazione, incarnano il senso che “la violenza di genere ci riguarda” nessun escluso e che è responsabilità di tutt* farsene carico. Martedì 21 novembre il gruppo si vedrà riunito in presenza per la prima volta, per cercare di capire come rendere queste 700 firme una RIVOLUZIONE TRANSFEMMINISTA!






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