The blue Lady
Beatrice Hastings, una donna in rivolta

Un femminismo potente e trasgressivo che ha affidato alle pagine del «The New Age» la rivendicazione del diritto alla scelta del proprio destino

The blue Lady. Beatrice Hastings Una donna in rivolta
Beatrice Hastings in un ritartto di Modigliani.jpg

26 Maggio 2026

L’interesse verso Beatrice Hastings (1879-1943 GB) nasce in Italia per la prima volta all’interno di un’indagine svolta dal Caffè Letterario e libreria delle donne “Le Cicale Operose”, a cura di Maristella Diotaiuti e Federico Tortora, nell’ambito di un più vasto programma di valorizzazione e diffusione della scrittura delle donne, dei loro linguaggi, del loro pensiero e agire politico. Inchiesta necessaria per restituire alla memoria della storia delle donne la sapiente figurazione di una donna, di un’intellettuale assolutamente speciale, poliedrica e complessa. Emily Alice Haigh è il vero nome di Beatrice Hastings. Di origine inglese, vissuta fino all’adolescenza in Africa, si trasferì a diciotto anni in Europa, poi a New York, infine tra Londra e Parigi, dopo aver sentito di essere “speciale” e non addomesticabile dall’educazione restrittiva riservata alle donne della sua generazione. Lettrice selvaggia e acuta, sbarcò in Europa con un bagaglio di esperienze culturali molto originale.

Alice volle abbandonare il nome dato a lei dalla famiglia paterna e inventò se stessa, si rinominò e si partorì diversa. Nasce così Beatrice Hastings, un’intellettuale scomoda e trasgressiva. Mai compiacente con i suoi colleghi e con gli artisti della sua epoca, capace di prendere sempre posizione su questioni spinose che spaziano dalla denuncia femminista dell’educazione mutilante delle giovani donne, fino all’invettiva contro la politica capitalista e coloniale. Beatrice Hastings scrisse e raccontò la condizione femminile del suo tempo, utilizzando ogni genere letterario, racconti, poesie, fiabe e soprattutto articoli di giornale, ma non pubblicò mai sillogi di racconti e romanzi con una casa editrice. Tutto ciò che scrisse venne affidato alla pagina del giornale, la sua casa culturale. Alice inventò attraverso la sua biografia, la Donna anticonformista, la Libera Pensatrice, che si pone il compito epico di smantellare gli stereotipi di genere del patriarcato sessista, affermando il principio di autodeterminazione esistenziale della donna, di tutte le donne, rivendicando per se stessa e per le altre il diritto alla scelta consapevole e non obbligatoria di essere madre e sposa. Il diritto di autodeterminazione del proprio destino, superando la programmazione sociobiologica del tempo.

Beatrice Hastings cercava una scrittura originale e diretta, profonda e molteplice per contenuti e forma. Sperimentò con passione e disciplina una varietà considerevole di linguaggi, di registri e di canoni letterari, con lo scopo preciso ogni volta di esprimere il suo pensiero rivoluzionario e trasgressivo, denunciando con puntigliosa volontà l’offesa della sudditanza culturale e esistenziale delle donne, prendendo sempre posizione pubblica a favore degli oppressi, degli esclusi, i poveri e gli emarginati delle società e del mondo, le donne prima di tutto, le etnie perseguitate come i neri d’Africa, gli Ebrei, i Rom, i carcerati, i condannati a morte, i lavoratori sfruttati e sottopagati, i folli, fino alle creature più piccole e fragili, invisibili quasi, come gli animali. Aveva visto lo sfruttamento coloniale in Africa, le condizioni di profondo disagio in cui vivevano i nativi africani a causa del colonialismo. Aveva visto la violenza degli interessi capitalistici in Europa, l’assurdità della guerra e la sudditanza delle donne. Beatrice doveva essere soprattutto una scrittrice politica e la sua è stata una poesia civile, non ascrivibile a nessuna delle correnti letterarie presenti nella sua epoca.

Propose un modello di libertà femminile, libertà sessuale e sentimentale completa e trasgressiva, modello che non poteva essere compreso per il suo radicalismo estremo nemmeno dalle suffragette sue coetanee e per questo pagò sulla sua pelle un prezzo altissimo: la povertà, l’isolamento e l’esclusione. Ma Beatrice non compiaceva nessuno, non si faceva addomesticare dal bisogno di compiacere chi aveva potere intellettuale e politico in quel tempo. Da qui i suoi famosi scontri con i pittori, i poeti e gli artisti suoi contemporanei. Altro tema portante della sua scrittura era la libertà del corpo della donna. Beatrice nei suoi articoli femministi denunciò l’urgenza di andare contro le donne e gli uomini che spingono le giovani ad accettare come ineluttabile il destino biologico del parto e della maternità. Odiò le convenzioni sociali e prese posizioni sempre fuori dal coro, opponendosi a ogni regola che potesse schiacciare la libertà di scelta delle donne. Scrisse pagine eccellenti, dove spiegava come e quanto le donne anziane siano complici di questo asservimento delle fanciulle ignare costrette ad andare verso la maternità e il matrimonio, senza nessuna consapevolezza del martirio politico e sociale a cui erano destinate.

