Voi Pro-Vita noi Pro-Vibra

I movimenti anti scelta lanciano una campagna che fa leva su una teoria che non esiste e che punta a togliere spazi di cittadinanza e diritti a chi non risponde al modello eterosessuale patriarcale e a quello delle famigliole in stile Mulino Bianco.

Voi Pro-Vita noi Pro-Vibra
pro vita, no party. autodeterminazione sempre

05 Maggio 2025

“No alle drag queen in classe”  “Stop all’ideologia woke”

Proteggeremo a tutti i costi il diritto dei bambini di vivere serenamente la bellezza dell’infanzia, lontana da questa visione che li vorrebbe schiavi di una iper-sessualizzazione”.

Sono ben 50 i manifesti per la campagna “mio figlio no” in difesa della libertà educativa dei genitori e contro l’introduzione di progetti Lgbt nelle scuole, ma l’egemonia woke dilaga nella Capitale, la Roma arcobaleno di Gualtieri oscura la campagna di Pro Vita e Famiglia e i manifesti anti-gender vengono rapidamente rimossi dalla città in maniera solerte nel giro di poche ore.. Jacopo Coghe, classe 1984, sposato e padre di 6 figli, portavoce di Pro Vita e Famiglia tuona: “Regime totalitario in atto, contro cui padri e madri continueranno ad opporsi. Faremo ricorso”.

Le affissioni sono state giudicate “segnate da stereotipi nella rappresentazione della comunità lgbtqia+, rappresentata come minaccia e dannosa per lo sviluppo dei bambini e dell’infanzia”.

Anche a Cesena l’assessora comunale alle politiche delle differenze Giorgia Macrelli è intervenuta in merito ai manifesti affissi nei giorni scorsi dall’associazione culturale Michele Arcangelo e dall’associazione Pro Vita e Famiglia, manifesti che ritraggono il presidente statunitense Donald Trump e riportano una sua frase: “Impedirò la mutilazione chimica dei giovani causata dall’ideologia gender”. A questa si aggiunge anche un invito rivolto in ambito nazionale: “Il governo italiano prenda esempio”. Manifesti che, come ha riportato il Resto del Carlino, hanno suscitato la rabbia della comunità Lgbtqia+ e non solo. Ma l’assessora Macrelli pur pensando che il messaggio sia sbagliato, decide che non può rimuoverli perché va rispettata la libertà di opinione.

Mentre a Rimini, a soli 40 km di distanza, l’affissione non è stata autorizzata perché il messaggio sembra essere un po’ troppo discriminatorio. Solo un po’ troppo, ma almeno..

E ancora: “La campagna di affissioni anti-gender in corso a Pescara, così come in molte altre città italiane, è perfettamente legittima, e le contestazioni di una presunta violazione dell’articolo 23 comma 4 bis del Codice della Strada sono totalmente infondate, dato che il contenuto delle immagini non è minimamente lesivo od offensivo di alcuna persona, quella disposizione si riferisce solo alle pubblicità commerciali e non alle comunicazioni sociali come la nostra… Pertanto rispediamo al mittente le accuse del collettivo trans-femminista “Rosa Fucsia”, volte solo a pretendere una censura politica di opinioni diverse dalle proprie degna di un regime totalitario e in contrasto con la libertà di manifestazione espressamente tutelata dall’articolo 21 della Costituzione”. Così in una lunga nota Carola Profeta, referente per l’Abruzzo di Pro Vita e Famiglia, risponde alle accuse giunte dal collettivo Zona Fucsia (si chiama così e non Rosa Fucsia!).

Le affissioni riportano tre frasi che secondo i Pro Vita e Famiglia sono riferite a casi realmente accaduti: “Oggi a scuola un attivista Lgbt ha spiegato come cambiare sesso – Giulio, 13 anni”; “Oggi a scuola ci hanno letto una favola in cui la principessa era un uomo – Anna, 8 anni”; “La mia scuola ha permesso anche ai maschi di usare i bagni delle femmine – Matilde, 16 anni”.

E Carola Profeta dalla sua pagina facebook si indigna moltissimo e cita proprio papa Francesco, a soli due giorni dalla sua scomparsa, ricordando che “..fu proprio lui a dire e scrivere con fermezza che le teorie gender esistono e che l’indottrinamento gender è come il nazismo.”

Dio, Patria e Famiglia”, è la linea politica di Giorgia Meloni che si urlava “donna, madre e cristiana”.
Siamo in un’era dove convivono supertecnologia e amalgama tra religione e potere, dal nazionalismo cristiano dell’ungherese Orban che vieta il gay pride e prende di mira le persone transgender, al cattolico polacco Morawiecki che vuole la pena di morte. Dal fondamentalismo della destra ipersionista israeliana che stermina i palestinesi, agli integralisti islamici nello stato iraniano e nel regime talebano che vieta alle donne l’accesso alle università. Dal presidente dell’Argentina Milei che ha accostato l’omosessualità alla pedofilia e si è scagliato contro “il virus mentale dell’ideologia woke” definita come il “cancro” della società, al suprematismo indù che sostiene il premier Modi in India dove la violenza domestica è dilagante e dove ogni 15 minuti una donna denuncia uno stupro. Fino al presidente Trump, già condannato per abuso sessuale, che si sente investito da Dio nella missione di rendere l’America great again e così ora la politica ufficiale del governo degli Stati Uniti prevederà l’esistenza di due soli generi, maschile e femminile. La seconda era Trump sta cancellando molti diritti Lgbtqia+ conquistati negli anni: si va dal taglio dei fondi ai programmi di assistenza medica all’accoglienza nei rifugi per le vittime di abusi; dalla modifica ai documenti di identità alla sospensione dei fondi per le terapie, fino a nuove regole per il servizio nelle forze armate.

I cartelloni Pro Vita sono stati rimossi perché diffondevano messaggi omofobici, transfobici e discriminatori sotto la maschera della “libertà di opinione”.

Contenuti lesivi e stereotipati, una campagna costruita per alimentare confusione o meglio omolesbotransfobia verso persone e famiglie, diverse da quella tradizionale, che sono già da tempo una realtà.

Nella loro campagna parlano di “libertà educativa”, ma diffondono disinformazione e tentano di criminalizzare un’educazione per il rispetto, una scuola dove nessuno possa sentirsi sbagliato per quello che è.

Anti-gender, anti-scelta, sia a livello italiano che internazionale c’è una mobilitazione di una compagine variegata di soggetti politici e religiosi ben organizzati e ben finanziati.

Il campo neoconservatore si riconfigura, i gruppi anti-choice – chiamandoli per quello che davvero sono: anti-scelta – hanno imparato l’arte di manipolare il linguaggio, incorniciando la loro ideologia con termini come “dignità umana” e “diritti” per dare alle loro narrazioni dannose un’aria di autorità morale.

Serve un pensiero femminista e intersezionale che spazzi via maschi e femmine incastrati in strutture culturali antiche come la preistoria, è ora di amplificare le voci transfemministe, rivendicando il linguaggio dei diritti umani radicati nell’uguaglianza e nell’autodeterminazione, tutto dipende dalla nostra capacità di opporci a questa agenda distorta e di riscrivere le regole del gioco.
Perché no, l’odio non è un’opinione.






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