Un reato tutto per noi

Il «salvavita» del governo fascista solo per donne biologiche, già morte

Un reato tutto per noi. Il «salvavita» del governo fascista solo per donne già morte
criminalizzazione della qualunque è gratis

14 Marzo 2025

Ergastolo per “chiunque” uccide «una donna».  Il femminicidio come reato autonomo è il regalo di questo governo per l’8 marzo. Insomma, finalmente un reato tutto per noi. Noi chi? Le donne cosiddette biologiche, o anche le transgender? Vista la conclamata ostilità delle forze di governo per la fantomatica ideologia gender, per cui a scuola non si deve insegnare né l’educazione sessuale né quella di genere, è lecito supporre che solo alle donne nate donne (per citare Cavarero) sia dedicato il privilegio di veder punito con l’ergastolo chi le ammazza.

Un regalo a costo zero, naturalmente, che si aggiungerebbe alla caterva di nuovi reati già inventati da questo governo e a quelli contenuti nel nuovo ddl sicurezza se venisse approvato. Perché le politiche sociali e culturali costano, e non portano consenso, mentre la criminalizzazione della qualunque è gratis e a molti e, purtroppo, molte piace, non necessariamente perché credono che criminalizzare qualcosa o aumentare le pene per reati già esistenti serva effettivamente da deterrenza, ma perché sono contenti e, soprattutto, in questo caso, contente perché si dice che quel certo comportamento o fenomeno è un “male” infine riconosciuto, attraverso il penale, erga omnes.

Finalmente nel diritto penale si nominano le donne! Così, infatti, questo schema di disegno di legge è stato salutato da molte femministe. Tralascio le questioni più propriamente giuridiche, tra cui la probabile incostituzionalità di una norma ad hoc (cfr. invece Virgilio, 2025), per commentare una postura che integra assai bene ciò che definisco femminismo punitivo, ossia quelle mobilitazioni che, in nome della difesa delle donne dalla violenza di genere, chiedono nuovi reati o aumenti di pene per reati già esistenti. Il femminismo punitivo, dimentico della sana diffidenza rispetto al diritto in generale e a quello penale in particolare di molto femminismo degli anni 70 e 80 del secolo scorso, sembra essere stato catturato dal senso comune punitivista imperante da ormai più di trenta anni, secondo cui la soluzione principe di tutto ciò che viene considerato problematico è la criminalizzazione. Mi riferisco alla richiesta (accettata con entusiasmo da questo governo) di fare della gestazione per altre persone un “reato universale” e di punire i clienti del lavoro sessuale (cosa che equivale ad una criminalizzazione del lavoro sessuale stesso e di chi lo svolge).

A parte che queste mosse avallano e supportano di fatto il governo più di destra della storia repubblicana, si ignora o si preferisce ignorare quanto la giustizia penale sia classista, razzista e sessista, e quanto poco le pene servano da deterrenza, specie per questo tipo di reati. Non è che omicidi e femminicidi siano, per esempio, diminuiti negli Usa perché lì vige la pena di morte. Al contrario, la violenza e crudeltà del sistema penale contribuiscono a moltiplicare violenza e crudeltà nella società sia contribuendo alla produzione di un senso comune secondo cui ad ogni problema si risponde con la massima severità penale, sia legittimando così le pulsioni sociali più vendicative. L’ergastolo, che è la pena per l’omicidio, dovrebbe piuttosto essere abolito, in primo luogo perché è una pena incostituzionale, visto che l’art.27 della Costituzione dice che la pena deve tendere alla rieducazione del condannato, e poi perché costituisce un trattamento crudele e disumano.

Per quanto terribile sia anche un solo femminicidio, le statistiche dicono che per fortuna questo tipo di omicidi è in calo, così come lo è il tasso di omicidi complessivo: siamo uno dei paesi al mondo in cui se ne commettono di meno, a dispetto degli allarmi sicurezza diffusi costantemente da governi e media. I femminicidi, e le violenze maschili contro le donne in generale, si contrastano non attraverso una cultura punitiva, ma, semmai, con strumenti come quelli osteggiati dalle destre, ossia l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole, politiche sociali che riducano la dipendenza economica di molte donne dai loro partner (vedi non solo il vituperato reddito di cittadinanza, ma anche il cosiddetto reddito di libertà per le donne vittime di violenza maschile, già abbastanza miserevole, ma neppure elargito per tutto il 2024), il sostegno alle case anti violenza.






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