Il suo diventerà un destino tragico – morì suicida dopo una lunga malattia – ma non si paralizzerà davanti ai suoi detrattori e ai suoi finti amici. La sua scrittura era eccessiva, straripante, indice di una ribellione radicale, di un’inquietudine che non la abbandonava mai. L’iperbole, l’invettiva, l’affermazione ironica e sarcastica furono le sue strategie stilistiche per colpire e scandalizzare, per provocare una vertigine, un cambiamento del punto di vista tradizionale e così emancipare le donne e gli uomini da ogni canone tradizionale, da ogni stereotipo di genere. La giornalista militante prese spesso il sopravvento sul condominio spirituale di anime di Beatrice. Nei suoi articoli femministi “Il peggior nemico della donna è la donna” e “Donna , creditrice dello Stato”, apparsi sul The New Age, denunciò la logica patriarcale dello Stato, proponendo un suo femminismo dove autobiografia, politica e antropologia si intrecciavano in un pensiero potente e trasgressivo, affermando il diritto alla scelta del proprio destino, il diritto alla libertà, il diritto al lavoro, il diritto al voto, il diritto alla sessualità libera e consapevole, il diritto al divorzio, il diritto alla giusta retribuzione salariale.

Denunciò lo Stato perché era in debito con le donne, per il sacrificio assoluto che impone, senza nemmeno ringraziare, ottundendo la facoltà di essere coscienti della mortificazione pubblica e sociale che chiede. Non ci furono confini netti tra scrittura letteraria e militanza politica. L’ansia di mondo, come lei stessa dichiarò, le permise di esplorare ogni tempo e ogni spazio, attraverso un’inquietudine che si incarnava in un’instancabile ricerca di senso e di significato.  Lo slancio vitalistico la rende indomabile scrittrice. Il flusso di coscienza, la forma diaristica, la fiaba femminista, il mito trasformato, l’articolo di giornale, ogni sua espressione intellettuale e creativa diventò incarnazione della sua volontà di cambiamento. Rifiutava a oltranza ogni zona comfort per essere coerente con se stessa, con la donna che voleva essere.

Ultima riflessione su questa emblematica figura di donna è la sua ricerca tra materialismo e spiritualità, ambito a cui dedicò molte energie. Teosofa, praticò l’occultismo, l’astrologia, lo sciamanesimo, la scrittura automatica in modo ossessivo, dal 1924 fino agli anni Trenta, dimostrando come il suo pensiero potesse spaziare senza nessun ideologismo tra i temi della giustizia sociale fino alla tensione mistica e spirituale, stressando così ogni possibile confine, fino a rischiare di essere considerata folle. Prese subito posizione contro il capitalismo colonialista. Non poteva trovare delle alleanze all’interno di queste associazioni culturali legate all’aristocrazia borghese elitaria e viziata, né gli elementi di questi club potevano accettare posizioni politiche così radicali. Il giornale The New Age restava, quindi, la sua piattaforma politica e intellettuale e da questo osservatorio lanciava le sue feroci invettive. La storia di Beatrice/Alice è vicina a quella di alcune sue contemporanee, intellettuali, poetesse e scrittrici, che riuscirono come lei a superare questi diktat interni sperimentando un comportamento controcopionale necessario per liberarsi dalla programmazione educativa di quell’epoca. Un’artista a tutto tondo, che non dobbiamo dimenticare.

Le sue opere pubblicate in inglese e in italiano:

Beatrice Hastings, Whited Sepulchres, Londra, The New Age, 1909.

Beatrice Hastings, Woman’s Worst Enemy: Woman, Londra, The New Age, 1909.

Beatrice Hastings, Pages from an unpublished novel, Londra, The New Age, 1912.

Beatrice Hastings, Feminine Fables, Londra, The New Age, 1916.

Beatrice Hastings, The pic-nic of the babes in the wood – A Psychic diary, The Straight Thinker, 1933.

Beatrice Hastings, Madame Six, London, The Straight Thinker, 1932.

Beatrice Hastings, The Old “New Age”—Orage and Others, Blue Moon Press, 1935.

Beatrice Hastings, Defence of Madame Blavatsky, Hastings Press, 1937.

 

Traduzioni in italiano

Beatrice Hastings, Woman’s Worst Enemy: Woman, a cura di Maristella Diotaiuti, traduzione di Carolina Paolicchi, seconda traduttrice, Elena Alibrandi, Pisa, AstArte Edizioni, 2022, ISBN 979-12-80209-15-3.

Maristella Diotaiuti e Federico Tortora, Fiorilegio delle opere di Beatrice Hastings, in Beatrice Hastings. In full revolt, traduzione di Matilde Cini, Livorno, Caffè letterario Le Cicale Operose, ISBN 979-12-200-5946-6.

Beatrice Hastings, Sepolcri Imbiancati, a cura di Maristella Diotaiuti, traduzione di Matilde Cini, Lecce, Terra d’ulivi Edizioni, 2024, ISBN 979-12-80766-82-3






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