Un’amicizia
Parcours dans l’oeuvre de Leonor Fini
Il ruolo delle artiste nella società e nella cultura. Una mostra a Milano
Leonor Fini è un’artista che appartiene a un contesto culturale e di formazione molto particolare. Pur essendo nata in Argentina, dopo varie vicissitudini torna a Trieste con la madre Malvina. La Trieste di primo Novecento è una realtà mitteleuropea, un crocevia di popoli, lingue, culture. Leonor si nutre e si forma in questo contesto cosmopolita, fino al momento in cui, come lei stessa affermava “Parigi la chiama”, qui approda avendo già intrecciato legami importanti con artisti del tempo tra cui Man Ray, Dalì, Clerici e molti altri. Con lei Stanislao Lepri prima diplomatico e poi a sua volta pittore e da lì in breve Constantin Jelenski (Kot), raffinato letterato e fondamentale vettore della diffusione della narrativa polacca in Francia.
Leonor partecipa a molti di questi ambiti restando una figura fondamentalmente indipendente per spirito, per formazione e per interessi.La mitologia, la cultura classica, il Rinascimento, il Barocco italiano, unitamente al Manierismo, all’espressionismo segnano il suo modo singolare di dipingere, di fare arte.
Ci siamo incontrate nel 1987 a seguito di una sua bellissima esposizione al Luxemburg, lavoravo al testo di Gilles Deleuze su Francis Bacon e quella mostra mi rapì, mi precipitò nelle mie fantasie, nei miei più amati riferimenti culturali, ma soprattutto nella mia infanzia. Iniziai a scrivere a partire da quei quadri che mi restituivano un presente ancora abitato dalla meraviglia e decisi di incontrala e di proporle il mio lavoro. Arrivai al n. 1 di rue de la Vrillière a Parigi in una casa bellissima piena di maschere, costumi, arredata come le case della mia infanzia piena di quadri e di gatti, venni accolta in un salone da Jelenski e lei arrivò maestosa, ma al contempo timida, mi osservava, avevano letto il mio progetto e lo avevano accolto, ci imbarcammo per quella che sarebbe stata un’avventura e una amicizia durata sino alla sua scomparsa.
Ero meno sola, questa donna libera, creativa, intelligente mi restituiva quanto pensavo che non avrei più ritrovato, per scrivere, per incontrarla stavo spesso da lei a Parigi o a Saint Dyé sulla Loira, la vedevo dipingere, raccontavamo di miti leggende, incontri, vedevamo film, mi sosteneva e io ripresi temi e percorsi un po’trascurati dall’altra mia parte diligente e impegnata, troppo impegnata. Nacque così il libro che si intitolerà Parcours dans l’oeuvre de Leonor Fini, edito da Trinckvel nel 1989. In quel libro riuscivo a percorrere, attraverso i suoi quadri diversi temi del mito, dell’androgino, delle metamorfosi.
Nel quadro Heliodora del 1964 sono rappresentati in sintesi molti di questi elementi, una figura attraversa la soglia con una chioma fiammeggiante, la postura altera, sicura di dover/poter compiere quell’attraversamento. Nei diversi periodi della sua produzione artistica molti movimenti si susseguono, il colore diventa preponderante rispetto al disegno, soprattutto dagli anni Ottanta maschere e volti segnano l’inquietudine di una nuova ricerca, si tratta di “gradi” ciascuno in sé compiuto, che parlano di un infinito rito di iniziazione, i corpi sprofondano nel colore rievocando importanti quadri degli anni Cinquanta e Sessanta, come nel caso de L’Amitié, del 1958 o del La Toilette inutile, del 1964. È un vorticare intorno a temi antichi, ma che si trasfigurano nel presente. Come in Les Thermes des méduses (cui Leonor mi permise di dare il nome) del 1987.
I numerosi volti dipinti sul finire degli anni Ottanta scrutano nell’abisso, spesso le bocche sono digrignate, i colori diventano materia oscura e perturbante. Le maschere non velano più il susseguirsi delle perdite, l’incombere della morte. Ma l’arte di Leonor Fini continua a “giocare” con i piani molteplici della creazione. In quegli anni il grande letto della sua camera si era trasformato in una sorta di zattera, isola, attorno a lei gatti, fotografie, acquarelli costruivano questo luogo dove continuavamo a parlarci con la complicità di chi condivide tante passioni.
La Mostra tenutasi a Milano a Palazzo reale, IO SONO LEONOR FINI curata da Tere Arcq e Carlos Martín, e l’incontro organizzato il 19 giugno dal Dipartimento di Arti Visive di Naba: LES MUSES INSOUMISES. LEONOR FINI E LE ARTISTE SURREALISTE con la partecipazione mia e di Marco Scotini, Antonella Huber, Elvira Vannini, Con reading group, set display e interventi artistici e performativi degli studenti, hanno voluto restituire a questa artista straordinaria un ambito di riferimento più vasto anche in Italia, paese che non sempre aveva saputo riconoscerla.