Un ponte per il cambiamento

Semia, il fondo italiano a sostegno del movimento femminista

Un ponte per il cambiamento

29 Ottobre 2024

di Miriam Mastria e Paola De Leo

L’idea di creare un fondo femminista in Italia nasce da un incontro, un’analisi e un’evidenza: il movimento femminista italiano, ricco di storia, determinato e chiaro nelle sue aspirazioni è per altri versi debole, sotto finanziato e poco connesso sia al suo interno che con i movimenti internazionali. In questa situazione, le organizzazioni che lo compongono hanno spazi limitati e scarse risorse per far sentire la propria voce e influenzare la società in un paese che sembra marciare all’indietro nel raggiungimento dell’uguaglianza di genere e della giustizia sociale.
Semia nasce dall’incontro di un gruppo di donne, attiviste, femministe e professioniste del terzo settore provenienti da esperienze molto diverse che, consapevoli della situazione stagnante dei diritti nel nostro paese, hanno individuato nel «fondo femminista» uno strumento efficace per rafforzare il movimento. L’azione dei fondi femministi ha avuto, infatti, in molti paesi, risultati importanti di sostegno dei movimenti locali. Oggi, circa 40 fondi femministi operano nel mondo, di cui 12 in Europa. Dunque, perché non provare in Italia?
Negli anni ‘70, l’Italia è stata un faro per il femminismo internazionale sia per lo sviluppo teorico che per gli incredibili traguardi raggiunti nel migliorare la vita delle donne italiane e nel rafforzarne la coscienza dei propri diritti. Tuttavia, oggi, le attiviste e le associazioni italiane debbono affrontare grandi difficoltà. Pur offrendo servizi cruciali e sviluppando iniziative a sostegno della comunità e pur continuando a promuovere gli ideali validi di una effettiva uguaglianza tra i generi, non ricevono sufficiente supporto istituzionale e spesso vivono nell’incertezza dell’autofinanziamento. E tanto meno ricevono il sostegno dalla filantropia privata, che spesso non riconosce sufficiente urgenza alla causa dei diritti delle donne o che si preoccupa troppo di dibattere se il termine «femminismo» non comporti rischi di «derive ideologiche».

Un ponte per il cambiamento 

In un paese come l’Italia, dove si guarda spesso all’uguaglianza di genere come un tema di «protezione e difesa» delle donne* piuttosto che di empowerment e di diritti, e dove il patriarcato è profondamente radicato nella società e nella politica, le organizzazioni femministe faticano a sradicare le radici profonde delle disuguaglianze. Inoltre, la chiusura di spazi di autodeterminazione e gli approcci meramente «assistenzialisti» nei confronti delle donne* hanno spesso influito sul carattere di queste realtà, indebolendo la loro natura dirompente, audace e rinnovatrice. Il fondo femminista si propone come un alleato essenziale per il movimento femminista, convogliando risorse economiche verso le necessità e le priorità delle associazioni locali.

Un nuovo approccio alla filantropia in Italia

Semia non si limita a offrire risorse economiche: il fondo lavora anche per costruire le capacità e creare opportunità di rete e connessione. L’obiettivo del fondo femminista è di rafforzare le organizzazioni e i collettivi, dotandoli delle competenze operative e strategiche necessarie per lavorare in modo più sostenibile. Si vuole offrire, quindi, in aggiunta al supporto finanziario, anche un programma di formazione specifico che mira a fornire strumenti in aree come la raccolta fondi, la comunicazione e l’advocacy, la strategia e l’amministrazione interna. Il supporto finanziario, poi, non è pensato solo per progetti e attività ma, anche per costi di struttura, per risorse umane, digitali e amministrative, tutti costi che sono scarsamente ammissibili nei bandi pubblici o di altri enti nazionali. Abbiamo lanciato il primo Bando di Erogazione Contributi e Formazione 2024 con risorse limitate. Ma abbiamo ricevuto l’interesse di oltre 140 piccole e medie organizzazioni. E questo ci fa desiderare fare di più in sostegno di chi si batte ogni giorno a difesa e promozione dei diritti delle donne, delle ragazze e delle persone trans e non binarie in Italia.
Ma è una grossa sfida e una strada difficile anche per noi. Ad oggi siamo finanziate quasi esclusivamente da fondazioni che promuovono l’eguaglianza di genere a livello europeo e il nostro lavoro sarà di convincere la filantropia italiana che l’approccio funziona e che merita un investimento. Vorremmo anche convincere il pubblico italiano a partecipare di più nello sforzo di emancipazione di questo paese, che non può che passare per la realizzazione dell’empowerment femminile e per il perseguimento della giustizia sociale. Sono obiettivi ambiziosi ma noi crediamo che si possa e si debba provare.






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